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Per un pugno di link: quello che scrivono gli altri

di Gabriele Rosso 18 nov 2017 0

Gli haters e la verità su Cracco, FICO ha tanti pregi ma anche alcuni difetti, il vino naturale è come la cultura punk, i dubbi sulla sostenibilità degli allevamenti sostenibili.

Le cose più interessanti che ho letto sul web negli ultimi giorni, scelte da me e da me soltanto. Questa rubrica settimanale va online ogni sabato mattina, casomai qualcuno avesse intenzione di affezionarsi.

Cracco e la verità della stella persa
Nelle ultime ore non si parla di altro, come succede ogni anno nei giorni intorno alla presentazione dell'ormai mitologica "rossa", la Guida Michelin. Ed è singolare (o forse no?) che proprio nel momento in cui arriva – udite udite – un nuovo tre stelle, che risponde al nome di Norbert Niederkofler, a fare davvero notizia non è lui (o meglio, non solo), ma il celeberrimo Carlo Cracco. Celeberrimo perché diventato negli anni il volto televisivo che ha portato l'alta cucina nelle case degli italiani, sia sotto forma di spot che di trasmissioni "cuciniere" di culto. Conquistandosi quindi una celebrità che ha anche creato invidie, malignità, o per dirla in termini moderni un esercito di fan ma anche di haters che ha pochi eguali. Questo pezzo di Paolo Marchi ha il grandissimo merito di riportare con i piedi per terra tutti coloro che hanno esultato più o meno esplicitamente alla notizia che Cracco ha perso una delle sue due stelle Michelin: in tanti hanno sfoderato il campionario di battute affilato negli anni sul cuoco telegenico per eccellenza, credendo di prendersi la rivincita rispetto a un simbolo di cui non condividono l'esposizione mediatica e il messaggio che porta alle nuove generazioni. Il giornalismo enogastronomico dovrebbe però essere cosa seria: bastava fare qualche domanda in più, come Paolo ha fatto, per rendersi conto che il declassamento era prevedibile e previsto. Il "vecchio" Cracco sta chiudendo, ed è ragionevole ritenere che negli ultimi mesi non ci sia stato un grande investimento di energie sull'insegna destinata allo stop. Oltretutto, lo chef di origini venete riaprirà nel 2018 in una nuova collocazione e ancora non si sa con esattezza la data, anche se dovrebbe essere a inizio anno. Al di là di ogni considerazione possibile sul Cracco-personaggio, qualcuno nutre qualche dubbio che abbia la stoffa per riprendersele, in futuro, quelle due stelle? - Identità Golose

Fico Eataly World a Bologna. Cos'è, com'è nato, come funziona, cosa ci piace e cosa no
L'altro argomento di cui si parla da giorni e che ha segnato la settimana enogastronomica è l'inaugurazione di FICO a Bologna e il press tour che ne ha anticipato l'apertura al pubblico. FICO è un progetto discusso da tempo, e che finalmente vede la luce. Questo pezzo di Massimiliano Tonelli spiega perfettamente cosa ci troveremo di fronte, raccontando pregi e difetti con grande capacità di approfondimento e di guardare la questione con il giusto distacco giornalistico. Insomma, FICO è un progetto fico, un modello che farà scuola, un'occasione per fare cultura alimentare e creare un indotto sostanzioso e un'economia solida. Allo stesso tempo è tutto meno che "contadino", come il nome vorrebbe far supporre (Fabbrica Italiana COntadina), e soprattutto accetta il rischio di delegare la formazione, centrale nel progetto, ai privati. Sì perché uno dei problemi principali di FICO è l'assenza totale delle istituzioni. E se gli scopi educativi sono così importanti, l'assenza di chi dovrebbe fare da arbitro imparziale nei processi culturali e formativi è grave. Dopodiché c'è da credere a Massimo, sul fatto che un giro a FICO vale davvero la pena farlo - Gambero Rosso

OLTRE CONFINE

The cult of natural wine - "this is like punk or acid house"
Per quanto la rivoluzione dei vini naturali sia oggi una realtà solida e affermata in Francia, in Italia e in Spagna, nel resto del mondo spesso viene ancora vista come un fenomeno bizzarro, da indagare allo stesso modo in cui gli antropologi fanno con le tribù sperdute negli angoli più remoti del globo. E non è un caso che ad esempio nel mondo anglosassone i consumatori di vini naturali siano considerati alla stregua di una setta un po' bizzarra. D'altronde soltanto nel 2014 Robert Parker dichiarava che la "frode" del vino naturale sarebbe venuta allo scoperto, così contribuendo, forse involontariamente, a dare ulteriore spinta a coloro che in numero sempre maggiore già coltivavano una certa insofferenza per i canoni classici dell'enomondo. Questo pezzo di Tony Naylor è illuminante, e racconta come anche nella perfida Albione (leggi: UK) si possa riscontrare una crescente maturità del movimento. Un movimento che richiede assenza di pregiudizi, libertà di spirito, un pizzico di militanza, e tanta voglia di scaricare con un colpo di sciacquone le nozioni tramandate dalla cultura del vino dominante. Insomma: è un po' come con il punk. Come scrive Naylor, «questa crescita non dipende solo dal gusto. Come la birra artigianale, il vino naturale è sia una categoria di bevande che un movimento. È il punk o l'acid house, uno scisma generazionale [...] in cui giovani bevitori stanno rifiutando l'establishment soffocante del vino» - The Guardian

Is Grass-fed Meat Better for the Climate? It's Complicated
Tra i temi più inflazionati degli ultimi anni c'è quello del consumo di carne in relazione alla sostenibilità ambientale e all'inquinamento globale. Ne parlano tutti, dai vegani agli ambientalisti, dai grill-master ai carnivori più indefessi. In questo contesto si è sviluppata una copiosa letteratura, soprattutto di marca anglosassone, che sottolinea come gli allevamenti intensivi sarebbero dannosi per la salute del pianeta e come l'allevamento al pascolo potrebbe invece rappresentare una soluzione più green al problema. Una ricerca recente dimostra però che allevare gli animali all'aperto non riduce necessariamente le emissioni di CO2 per capo di bestiame. Nonostante ciò l'articolo di Lela Nargi racconta come la questione abbia implicazioni più complesse e articolate, che riguardano nello specifico la salute dei suoli come obiettivo ultimo di un sistema integrato di produzione di cibo, sia esso di derivazione animale o meno. E alla fine il caro vecchio adagio del "mangia meno carne, mangiala più buona (e più cara)" ha sempre la sua grande efficacia - Civil Eats

IN PILLOLE

Ho mangiato nel centro commerciale più grande d'Europa, e sono sopravvissuto
Marco Giarratana ha provato un bel po' di cibi proposti dai vari food-corner inseriti nel centro commerciale di Arese, e il responso è (ovviamente) negativo al cubo - Munchies

Angela Dimayuga Is Here From the Future to Save Us All
La segnalazione è in pillole, il post è un longform da leggere con il giusto tempo a disposizione: parla di questa chef americana salita alla ribalta delle cronache anche grazie a un netto rifiuto a essere intervistata da un collaboratore del sito ivankatrump.com. Ma poi c'è molto altro da scoprire - Eater

CHE C'AZZECCA?

Non cadete nella trappola delle recensioni quando comprate online
A me questo articolo ha fatto venire in mente quei ristoranti sempre pieni e in cui non potrò mai dire che si mangia bene. Mai - Internazionale

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