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Per un pugno di link: quello che scrivono gli altri

di Gabriele Rosso 12 ago 2017 0

L'utilità dei prodotti tipici, l'avocado che uccide un territorio, la "moda" dei vini naturalmente frizzanti, la "moda" della pesca al salmone.

Le cose più interessanti che ho letto sul web negli ultimi giorni, scelte da me e da me soltanto. Questa rubrica settimanale va online ogni sabato mattina, casomai qualcuno avesse intenzione di affezionarsi.

Non è solo un tiramisù
È tornata con una certa prepotenza a occupare le pagine dei giornali e i palinsesti TV la querelle sollevata qualche mese fa da Clara e Gigi Padovani con il loro bel libro sul tiramisù: quella che dimostrava, documenti alla mano, che le prime tracce del tiramisù sarebbero friulane e non venete. Querelle che, bisogna dirlo una volta per tutte, da semplice bagatella su un dolce è diventata causa scatenante di risposte piccate e accuse reciproche grazie al bisogno di protagonismo di certi personaggi che occupano posizioni di responsabilità pubblica. Lo dico a prescindere dal colore politico di costoro, sia chiaro. Nel frattempo Antonio Pascale ne ha approfittato per scagliarsi contro la mania di tipicità dei nostri prodotti alimentari. Sono d'accordo sul fatto che vale la pena riflettere un attimo di più sul meccanismo molto italico per cui "il tema della tipicità funziona quindi moltiplichiamolo all'infinito". Insomma, tutto diventa tipico, oggi. Anche quello che non dovrebbe. Eppure Pascale compie un'operazione a sua volta molto italica e poco utile, ai fini della discussione: si tratta di quel "gettare il bambino insieme all'acqua sporca" che accomuna tanti critici (nel senso di criticoni) della nostra amata penisola. Perché in fondo un ragionamento sulla tipicità va comunque fatto, e bene. No? - Il Foglio

L'avocado che lascia senz'acqua migliaia di cileni
L'articolo ha qualche giorno in più del dovuto, ma ci siamo fermati un paio di settimane e quindi "è tutto buono". Soprattutto sarebbe stato un sacrilegio lasciarlo scorrere via senza fermarsi un attimo a rileggerlo. Sulle pagine di Internazionale compaiono sempre più spesso belle inchieste sull'industria alimentare, a partire da quelle di Stefano Liberti di cui abbiamo dato conto in passato, per arrivare a quest'ultimo pezzo. Ebbene, tutta questa mania occidentale per l'avocado, testimoniata nei mesi scorsi dalla proliferazione di articoli sull'avocado toast (piatto di moda del momento negli Stati Uniti e non solo), ha delle conseguenze sul modo in cui coltiviamo questo frutto e sulle popolazioni che vivono in determinati territori. Per informazioni rivolgersi ai cileni che scappano dalle loro case perché non hanno più acqua per lavarsi, mentre le colture intensive di fianco a loro sono abbondantemente irrigate - Internazionale

OLTRE CONFINE

Is It Time for Pét-Nat to Grow Up?
Dalle nostre parti lo sappiamo bene: nel turbinio di reazione enologica e di gusto ai vini industriali e a quelli troppo tecnici o ingessati, tra le tante strade prese dai vini naturali et similia ce n'è una particolarmente sulla breccia, se non nel pubblico at large perlomeno tra gli intenditori. Mi riferisco ai vini naturalmente frizzanti. Che poi si voglia mettere nel calderone il Prosecco colfondo, i Lambrusco realizzati col metodo ancestrale e tutto il mondo dei rifermentati in bottiglia (con o senza degorgement) poco importa: abbiamo di fatto individuato un'area enologica oggi molto attuale e viva, verrebbe da dire frizzante (sigh!). Ebbene, Jon Bonné, tra gli scrittori americani di vino uno di quelli che seguo con maggiore ammirazione, ha scritto un articolo sui vini pétillant naturel francesi che dice molto e mette giù una serie di considerazioni che mi sento di condividere. A partire dalla constatazione che la loro fortuna è anche una reazione agli sforzi dell'industria di produrre bollicine super-economiche con risultati spesso disastrosi per il mondo del vino di qualità (fischieranno le orecchie ai signori dell'Asti Secco?). Non anticipo altro, il pezzo è da divorare - Punch

Free Alaskan Salmon: Just Bring a Net and Expect a Crowd
Si parla tanto negli ultimi anni di pesca al salmone, di allevamenti dagli effetti non propriamente benefici sull'ecosistema, di consumi eccessivi di questa carne pregiata. Ora la caccia al salmone, è il caso di dirlo, sta scrivendo un altro capitolo della sua storia in uno dei luoghi sacri per questo animale, l'Alaska. È proprio in Alaska, infatti, che negli ultimi anni il salmone rosso sockeye (pregiato salmone selvatico) è diventato oggetto di un rito di pesca storicamente locale e che oggi vede impegnate centinaia di persone provenienti non solo dallo Stato americano dell'estremo Nord ma anche da altre zone del Paese. Insomma: recarsi sulla spiaggia del Kenai River è diventato di moda, le licenze di pesca si sono moltiplicate e la pesca al salmone, da evento che vedeva implicate un paio di centinaia di persone, è diventato un carrozzone con un pubblico da cinquemila unità che montano gonfiabili per i bambini e piazzano camioncini che vendono hot dog, nemmeno ci si trovasse a un concerto. Viene da dire con toni da vecchio moralizzatore che, come per l'avocado, sono le mode e una certa viralità delle informazioni a farci davvero male - The New York Times

IN PILLOLE

Inside the Biggest Wine Hoax in History
Un estratto dal libro In Vino Duplicitas, che racconta la storia del più grande truffatore della storia nel mondo del vino - Eater

Quel che resta del diner
Un pezzo sui diner americani che meriterebbe più spazio di questo "in pillole", ma vale la pena segnalarlo e quindi eccoci qua: buona lettura! - Rivista Studio

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