SOTTOPIATTO News

Per un pugno di link: quello che scrivono gli altri

di Gabriele Rosso 16 giu 2018 0

Cosa dobbiamo pensare (davvero) degli OGM, la riscossa delle osterie, i meal kits nei supermercati, il vero valore di Anthony Bourdain.

Le cose più interessanti che ho letto sul web negli ultimi giorni.

L'OGM è davvero il male? L'ho chiesto a chi studia diritto agroalimentare
Camilla Lucia Rebecca Dalla Bona ha intervistato Maria Vittoria Borghetto, studentessa di diritto alimentare e figlia di panificatore di radicatissima fede biologica. Quello che ne esce non è un trattato tecnico (e con linguaggio da tecnici) sulla questione OGM, ma una chiacchierata comprensibile da tutti, che pone l'accento in modo efficace sui veri nodi problematici legati all'introduzione (o meno) delle colture geneticamente modificate in Italia. Ad esempio, si capisce con chiarezza che il vero problema degli OGM non riguarda tanto la salubrità del cibo così ottenuto, quanto le dinamiche politiche che stanno dietro a tutta la faccenda. Senza entrare nel merito del controllo delle sementi da parte delle multinazionali, Maria Vittoria evidenzia un fatto centrale: «gli OGM sono perfetti, ovviamente solo dal punto di vista economico, per paesi come Stati Uniti, Canada, Cina, che puntano ad avere un commercio globale standardizzato, che mira alla quantità e non alla qualità del prodotto, che investe su monocolture intensive e che ha eliminato qualsiasi legame con l’agricoltura tradizionale. L’Italia si basa invece sul principio opposto, la nostra economia è trainata dal “Made in Italy” ed alimentata da quel mercato di nicchia composto da prodotti di alta qualità strettamente connessi alla morfologia del territorio, all’origine geografica e alle tradizioni agricole italiane.» Insomma, due idee di futuro agricolo e alimentare agli antipodi, due sistemi che spingono in direzioni contrapposte. Se non è politica questa... - Munchies

Vecchia trattoria, nuova trattoria
Un'altra intervista, questa volta di Sarah Scaparone a Luca Iaccarino, riprende un tema oggi diventato frequente oggetto di dibattito, come già successo con l'intervista (la terza citata in poche righe!) di Eleonora Cozzella a Marco Bolasco sulle pagine di Repubblica Sapori: la cucina italiana & le osterie. Oggi è prepotentemente in atto un radicale rinnovamento delle osterie italiane, con alcuni baluardi che rimangono fortemente tradizionali e continuano ad avere successo, e tante novità che stanno dando una pennellata di vernice fresca alla vecchia cucina popolare. Una scena viva come non mai, che è davvero diventata il fulcro della gastronomia italiana, il suo elemento di reale valore e di identità più forte. Insomma, è l'osteria che stimola la cucina creativa, è l'osteria che rappresenta il meglio del nostro modo di essere ai fornelli, è dall'osteria che anche i grandi chef, quelli dell'alta ristorazione, dovrebbero prendere spunto per dare un indirizzo specifico al made in Italy culinario. Molti già lo fanno, e alcuni dei più bravi sono quelli che ci riescono meglio. O no? - Esquire

OLTRE CONFINE

Why Meal Kits Are Going Offline
Come spesso accadde, l'universo alimentare americano se ne sta ad anni luce di distanza dal nostro in quanto a usi e costumi. Ma come altrettanto spesso accade, molte delle tendenze nate e sviluppatesi negli Stati Uniti sono destinate ad arrivare anche da noi. Non so se sarà il caso anche dei meal kit, i box riempiti di ingredienti che contengono anche le istruzioni per cucinarli (e combinarli) al meglio. Sono una scorciatoia per eliminare "la noia" di fare la spesa, al punto che sono nati come servizio di consegna a domicilio. In questo articolo Chason Gordon racconta come il mercato dei meal kit, ormai diventato importante, si stia espandendo anche nei supermercati, in parte contraddicendo la sua natura di facilitatore della spesa. Tra gli spunti interessanti, anche quello che evidenzia come solo il 15-20% di coloro che hanno provato i meal kit con il servizio dell'home delivery poi continuano a farlo - Eater

What Anthony Bourdain Meant to People of Color
Negli ultimi giorni si sono moltiplicati gli articoli su Anthony Bourdain, cuoco, autore di libri (come lo storico Kitchen Confidential) e star televisiva. Il suo suicidio ha scosso il mondo della gastronomia, ma non solo. Mentre in Italia i media meno "attenti" non perdevano l'occasione di usare la sua relazione con Asia Argento come grimaldello per dare risalto alla notizia del suo suicidio, dando dimostrazione di estremo provincialismo, il resto del mondo piangeva il cuoco-viaggiatore con articoli e testimonianze di ogni genere. Per quanto sia importante sottolineare il ruolo fondamentale giocato proprio da Kitchen Confidential per l'esplosione della bolla culinaria dei primi anni Duemila, è nel pezzo di Joumana Khatib che emerge il segreto del successo di Bourdain: il suo raccontare il mondo attraverso il cibo non era un viaggio alla ricerca di stranezze per incuriosire lo spettatore occidentale. Bourdain usava il cibo come vera chiave di comprensione dell'altro, delle minoranze, delle culture lontane, e lo faceva senza banalizzare, ma concedendo proprio alla gastronomia quel ruolo centrale che essa dovrebbe avere. Invece di fare le guerre à la leghiste contro l'invasione dei cibi stranieri, per Bourdain conoscere i cibi stranieri era il modo più semplice per scoprirsi fratelli (o sorelle). E tolleranti - The New York Times

IN PILLOLE

Occhio al cibo
Un editoriale di qualche giorno fa a firma di Davide Paolini che mette in luce una serie di cose sacrosante: tra cui... il fatto che la bolla-cibo sta per scoppiare - Gastronauta

Fact-checking ‘Eating Animals’: What the film gets right and wrong
Tamar Haspel, una delle penne più felici del food journalism americano, sul docufilm Eating Animals, basato sul libro di Jonathan Safran Foer Se niente importa e quindi sull'industria della carne - The Washington Post

COMMENTI (0) AGGIUNGI UN COMMENTO



* Campi obbligatori

Non ci sono commenti