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Per un pugno di link: quello che scrivono gli altri

di Gabriele Rosso 28 lug 2018 0

Il prezzo del cibo a poco prezzo, Jonathan Gold e la scrittura gastronomica, è nato prima il pane dell'agricoltura, il compositore sceglie la musica per il suo ristorante preferito.

Le cose più interessanti che ho letto sul web negli ultimi giorni.

I discount mettono all’asta l’agricoltura italiana
Rimane il tema in assoluto più importante e al tempo stesso quello meno discusso nel mondo del cibo: quello del prezzo. Sì perché non fa figo continuare a dire a un pubblico inebetito dal vasetto di pomodoro a 39 centesimi di euro (e sottolineo: inebetito) che il risparmio che sta portando a casa ha un altro prezzo, molto più alto di quello che si potrebbe pagare per un vasetto di pomodoro artigianale in una piccola bottega. I famosi costi collaterali per il cibo a poco prezzo, quelli che Stefano Liberti e Fabio Ciconte evidenziano in questo bellissimo pezzo pubblicato su Internazionale, sono enormi: in primis però mettiamoci pure lo sfruttamento dei lavoratori a beneficio delle grandi imprese della GDO. Gli stessi lavoratori che gioiscono inebetiti (e ripeto: inebetiti) di fronte al vasetto di pomodoro a 39 centesimi. Un cane che si morde la coda, no? Il capolavoro di questo capitalismo alimentare (e non solo) aggressivo e non regolamentato. Però dai, vuoi mettere il vasetto di pomodoro a 39 centesimi? - Internazionale

Come Jonathan Gold ha trasformato il food writing
Il noto e celebrato critico gastronomico losangelino ci ha lasciati anzitempo. Qui da noi non lo conosceranno in molti, ed è pienamente comprensibile. Però vale la pena soffermarsi sul personaggio perché ciò che ha fatto Jonathan Gold per la scrittura gastronomica ha un valore enorme, e in qualche modo si porta dietro una lezione che tutto il mondo della scrittura gastronomica italiana dovrebbe studiare a memoria. Come ha ricordato Dana Goodyear sul New Yorker, Gold «era prima di tutto un pensatore, e in secondo luogo un mangiatore, che pianificava le sue incursioni da performance artist, quale era diventato». E ancora: «Con un senso dell’umorismo degno di John Milton (una volta ha paragonato la carne che traboccava da un tacos a “Beyoncé in una tutina stretta”), e una gamma di riferimenti che spaziavano dalla letteratura all’arte contemporanea fino alla musica pop, Gold ha liberato la recensione dei ristoranti dalle sue costrizioni». Lo scrive Anna Momigliano nel pezzo: Gold ha imbastardito il genere e insieme alzato l'asticella. Proprio quello di cui avremmo bisogno qui da noi, no? - Rivista Studio

OLTRE CONFINE

14,000-Year-Old Piece Of Bread Rewrites The History Of Baking And Farming
Ammetto che il mio interesse per le notizie di carattere storico-antropologico-archeologico sul mondo del cibo e dell'alimentazione deriva da una deformazione studentesca (più che professionale). Fatta questa doverosa (davvero?) precisazione, l'articolo in questione, firmato dalla food writer Lina Zeldovich, è da leggere perché racconta di una scoperta che potrebbe rivoluzionare il modo in cui abbiamo pensato il rapporto tra alimentazione e sviluppo umano fino a oggi. Se la vulgata dominante diceva che le tecniche di cucina più complesse (come la panificazione) avrebbero seguito l'introduzione dell'agricoltura nelle società, ora pare che così non sia. Alcuni resti ritrovati in Giordania e risalenti a 14.000 anni fa dimostrerebbero che panificavano, e con un buon grado di complessità tecnica, anche le popolazioni nomadi pre-agricole. Wow - NPR

Annoyed by Restaurant Playlists, a Master Musician Made His Own
Altra deformazione, in questo caso del tutto "privata": la musica. Mi pare innegabile che la musica possa influire a fondo sugli stati d'animo delle persone, e ho sempre pensato che così come un bel paesaggio fuori dalla finestra può influire sulla nostra valutazione di un piatto, di un bicchiere di vino, o dei lineamenti della persona che abbiamo di fronte, allo stesso modo può farlo una particolare melodia. La notizia qui è che nientepopodimenoche Ryuichi Sakamoto, uno dei musicisti più importanti al mondo, stufo di mangiare nel suo ristorante preferito di New York con il sottofondo di una playlist musicale spiacevole e poco adatta al locale, è andato dal cuoco e gli ha proposto di curare lui (in persona!) una nuova playlist. In questo bell'articolo c'è il racconto di questa storia. Da leggere, e rileggere - The New York Times

IN PILLOLE

Se questo è prosciutto. Nuova investigazione mostra le gravi violazioni negli allevamenti italiani di maiali
Lo so, fa male vedere e sentire cosa c'è dietro quello che finisce nel nostro piatto. Ma è doveroso informarsi e togliere il velo di ipocrisia che ricopre il nostro sistema alimentare - Lifegate

The Gulp War
La storia (lunga) della più grande degustazione di acque al mondo - Eater

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