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Per un pugno di link: quello che scrivono gli altri

di Gabriele Rosso 21 lug 2018 0

La bufala sulla guerra al cibo italiano, parlare seriamente degli insetti come alimento, come si finanziano le nuove guide Michelin, lo Champagne al passo coi tempi.

Le cose più interessanti che ho letto sul web negli ultimi giorni.

L’ONU non ha dichiarato nessuna guerra ai prodotti italiani
Sono un affezionatissimo lettore de Il Post da tempo. In passato ho pure avuto l'onore di scriverci qualche articolo. Dico onore perché uno degli aspetti che più mi convincono della sua linea editoriale, oltre al fatto di essere molto chiaro e comprensibile (dice niente il concetto di "spiegato bene"?), riguarda il grande lavoro di fact checking che fa la sua redazione, che riesce spesso a smontare alcune delle bufale che più circolano sui nostri giornali. Sì, perché una delle verità più volte scoperchiata da Luca Sofri & soci è che sono prima di tutto i nostri grandi quotidiani a diffondere notizie false. Ne è un esempio lampante quanto successo con la bufala dell'ONU che vorrebbe fare guerra ai prodotti di eccellenza del Made in Italy perché grassi e poco salubri, con tanto di minaccia di imporre tasse ed etichette in stile pacchetti di sigarette "nuoce gravemente alla salute". Una notizia praticamente inventata a partire da un articolo de Il Sole 24 Ore,e che ha scatenato gli animi e le reazioni di pancia di un Paese (non l'unico, eh...) ormai abituato a pensare con la pancia e a rincorrere le polemiche più becere e le falsità più idiote. Mi preme sottolineare come l'allarmismo in tema di cibo è una delle cose che più funziona: perché a tavola siamo nazionalisti indefessi (al limite del ridicolo), e perché le paure da insicurezza alimentare ci angosciano più di tante altre, si veda la questione olio di palma - Il Post

In che modo ci abitueremo a mangiare insetti
Niente di nuovo sotto il sole: questa storia degli insetti che entreranno a far parte dei nostri regimi alimentari viene agitata ciclicamente a mo' di spauracchio, vuoi perché ci sembra curiosa, e hai presente quanti click?, vuoi perché agita di nuovo nazionalismi gastronomici assortiti (i messicani mangiano insetti, i cinesi mangiano cani, gli africani mangiano... ah no, fanno la fame). Questo pezzo di Sarah Scaparone ha il grandissimo merito di non indugiare nella ricerca dell'effetto shock (ah, gli insetti, che schifo!), ma di indagare con trasparenza e oggettività un mondo in lenta evoluzione o, all'estero, di forte radicamento tradizionale. Lo stato dell'arte per ciò che riguarda l'Italia è presto fatto: si muove ancora poco. Ma è importante ricordare ogni tanto che mangiare insetti non è un progetto di sostituzione alimentare finanziato da Soros, ma qualcosa di assolutamente naturale e legittimo - Esquire

OLTRE CONFINE

The High Price of a Michelin Guide
Davvero molto interessante questo pezzo di Brenna Houck, che parte dall'annuncio dell'uscita di una guida Michelin dei ristoranti della Corea del Sud per indagare un po' di meccanismi che stanno dietro l'editoria, la critica gastronomica, il turismo culinario e il fantasmagorico mondo della rossa. Insomma, non dovrebbe essere una novità, ma per chi non lo sapesse la guida Michelin negli ultimi anni si è diffusa in svariati angoli del Pianeta, Asia in primis, grazie a una precisa politica di sponsorizzazione messa in atto dagli enti turismo dei Paesi interessati. In soldoni: l'ente turismo della Corea del Sud ha pagato la Michelin per fare una guida dei ristoranti della Corea del Sud, nella convinzione che possa aiutare un certo tipo di turismo ad accorrere da quelle parti. Allo stesso modo si sono comportati altri enti, altre nazioni, altre associazioni... Di qui discendono poi una serie di osservazioni possibili sull'indipendenza della critica, sul peso di certi soggetti privati su quegli stessi enti sponsorizzanti, sul legame tra guida ai ristoranti e promozione del marchio Michelin (gomme per auto) a livello globale. Ciò che ci resta, tuttavia, è la consapevolezza che oggi il mercato editoriale delle guide è ristrettissimo, e per stare in piedi non bastano più le vendite in libreria. Richiediamo trasparenza e indipendenza, ma facciamocene una ragione - Eater

How Climate Change Has Altered the Way Cristal Champagne Is Made
Partiamo da una premessa: Eric Asimov è una delle più felici penne al mondo quando si tratta di scrivere di cose vinose. Devo già averlo detto in passato, ma mi piace essere noioso e ripetitivo. Non a caso scrive regolarmente per il New York Times, non so se mi spiego. Detto questo, è da leggere il suo pezzo sulla maison di Champagne Louis Roederer, un vero gigante guidato oggi da Jean-Baptiste Lécaillon. Da leggere per una serie di motivi. Innanzitutto perché smonta alcuni cliché champagnistici, a partire da quello che vorrebbe le grandi maison porsi più come commercianti di uve che viticoltori. Roederer oggi coltiva direttamente il 70% delle uve che usa, e lo fa seguendo protocolli di viticoltura biologica o, in alcuni casi, biodinamica. Questo perché l'azienda ha capito, in anni non sospetti, che il futuro sarebbe stato del terroir, e non del marchio (non solo). Altro aspetto di estremo interesse, il tema del cambiamento climatico e del necessario adattamento della viticoltura ad esso: comprenderlo vuol dire prendere contromisure, dalle esposizioni dei vigneti alla profondità dell'apparato radicale delle viti. Insomma, dalle parti di Reims qualcuno sta sul pezzo - The New York Times

IN PILLOLE

Come sarebbe una videoricetta girata da Quentin Tarantino
Bello questo progetto del videomaker David Ma. In tempi di indigestione da videoricette ci voleva proprio - Rivista Studio

El código familiar de los hermanos Roca, inmunes al éxito
Ritratto da non perdere della famiglia Roca, "gli intoccabili del Celler de Can Roca", come li definisce José Carlos Capel - El Paìs

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