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Per un pugno di link: quello che scrivono gli altri

di Gabriele Rosso 10 mar 2018 0

I vegani scemi sono tra noi, Starbucks e la sfida al caffè italiano, Starbucks e la sfida agli specialty coffee, l'ambientalismo (finto?) del più grande produttore di carne americano.

Le cose più interessanti che ho letto sul web negli ultimi giorni, scelte da me.

Esistono anche i vegani scemi
Ammetto che quando leggo titoli così mi sciolgo subito, perché credo da sempre nel potere dell'ironia ("una risata vi seppellirà" cit.). Al netto dell'avvenuto accalappiamento proprio in virtù di queste paroline magiche, il post di Dario De Marco è bello e utilissimo perché – finalmente – qui non si scade nella solita e stanca tiritera della polemica antivegana, secondo cui il veganesimo sarebbe quasi una patologia da combattere perché mette a rischio il futuro dei nostri bambini. Insomma, commentando un fatto che definirei "di cronaca", vale a dire la notizia del ricovero di due bambini piccolissimi a Treviso perché la madre durante la gestazione non avrebbe integrato la vitamina B12 alla propria dieta vegana, Dario lascia da parte il cliché accusatorio per sottolineare una verità solare e scontata, eppure taciuta dal 99,99% dei commentatori che scrivono di alimentazione vegana da non-vegani. Il fatto, cioè, che esistono anche vegani scemi, così come sono tantissimi i carnivori scemi che non sono in grado a loro volta di garantire ai propri figli un regime alimentare corretto e salubre. Lo dico da antivegano moderato (per ragioni filosofico-politiche che non posso dilungarmi a spiegare qui e ora) - Esquire Italia

Sognando Starbucks: una giornata coi candidati alla Roastery di Milano
Il mini-reportage di Davide Piacenza dal Palazzo della Permanente di Milano, dove si sono riuniti centinaia di aspiranti futuri dipendenti di Starbucks, è da leggere per una serie di motivi che vanno al di là delle osservazioni di "colore" sui giovani italiani e le multinazionali americane. Tra le righe dell'articolo, infatti, si possono rintracciare alcune questioni di particolare rilevanza gastronomica, dalla pretesa superiorità del caffè italiano al tema della cosiddetta Starbucks Experience, per molti il vero valore aggiunto che si porta dietro la catena creata da Howard Schultz. Ammetto di non essere mai riuscito a essere fortemente critico nei confronti di Starbucks. Mi spaventa molto di più il nazionalismo gastronomico, l'idea che quello che facciamo noi è sempre meglio di quello che fanno gli altri, che si porta dietro una cecità spaventosa sulla qualità del cibo italiano. Premesso che sono migliaia i bar italiani che ogni giorno sfornano caffè peggiori di quelli che si possono bere da Starbucks, premesso che piuttosto che del caffè dovremmo parlare dei caffè al plurale, consapevoli che si tratta di una bevanda che viene consumata in N modi diversi, e non è l'espresso l'unica versione degna di essere bevuta (anzi...), premesso che l'atmosfera e l'accoglienza che si possono respirare da Starbucks la stragrande maggioranza dei locali italiani se la possono solo sognare... insomma premesso tutto questo credo di avere già premesso tutto ciò che avevo da dire. Passo e chiudo - Forbes Italia

OLTRE CONFINE

Coffee Snobs Will Never Love You, Starbucks
Dopo la segnalazione timidamente pro-Starbucks, ecco quella anti-Starbucks. Anche se si è chiuso il periodo elettorale, un po' di par condicio non può farci male. In questo articolo Cale Weissman racconta come si stia rapportando il gigante americano del caffè verso gli speciality coffee e la third wave coffee, quel movimento, vale a dire, che sta rivoluzionando il modo di bere caffè negli States e (più lentamente) in altri Paesi, Italia compresa. Insomma, la spinta etica e artigianale verso l'estrema ricerca qualitativa non poteva lasciare indifferente Starbucks, come ogni grande catena attenta a intercettare i movimenti nelle mode, nei consumi, nel mercato. La multinazionale sta esplorando questo mondo in continua evoluzione (e in grandissima crescita), da un lato proponendo prodotti che scimmiottano lo specialty coffee, dall'altro aprendo degli Starbucks Reserve store in cui, almeno apparentemente, l'idea è quella di offrire prodotti di lusso, per una fascia di pubblico che vuole distinguersi dalla massa degli adepti del "popolano" Frappuccino. Insomma, a ogni classe sociale il suo caffè - Eater

The Warped Environmentalism Of America’s Biggest Industrial Meat Producer
Questo articolo ha più di una settimana, ma ogni tanto mi succede di tornare su qualcosa che mi ero perso: chi segue #PerUnPugnoDiLink ormai lo sa. Alexander C. Kaufman si occupa della più grande compagnia americana di produzione di carne, la Tyson Foods. Stiamo parlando di un'industria che ogni settimana macella 35 milioni di polli, 424.000 maiali e 130.000 bovini. Cifre da capogiro, per un impatto ambientale da svenimento. Ebbene, la Tyson Foods ha da poco inserito nel suo organigramma una nuova figura, quella del sustainability chief: Justin Whitmore ha il compito di lavorare per migliorare la sostenibilità della produzione aziendale, e questa è una novità di non poco conto. Greenwashing? Un filo di rossetto sulle labbra di un maiale imbottito di antibiotici? Può darsi, e l'articolo scava proprio in quella direzione. Da leggere senza se e senza ma, perché ne vengono fuori un bel po' di temi interessanti - Huffpost

IN PILLOLE

Niente smartphone a tavola: la scienza dimostra che rovina la cena
Quella del titolo è la classica affermazione auto-evidente. E tuttavia vale la pena sostanziarla seriamente, e lo dice uno che ha difficoltà a staccarsi dal proprio smartphone - La Cucina Italiana

Bubbles, With Joy: Pétillant Naturel’s Triumphant Return
Prima l'uso dei legni piccoli. Poi le anfore e le lunghe macerazioni dei bianchi. Quindi i vini naturali. Oggi sono tornati di moda (è il caso di dirlo) i vini frizzanti ottenuti con il cosiddetto metodo ancestrale - The New York Times

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