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Per un pugno di link: quello che scrivono gli altri

di Gabriele Rosso 11 nov 2017 0

Il "pezzone" su Bottura e Jiro Ono, conoscere chi modifica geneticamente le piante, il cibo a domicilio quotato in borsa, la razionalità degli antibiotici preventivi negli allevamenti.

Le cose più interessanti che ho letto sul web negli ultimi giorni, scelte da me e da me soltanto. Questa rubrica settimanale va online ogni sabato mattina, casomai qualcuno avesse intenzione di affezionarsi.

Jiro e Bottura, cronaca di un amore
A naso credo che a Gabriele Zanatta questo pezzo sia venuto tutto sommato naturale: ci vuole una bella penna (ce l'ha) e una grande capacità di osservare, riflettere e rielaborare facendo quel passo in più che fa la differenza (ha pure questa). Certo, l'evento in sé ha dello straordinario, e il fatto di averlo potuto vivere da co-protagonista gli ha dato la possibilità di ritrovarsi tra le mani del materiale con un grandissimo potenziale. Però devo dire che il suo racconto dell'incontro tra Massimo Bottura e Jiro Ono si fa leggere tutto d'un fiato perché riesce a restituire la dimensione magica e quasi poetica del rapporto tra due grandissimi giganti della cucina mondiale. Scoprire che Bottura è l'unico al mondo a potersi sedere da Jiro senza prenotazione ci fornisce ancora di più la misura di questa relazione speciale e allo stesso tempo di grande significato e valore gastronomico. Così come è illuminante rendersi conto di come il lavoro di Jiro, così apprezzato da Bottura stesso, sia fondato sulla cura maniacale dei gesti e sulla semplicità degli ingredienti. Lavorare sull'essenziale è ben più difficile che costruire impalcature e ghirigori che abbelliscono ma inevitabilmente mascherano: che sia questa la lezione che possiamo trarre dall'incontro Bottura-Ono? - Identità Golose

Chi è Bruno Mezzetti, che migliora le piante che mangiamo
Premessa: Antonio Pascale esprime spesso posizioni che non mi convincono fino in fondo, anche se certi suoi articoli li ho apprezzati perché sono riusciti a togliere il velo da certi dogmi che qualcuno ormai accetta acriticamente, dal chilometro zero in giù. Questa intervista è molto interessante, perché ci fa scoprire la figura di Bruno Mezzetti, uno degli studiosi di arboricoltura e di biotecnologie più importanti che ci siano in Italia e al mondo. Il pezzo (tra alti e bassi) è da leggere, perché aiuta anche chi è risolutamente contrario a qualsiasi modificazione genetica del nostro patrimonio biologico e agricolo (OGM o non OGM) a percepire qualche sfumatura, se non altro. Sì perché obiettivamente non è tutto o bianco o nero, e anche su questi temi ci sono zone d'ombra importanti di cui tenere conto. Detto questo, trovo la breve introduzione "pascaliana" un po' pregiudiziale, perché tende (lei sì) a dividere il mondo in bianco e nero: ci sarebbero una cosiddetta agricoltura ideale e una reale, una presunta naturale e una presunta artificiale. A me sembra che queste divisioni oggi siano nel 99% dei casi fortemente pre-indirizzate, e che se si vuole parlare di miglioramento genetico non c'è niente di male, basta farlo guardando la questione da tutti i lati, ma proprio tutti: da quello della resistenza alle malattie dei prodotti così come da quello della rincorsa a modifiche meno "nobili", da quello dei benefici materiali e tangibili per agricoltori e consumatori così come da quello delle logiche politiche delle multinazionali, da quello della salute così come da quello del gusto - Il Post

OLTRE CONFINE

Deliveroo Could Be Going Public
Immaginate cosa voglia dire vivere in provincia (come il sottoscritto) in un paesino di appena 1.000 anime che a malapena garantisce i servizi essenziali: ci si sposta con la macchina per qualsiasi cosa, e anche solo l'idea di farsi consegnare del cibo direttamente a casa è del tutto impraticabile, considerate le distanze dall'ipotetica cucina consegnante. Non credo esista un modo per farmi arrivare del buon cibo ancora caldo, semplificando la questione. Immaginate poi la grande metropoli globale, in questo caso Londra ma potremmo dire Parigi, New York, Los Angeles... E immaginate un pubblico potenzialmente smisurato che è culturalmente incline a farsi spedire il cibo a casa. Ebbene, ora capirete il mio stupore tutto provinciale per il fatto che una delle società più all'avanguardia nel settore, quella Deliveroo che è sbarcata anche in Italia, starebbe per quotarsi in borsa, e per fare quindi lo step che da startup di successo la porterebbe a diventare un gigante del settore a tutti gli effetti. A naso credo che l'Italia in generale sia un Paese meno ben disposto verso questo modello: gli italiani preferiscono ancora andar fuori a cena o cucinare da sé, ma mi piacerebbe un giorno poter scartabellare qualche statistica in merito e considerare meglio la forza di penetrazione di Deliveroo e simili perlomeno nelle nostre grandi città. Certo è che dobbiamo prendere atto che in un futuro, quanto remoto non ci è dato saperlo, probabilmente toccherà anche a noi cedere alle lusinghe del food delivery, che ci piaccia o meno - Eater

The World Health Organization Just Told Farmers Everywhere to Stop Feeding Antibiotics to Healthy Animals
Non possiamo più fare a meno, oggi, di affrontare seriamente il problema della produzione di carne. E soprattutto, stretti tra il fuoco delle urla degli animalisti e dei vegani da un lato, e delle logiche dell'industria alimentare dall'altro (tanta carne a poco prezzo), non possiamo rinunciare a cercare una via più sostenibile all'allevamento animale. Lo testimonia anche questo articolo di Tom Philpott, che racconta come l'OMS abbia lanciato un allarme globale chiedendo agli allevatori di tutto il mondo di smettere di somministrare antibiotici anche agli animali sani. Una pratica, questa, diffusasi negli Stati Uniti a partire dagli anni Cinquanta del Novecento e oggi utilizzata su scala planetaria. Il motivo di questa diffusione? Non solo è stata ritenuta utile per prevenire le malattie che si sviluppano negli allevamenti intensivi e dovute alle condizioni disumane in cui si trovano i capi, siano essi polli, maiali, bovini o ovini, ma anche – e questo è ancor più folle, se possibile – per accelerarne la crescita. Ebbene sì: l'antibiotico preventivo e in piccole dosi viene utilizzato anche come acceleratore, e tutto questo è possibile perché l'unica vera logica che guida il sistema è quella del profitto a ogni costo. Senza curarsi di tutti i gravosi costi collaterali - Mother Jones

IN PILLOLE

Maria Teresa Mascarello: «Italia senza gusto di barrique»
Il ritratto/intervista di Paolo Bricco all'erede di uno dei più grandi nomi del vino italiano. Un articolo davvero molto bello, come non se ne leggono spesso - Il Sole 24 Ore

Is Japanese Gin the Next Big Thing?
Riusciranno i giapponesi a fare con il gin la stessa cosa che hanno fatto con il whisky? - Punch

CHE C'AZZECCA?

Volevo farlo da tempo, e ora anche grazie a un'amichevole "spintarella" (thanks to Michele!) eccoci qua: aggiungo ai soliti suggerimenti un link a un articolo che non si occupa di enogastronomia. Lo faccio per segnalare quei pezzi che trattano argomenti diversi ma applicabili anche al nostro mondo, con un po' di sforzo di immaginazione.

Perché i milioni di views degli youtuber non valgono nulla
Articolo di grande interesse, quello di Max Aprea su The Vision. Dopo averlo letto mi ha fatto però venire in mente una cosa: tutto il ragionamento sulle views di Youtube vale in qualche modo anche per i siti di ricettistica in generale, e mi chiedo che valore abbiano certi contenitori di ricette-spazzatura, quelle raccolte alla bell'e meglio, raffazzonate, inesatte, impossibili da replicare perché pubblicate solo per acchiappare clic con un intelligente lavoro di SEO. Insomma: quando escono certi dati sui siti di cucina tutti a inginocchiarsi di fronte ai giganti, ma alcuni di questi non hanno forse i piedi di argilla? - The Vision

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