SOTTOPIATTO News

Per un pugno di link: quello che scrivono gli altri

di Gabriele Rosso 17 feb 2018 0

I ristoranti giapponesi dei cinesi, la polarizzazione della spesa alimentare, i critici gastronomici hanno una responsabilità morale?, le proteine alla conquista dell'America.

Le cose più interessanti che ho letto sul web negli ultimi giorni, scelte da me.

Perché gli imprenditori cinesi hanno iniziato ad aprire ristoranti giapponesi?
Su Munchies sono stati coraggiosi: hanno dedicato alla cucina cinese in Italia un ampio speciale proprio mentre la "diversofobia" qui da noi sembra essere ai suoi massimi storici, complici la campagna elettorale e gli sparatori pazzi in giro per la penisola. Hanno fatto bene, e lo hanno fatto bene. Tra i pezzi più interessanti c'è questo articolo di Roberta Abate che racconta il fenomeno dei ristoranti giapponesi aperti e gestiti da ristoratori cinesi. Li abbiamo frequentati tutti, e tutti ci siamo detti, a volte un po' schifati, che in fondo sembra una truffa o qualcosa di simile. L'articolo spiega cosa c'è dietro a tutto ciò, e suggerisce qualcosa su cui credo varrebbe la pena andare un po' più fondo. Dice, in sostanza, che il boom di ristoranti giapponesi è avvenuto anche a causa della diffidenza per la ristorazione cinese esplosa in coincidenza della psicosi dell'aviaria. Forse, suggerisco io, la diffidenza per il cibo cinese ha anche delle basi "diversofobiche": siccome i cinesi vengono visti come un popolo più povero, chiuso e arretrato rispetto ai giapponesi, a lungo alleati asiatici del paradigma culturale occidentale, qualcuno ha colto le opportunità che si annidavano dietro un "cambio di pelle", se così possiamo chiamarlo. Rispondendo in modo intelligente, in fondo, al nostro razzismo strisciante o alla nostra più ingenua paura del (troppo) diverso - Munchies

Il supermercato specchio della società: il ceto medio sparisce, anche dal carrello della spesa
Affari & Finanza di Repubblica, Conad e Nielsen da circa quattro anni hanno creato un "osservatorio quotidiano sull'andamento dei consumi degli italiani". L'articolo in questione è uno degli ultimi report, e pur essendo scritto per essere esattamente un report economico (non proprio la lettura piacevole del fine settimana) dice alcune cose interessanti. Ci racconta ad esempio dell'inevitabile coincidenza tra fenomeni economici e tendenze d'acquisto (sai che novità), e della crescita della fetta di famiglie che fanno spesa low cost. In campo alimentare questo ha una conseguenza rilevante, perché l'assottigliamento del ceto medio e l'allargamento della base di coloro che spendono sempre meno per il cibo che mettono in tavola ci dice che alle porte ci sono alcuni rischi non da poco. Il primo riguarda la qualità dei regimi alimentari delle famiglie meno abbienti, inevitabilmente calante, il secondo il futuro della nostra produzione agroalimentare. Un mercato polarizzato tra consumatori che spendono molto e consumatori che spendono pochissimo probabilmente favorirà i cibi "di lusso" o di fascia premium (e il loro export), erodendo i prodotti di fascia media e tenendo bassi i prezzi dei prodotti di base. Tradotto: dobbiamo aspettarci più carne da allevamenti intensivi e più latte pagato una miseria agli allevatori, per fare un paio di esempi - La Repubblica

OLTRE CONFINE

The Moral Responsibility of the Restaurant Critics in the Age of #MeToo
L'articolo di Helen Rosner è un invito alla riflessione. È l'articolo che tutti dovrebbero leggere questo fine settimana, e non solo perché, come ho scritto in quasi tutte le scorse edizioni di questa rubrica, si occupa di un tema, quello delle violenze (e pressioni) di genere nelle cucine dei ristoranti, che negli Stati Uniti è sotto i riflettori da settimane mentre in Italia tutto tace. È da leggere perché usa il movimento #MeToo e il particolare momento storico e culturale che sta investendo la patria del trumpismo per leggere lo stato della critica gastronomica in senso più ampio. La domanda che si-ci pone la Rosner è questa: può la critica giudicare solo i piatti e l'esperienza ristorativa, o deve tenere presente anche le questioni etico-morali e quindi non recensire i locali di chef e imprenditori accusati in modo credibile di violenze sessuali e comportamenti intidimidatori e di sfruttamento? La domanda è lecita, soprattutto ora che Eater ha deciso di non recensire più i ristoranti finiti sotto quei riflettori e il James Beard's Awards di escluderli direttamente dai suoi premi annuali. E si badi bene, non è solo una questione di #MeeToo, violenze sessuali e intimidazioni verso le donne nel machissimo mondo culinario. La domanda potrebbe essere allargata a considerare la valutazione che la critica dà alla cucina etica e sostenibile, ad esempio. Non a caso nell'articolo si fa anche cenno al movimento from farm to table - The New Yorker

How Protein Conquered America 
L'appuntamento spesso imperdibile con il nuovo longform di Eater è tornato: qui Casey Johnston parla di proteine, e in particolare della storia di Muscle Milk, un brand nato intorno all'invenzione di una bevanda proteica e diventato un gigante del settore. Al di là delle vicende che hanno segnato il percorso della famiglia Pickett, proprietaria del marchio fino alla cessione a un'altra grande azienda, l'articolo racconta come i super-cibi, in particolare quelli proteici, stiano conquistando una fetta di mercato importante negli Stati Uniti. Insomma, ci sono un po' di considerazioni sulle diete proteiche, e tante osservazioni sul futuro dell'alimentazione, su come le mode incidono sui consumi a tavola (oggi vogliamo sentirci in forma e mangiare in poco tempo, no?), su come l'industria sta affrontando la sfida di cibi sempre più ingegnerizzati e costruiti attraverso aromatizzazioni artificiali - Eater

IN PILLOLE

In Italia i vegani diminuiscono per la prima volta, ha!
Il più recente studio Eurispes sul tema alimentazione dice che i vegani stanno diminuendo. È scoppiata la bolla? - Dissapore

Not so fresh: why Jamie Oliver’s restaurants lost their bite
I ristoranti di Jamie Oliver sarebbero un pochino in crisi, pare. E qui si provano a spiegare i motivi - The Guardian

COMMENTI (0) AGGIUNGI UN COMMENTO



* Campi obbligatori

Non ci sono commenti