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Per un pugno di link: quello che scrivono gli altri

di Gabriele Rosso 29 set 2018 0

Il critico che parla di sé attraverso il vino, polli senza cervello (che non soffrono), le mense cinesi che hanno ucciso 30 milioni di persone, vegani di città.

Le cose più interessanti che ho letto sul web negli ultimi giorni.

Il vino non parla. Me ne sono fatto una ragione
Lettura svelta e leggera nella sua venatura ironica, quella del pezzo pubblicato da Pietro Stara sul suo blog. Devo premettere la mia platonica infatuazione per la penna "stariana", ormai risalente a qualche annetto fa. E devo svelare il motivo per cui questo post mi ha colpito in modo particolare: ha la capacità di affrontare in modo scanzonato un tema di estrema profondità, senza banalizzarlo. Sottotraccia leggo infatti la questione del racconto e della descrizione del vino, oggi spesso ostaggio di una pulsione esibizionista da parte dei raccontatori e dei descriventi, che sovente fanno sfoggio di un vocabolario cervellotico con l'intento di distinguersi da una massa affollata di scrittori vinosi, o di stupire facendo bella mostra della propria erudizione. E il vino? Se ne sta lì, zitto zitto, in attesa di essere bevuto, mentre il critico di turno parla di sé facendo finta di parlare di lui - Vinoestoria

Il pollo senza cervello risolverà il dilemma dell'onnivoro?
Ora, la bioetica è una cosa seria, studiata ad altissimi livelli, discussa, maltrattata. Questo articolo di Massimo Sandal è da leggere perché affronta questioni bioetiche legate all'allevamento animale e alla dieta carnivora ponendo un bel po' di domande e alimentando dubbi. Si parla di vegani, di animali incapaci di sentire il dolore, di corpi umani creati soltanto per fornire organi da trapiantare. Dopo averlo letto non capisco ancora da che parte sto: non credo nella soluzione razionale-ingegneristica, non credo nemmeno in un conservatorismo oscurantista dai toni antiscientifici. Un po' come quando si parla di OGM, tra l'altro. Quello che mi spaventa di più, però, è un mondo che ragiona soltanto seguendo criteri utilitaristici. Sarà la mia formazione umanistica a-filosofica, ma non mi sento poi così parente stretto dei filosofi che, come sottolinea il pezzo, propongono di fare dei polli delle macchine da carne - Esquire

OLTRE CONFINE

The Mandatory Canteens of Communist China
Correva l'anno 1958 quando Mao Zedong, leader indiscusso della Repubblica Popolare Cinese, nel tentativo di trasformare radicalmente il sistema agricolo nazionale in senso cooperativo, centralizzato e razionalizzato, impose il divieto alle comunità rurali di avere una cucina privata, e agli agricoltori di mangiare da sé a casa. Creò quindi un esteso e capillare sistema di mense collettive, che avrebbero dovuto monopolizzare i rifornimenti di derrate alimentari e sfamare milioni di bocche. Il risultato? Una delle peggiori carestie che abbia mai investito la Cina, che causò circa 30 milioni di vittime. 30 milioni. Obiettivamente non so se c'è una morale, in questa storia. Forse che una certa fame di ingegnerizzazione del nostro sistema alimentare (si veda articolo sopra) si deve inevitabilmente scontrare con una realtà dalle mille sfaccettature e implicazioni, ed è destinata a produrre catastrofici fallimenti. Forse. O forse la morale non c'è, ma il pezzo di Hunter Lu rimane comunque molto interessante - Gastro Obscura

«Le mouvement végan ne va pas reculer»
Breve intervista di Pierre Carrey a Elodie Vieille Blanchard, presidente dell'Associazione vegetariana di Francia e autrice del libro Révolution végane. Serve principalmente per capire lo stato dell'arte sul veganesimo e sul vegetarianesimo francesi. E per introdurre un tema interessante: l'idea, che esce dalle parole dell'intervistatore, che a oggi il veganesimo sia un fenomeno radicato principalmente tra le elites urbane. Un dato che ad alcuni sembrerà scontato, intuitivo, già più o meno noto. Così come sembrerà scontato, intuitivo, già più o meno noto il fatto che oggi il fenomeno starebbe avanzando anche in provincia grazie al web e sulla scia dei negozi che vendono prodotti bio. Questo perlomeno è quanto sostiene l'intervistata - Libération

IN PILLOLE

Come un incredibile panino al Pesce Spada è diventato il simbolo di questa cittadina calabrese
Un articolo molto bello di Roberta Abate sul piccolo paesino calabrese di Scilla, su un panino e sulle tradizioni locali, che non si sa bene chi le abbia fondate anche se sono giovanissime - Munchies

How to Actually Eat Like a Local While Traveling
Una serie di consigli per scoprire il meglio dell'offerta gastronomica locale quando viaggiamo lontano da casa e/o all'estero - The New York Times

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