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Per un pugno di link: quello che scrivono gli altri

di Gabriele Rosso 15 giu 2019 0

Bourdain come modello per cuochi e scrittori, l'allevamento intensivo di polli e lo sfruttamento doppio, fattorie che scompaiono e che non dovrebbero farlo, vino e marxismo.

Le cose più interessanti che ho letto sul web negli ultimi giorni, commentate.

Bourdain era l'uomo che voglio diventare
Sabato scorso, mentre usciva l'edizione precedente di questa rubrica, compariva anche questo pezzo a firma di Tommaso Melilli, uno degli scrittori di cose gastronomiche che più apprezzo (e questo non è un segreto visto che ho condiviso a ripetizione la sua vecchia rubrica Tovagliette, che stazionava tra le pagine di Rivista Studio). Insieme a pochi/e altri/e Tommaso ha la capacità di parlare di cibo in modo molto personale, parlando anche di sé ma senza risultare autoreferenziale. È questa la cifra stilistica che oggi definisce, a mio modo di vedere, l'approccio più moderno e fresco alla scrittura, quella gastronomica compresa. E il pezzo in questione, dedicato a ricostruire la figura di Bourdain e la sua importanza per un'intera generazione di cuochi e di scrittori, lo dimostra ampiamente. Clap clap clap - Esquire

Una notte in un allevamento intensivo di polli
In questa rubrica ho commentato e condiviso più volte articoli che parlano di allevamento intensivo. Questo, frutto della testimonianza diretta di un attivista dell'associazione Essere animali, spiega perfettamente il doppio cortocircuito che strozza il sistema dell'allevamento intensivo e della carne a poco prezzo: infiltratosi a lavorare presso un'azienda che alleva polli in modo intensivo, l'attivista sotto copertura ha visto con i suoi occhi le condizioni pessime in cui vivono gli animali, ben al di là del confine della legalità, e ha sperimentato le condizioni disumane di lavoro a cui sono costretti gli addetti del settore. Sembra quasi che il male non vada mai da solo: maltrattati i polli, maltrattati i lavoratori. Purtroppo è questa la ricetta di un'industria che ragiona soltanto in termini di massimizzazione del profitto e che inonda il mercato di prodotti scadenti e a bassissimo costo. Pensiamoci bene, quando compriamo un pezzo di carne - Internazionale

OLTRE CONFINE

Mid-Sized Farms Are Disappearing. This Program Could Reverse the Trend
Questo articolo di Virginia Gewin parla di fattorie americane, ma possiamo facilmente traslare le riflessioni che affronta anche sul piano europeo e italiano. Vi si racconta di come la realtà statunitense sia dominata da fattorie piccole o (al contrario) da aziende agricole di dimensioni enormi, che riforniscono l'industria alimentare e i grandi distributori. Una percentuale minuscola è tuttavia occupata da fattorie di medie dimensioni a conduzione famigliare, che guarda caso sono anche quelle più attente alla sostenibilità ambientale, al benessere animale e alle condizioni di lavoro dei dipendenti. Stanno nascendo una serie di programmi che vorrebbero favorire questo tipo di aziende, ed è una buona notizia. Ma soprattutto si stanno sviluppando progetti e iniziative per aiutare questo tipo di aziende ad arrivare direttamente al consumatore finale, che poi è il modo migliore per favorirne la diffusione perché regala sostenibilità economica a realtà che devono fronteggiare i colossi del cibo a bassissimo costo - Civil Eats

The Struggling Vineyards That Helped Inspire Karl Marx’s Communism
Qui è dove Reina Gattuso ci racconta come visitando la casa natale di Karl Marx che si trova a Treviri, in Germania, ci si possa facilmente accorgere di essere circondati dalle vigne. Siamo in Mosella, patria del Dio Riesling, e proprio qui non solo si ritrovano le radici biologiche di Marx, ma anche quelle del suo pensiero. Come dice l'articolo, pare che Marx abbia sviluppato i prodromi del suo articolato sistema concettuale proprio ragionando sull'economia del vino locale, schiacciata da alcune liberalizzazioni decise dal potere prussiano che colpirono soprattutto i piccoli vignaioli. Oltretutto Marx ed Engels erano abituali e spesso anche raffinati bevitori. In effetti, «incalzato da un intervistatore inglese nel 1865 su quale fosse la sua idea di felicità, Engels rispose "Chateau Margaux 1848". Il 1848 fu l'anno delle rivoluzioni che scossero l'Europa. Ma fu anche un grande anno per il vino francese» - Gastro Obscura

IN PILLOLE

Il primo ristorante siriano aperto da rifugiati a Torino è anche spettacolare
In questi tempi di "dagli allo straniero!" storie come questa riconciliano con il mondo, no? - Munchies

Tyson Foods is getting into the fake meat business
Ci si accorge di quanto un settore di mercato sia diventato appetibile (è il caso di dirlo) quando ci si buttano sopra i colossi - The Verge

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