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Per un pugno di link: quello che scrivono gli altri

di Gabriele Rosso 19 mag 2018 0

Un documentario sugli allevamenti intensivi, gli chef che si "scordano" di cucinare piatti buoni, la frattura creata dal vino naturale, le tribù del cibo.

Le cose più interessanti che ho letto sul web negli ultimi giorni.

Eating Animals, il documentario sugli allevamenti intensivi in America
Un bell'articolo di Michela Becchi recensisce (o meglio, pre-recensisce) Eating Animals, il documentario ispirato al saggio di Jonathan Safran Foer Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?, in uscita negli Stati Uniti il prossimo 15 giugno. Il tema è quello (ovvio) del consumo di carne e dell'industria degli allevamenti intensivi. Un tema discretamente di moda, ma che ritengo non sia ancora riuscito a fare davvero breccia nel pubblico di massa, a spostare insomma pezzi considerevoli di mercato verso comportamenti d'acquisto più etici. In fondo chi acquista carne (così come altri alimenti) pensa ancora prima di tutto al prezzo, e poi, forse, a come il cibo che sta per mettere in tavola è arrivato fino a lì. Chiusa questa parentesi di analisi personale, quello che promette di fare il documentario in questione, che ci si augura arrivi per tempo anche qui da noi, è di denunciare sì l'industria della carne, ma di fare anche vedere come ci siano realtà virtuose alternative. Non condannandoci quindi alla castrante e deleteria dicotomia carnivoro industriale/vegano - Gambero Rosso

Quando uno chef si scorda che un piatto deve essere buono
Un mini-post, come da stile Paolo Marchi sul suo blog personale, che solleva una questione gigante. Una questione che gravita sulla sottile linea di confine tra stupire e appagare, tra cucina cerebrale e cucina di pancia, ma anche tra arte concettuale e arte d'impatto estetico, tra intrattenimento cinematografico e arte cinematografica. Potrei continuare oltre, ma mi fermo. Paolo porta insomma come esempio una vicenda vissuta di recente, in cui alla domanda «ma preferisci che un cliente trovi un tuo piatto interessante o buono?» un cuoco ha risposto: «Interessante». Personalmente penso che non si dovrebbe prescindere dal gusto nel proporre un piatto, che non si dovrebbero usare ragionamenti, accostamenti e tecniche senza pensare come fine ultimo alla goduriosità dell'esperienza gastronomica. L'astrazione, la riflessione teorica, la concettualizzazione estrema vanno bene in determinati contesti: nell'accademia, nei convegni, tra cerchie ristrette di astrattori, teorici e concettualisti. Ma poi c'è il momento del vero confronto tra arte (culinaria, pittorica, letteraria...) e pubblico, e lì dimenticarsi del buono e del bello, a mio modesto parere, rischia di diventare un peccato capitale, a meno di non volersi coscientemente condannare all'irrilevanza. Cosa ancor più vera se pensiamo alla cucina, alta, media o bassa che sia - paolomarchi.it

OLTRE CONFINE

Has wine gone bad?
Un longform a firma di Stephen Buranyi, scrittore ed ex studioso di immunologia, sul fenomeno dei vini naturali e sul completo stravolgimento che ha portato nel mondo del vino inteso a 360°. Questo articolo probabilmente non risulterà del tutto piacevole e soddisfacente per i vin-naturalisti più convinti, così come per coloro che esprimono per questo movimento simpatie chiare e nette. Si tratta di un pezzo che muove alla filosofia vin-naturalista alcune critiche "convenzionali", ma che ha comunque il pregio di rappresentare, in molto altri passaggi, un punto di vista abbastanza laico sulla questione, ricostruendo la storia del vino naturale in Francia e la sua ricezione nel mondo, con l'Inghilterra al centro. Arrivando a notare, con una certa attenzione, come oggi anche buona parte del vino mainstream sia influenzata dal discorso vin-naturalista, con effetti sull'ecosistema vigna e sula palato dei consumatori non indifferenti. Vale la pena prendersi una mezz'oretta per leggerlo tutto - The Guardian

Paleo, keto, fasting, Whole 30: Why food tribes are on the rise
Sophie Egan in questo articolo commenta un'indagine sui regimi alimentari realizzata negli Stati Uniti dall'International Food Information Council Foundation. Gli esiti sono interessanti anche per noi, perché confermano la tendenza sempre più pronunciata (e universale) a sposare una qualche tribù del cibo. Possiamo scomodare senso di appartenenza, sete di fratellanza comunitaria, hooliganismo alimentare. E in qualche modo sono tutte dinamiche che ci spingono, a modo loro, ad affiliarci e a distinguerci, ma va tenuto presente anche un altro aspetto: chi sceglie uno specifico regime alimentare spesso non lo fa solo per questioni "di moda", ma anche perché forse è quello che meglio si adatta alle proprie esigenze individuali in termini sì di rappresentazione sociale del sé, ma anche di salute e preferenze gustative - The Washington Post

IN PILLOLE

I ragazzi dell'alberghiero parlano delle loro esperienze alternanza scuola-lavoro 
Un articolo di Andrea Strafile che indaga in presa diretta e in modo fresco il tema dell'alternanza scuola-lavoro nel settore della ristorazione, e che tira fuori il solito (e mai troppo discusso) tema del nero e dello sfruttamento - Munchies 

How India’s Welfare Revolution Is Starving Citizens 
Un paese enorme, in piena esplosione demografica, e con un bel po' di problemi di fame dovuti anche a una rivoluzione burocratica del welfare - New Yorker

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