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Per un pugno di link: quello che scrivono gli altri

di Gabriele Rosso 17 mar 2018 0

L'Intervista ad Alajmo (con la I maiuscola), la pizza e l'ignoranza, la gricia come chiave di lettura su Trump, il (presunto) conservatorismo del Noma.

Le cose più interessanti che ho letto sul web negli ultimi giorni, scelte da me.

Massimiliano Alajmo: «La cucina stia lontana dalle farmacie»
Buttare giù un'intervista fatta bene e ricca di spunti interessanti è operazione per nulla semplice. Lo sa bene chi ci ha provato ma poi ha sbattuto il muso contro un interlocutore dalle risposte monosillabiche o in vena di fare soltanto il compitino, complici magari delle domande poco stimolanti. Non è questo il caso, ovviamente, perché la felice penna di Gabriele Zanatta e lo sguardo acuto di Massimilano Alajmo ci hanno restituito un'Intervista con la I maiuscola. Tanti gli appigli degni di nota, tra cui segnalo: la critica alle scorciatoie tecnico/tecnologiche/farmaceutiche e la lode della (neo)trattoria. E alla fine rimane l'impressione che dietro il grembiule da cuoco ci sia un'intelligenza fuori dal comune, quella che permette di volare fino alle tre stelle con meno di trent'anni sul groppone - Identità Golose

La pizza autentica non esiste
Premetto: la polemica sulla pizza di Cracco ha obiettivamente sfrantumato i ******** un po' a tutti. Eppure ogni volta che un cuoco famoso mette in discussione (si fa per dire) la tradizione assistiamo al solito profluvio di commenti indignati da parte della pancia del Paese. In sostanza è questo il motivo per cui non credo ci si possa arrendere di fronte a questi episodi: perché segnalano una cronica debolezza di cultura generale e gastronomica. Quindi ben vengano gli articoli come questo di Dario De Marco, che riprendendo un tema sviscerato innumerevoli altre volte parlando di cibo e tradizione, in realtà lo fa così bene (meglio di tanti altri in passato) che viene voglia di salvarsi il pezzo per usi futuri. Tanto di sicuro ne avremo ancora bisogno - Esquire Italia

OLTRE CONFINE

Why Pasta Is the Answer to Trump
Cosa ci fa la pasta alla gricia in un editoriale del New York Times su Trump? Chiedetelo a Frank Bruni, autore di questo articolo che usa il rapporto degli italiani con il cibo per parlare (anche) di politica. Riassumendo brevemente: Bruni racconta la sua mania per la pasta alla gricia (al punto che ammette di averla mangiata per quattro cene di fila), e si chiede perché a Roma i menu di molti ristoranti siano pressoché uguali. Se dovessi rispondere io attaccherei con un interminabile pippone sul ruolo della tradizione in cucina, ma è più importante la sua, di risposta: in sostanza l'autore dell'articolo nota come gli italiani siano più inclini a rimanere fedeli a determinate certezze rispetto agli americani, che invece amano ogni tanto il salto nel vuoto à la Trump, per intenderci. Non che le ultime elezioni non abbiano consegnato all'incertezza anche il nostro Paese, viene da dire. Però finché c'è la gricia c'è anche la speranza di vivere in un mondo bello, gustoso e appagante - The New York Times

Opinion: What Made Noma Great Is Now Its Biggest Flaw
Lo premetto subito: non sono d'accordo con alcune delle conclusioni che emergono da questo articolo di George Reynolds. Eppure ritengo che sia uno degli articoli più stimolanti che io abbia letto da tantissimo tempo a questa parte. Il tema di fondo è se la filosofia gastronomica di Redzepi e del Noma sia progressista o conservatrice, se la visione della Nordic Cuisine sia un motore di crescita per la cucina o un ostacolo per il suo sviluppo. Non vado oltre, invito solo a leggere con molta attenzione e farsi una propria idea in merito. Certo è che l'accusa di conservatorismo è più o meno la stessa che viene ciclicamente rivolta a movimenti come Slow Food, in quanto fenomeni tendenzialmente anti-globalisti. E a me viene da dire che forse il problema sta proprio lì, nell'idea (per me sbagliata) che chi si oppone alle derive della globalizzazione sia un conservatore - Eater

IN PILLOLE

Questo chef ha mummificato una carcassa di pecora nella cera d'api
Schegge della grandezza di Riccardo Camanini nel racconto di Giorgia Cannarella - Munchies

Farm Girl Café, Chelsea: "We don't stay for dessert, because we have suffered enough"
Delle recensioni colorite di Jay Rayner ho scritto in passato. Qui ci viene in aiuto il titolo, dove si dice "non rimaniamo per il dessert, abbiamo già sofferto troppo" - The Guardian

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