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Per un pugno di link: quello che scrivono gli altri

di Gabriele Rosso 24 feb 2018 0

Le ricette nei libri degli chef funzionano?, Mario Soldati is back, l'industria della carne e i controlli, le nuove mode nella birra artigianale.

Le cose più interessanti che ho letto sul web negli ultimi giorni, scelte da me.

Ho fatto le ricette contenute nel libro di uno chef per capire se fossero fattibili o no
Qui si sfonda un portone spalancato (versione enfatizzata di "una porta aperta"). Leon Benz ha affrontato infatti un argomento che a chi scrive sta particolarmente a cuore, vale a dire la qualità e la funzione della ricettistica di oggi. Sempre chi scrive ha da tempo maturato l'idea che una parte consistente della letteratura di settore sia in realtà 1) qualitativamente scarsa, al limite del buongusto 2) difficilmente utilizzabile e raramente utilizzata ai fornelli. L'autore di questo post ha fatto un esperimento pratico con l'ultimo ricettario firmato da Antonino Cannavacciulo, e al netto delle semplificazioni e delle generalizzazioni del caso, mette comunque sul piatto alcune questioni che l'editoria gastronomica deve per forza di cose tenere in considerazione. Una di queste riguarda il fatto che si calcola che soltanto il 20% circa di coloro che acquistano un ricettario lo fa effettivamente per cucinare. A "tirare" sono perlopiù lo chef famoso, le foto carine e il titolo acchiappante. Uno scenario desolante, verrebbe da dire. Così come è desolante la prova del 9: aprite 10 ricettari a caso, e provate a verificare quanti di questi contengono preparazioni accurate, spiegate come si deve. Ecco, appunto. Ma in fin dei conti se il pubblico cerca il faccione dello chef e la foto "cool", viene da dire che il pubblico ha i ricettari che si merita, o no? - Munchies

Il ritorno di Mario Soldati
Vado più indietro di qualche giorno: a volte capita che sfugga un articolo della settimana precedente e che valga la pena riprenderlo comunque. Qui Paolo Bonari parla dell'operazione-Soldati messa in campo da Bompiani, che sta ripubblicando le sue opere a partire dal celeberrimo – soprattutto per noi gastronomi – Vino al vino. Il quadro che ne esce è quello di un autore pressoché unico nel panorama letterario italiano, ma anche, cosa che più ci interessa, nel nostro panorama più ristretto della scrittura sul cibo e sul vino. Ineguagliate per sensibilità e profondità interpretative alcune sue osservazioni: quando scriveva che «da noi, l’uomo di valore, come il vino prelibato, schiva ogni pubblicità: vuole essere scoperto e conosciuto in solitudine, o nella religiosa compagnia di pochi amici» Soldati metteva a fuoco un aspetto peculiare eppure poco "pubblicizzato" di un'identità italiana che oggi sembra un po' più annacquata rispetto a qualche anno fa. Eppure, soprattutto sul versante vino, ancora oggi troviamo un bel pezzo di verità, in frasi come queste - Il Tascabile

OLTRE CONFINE

Red tape in the meat industry? It's the difference between life and death
Kath Dalmeny è leader di Sustain: the alliance for better food and farming, un'organizzazione britannica che si occupa, appunto, di cibo e agricoltura nell'ottica della sostenibilità e della salubrità. In questo articolo-editoriale commenta la notizia, pubblicata da The Guardian, secondo cui ci sarebbero stati alcuni "incidenti" negli allevamenti intensivi suini e avicoli inglesi sfuggiti ai controlli governativi. Siccome la prospettiva post-Brexit potrebbe essere quella di un sistema con controlli meno stringenti, Dalmeny sottolinea come l'industria globale della carne, un gigante alla ricerca ossessiva di profitti, sia una minaccia per la nostra sicurezza alimentare. La tendenza ad abbassare i costi produttivi, l'alta domanda, la forte concorrenza creano un corto circuito che solo un sistema di controlli solido può bilanciare efficacemente. Come darle torto? - The Guardian

Unfiltered and Unpretentious: A New, Old Wave in Craft Beer
Suona banale dire che il mondo del cibo e quello del vino, della birra, dei drink in generale sono percorsi da mode più o meno passeggere. Vale però la pena ricordarselo sempre: il vino che si beveva vent'anni fa oggi è diventato anacronistico. Il mondo della birra artigianale non fa eccezione. E quest'articolo di Joshua Bernstein racconta l'ennesimo capitolo di un movimento continuo, con il passaggio dalla moda (per la verità ancora imperante) delle birre pesantemente luppolate (IPA e affini) a quella delle lager tedesche. In particolare qui si dice della recente fortuna di zwickelbier e kellerbier negli Stati Uniti. E se si può fare un parallelismo, per quanto i parallelismi vino-birra spesso siano fuori luogo o suonino antipatici, potremmo dire che il palato dei bevitori di birra, dopo aver rincorso bevute ricche e di impatto, sta svoltando verso bevute più leggere e acidule. Com'è successo sul versante vino, no? - The New York Times

IN PILLOLE

Chris Fischer, dal suolo alla tavola
Breve ritratto di uno dei cuochi americani che meglio rappresentano il movimento from farm to table: sarà a Identità Golose, varrà la pena esserci - Identità Golose

The mane course
Al mondo anglosassone l'idea di mangiare carne equina risulta repellente. Qui è dove Tom Rachman racconta la sua esperienza in quel di Parma, mangiando carne di cavallo - 1843

CHE C'AZZECCA?

Un articolo che non parla di gastronomia ma che, in qualche modo, mi ha fatto pensare alla gastronomia.

Chi può dire di non aver mai microtradito?
Qui Oliver Burkeman parla di (micro)tradimenti in un rapporto di coppia. Ma se pensiamo al tradimento di un appassionato di birra artigianale che una tantum beve una birra industriale, a quello di un gourmet indefesso che invece di acquistare gli spinaci freschi sceglie quelli surgelati, o a quello del consumatore a Km zero che fa incetta di avocado, ecco che abbiamo un altro bel po' di microtradimenti. - Internazionale

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