SOTTOPIATTO News

Per un pugno di link: quello che scrivono gli altri

di Gabriele Rosso 13 lug 2019 0

Mobbing & cucine, i social dei vignaioli e le bottiglie che non compreremo più, davvero le mucche diventeranno obsolete?, la desolazione del panorama agricolo dell'Iowa.

Le cose più interessanti che ho letto sul web negli ultimi giorni, commentate.

Mobbing e molestie nelle cucine dei ristoranti raccontati da chi ci è passato
Sul tema negli ultimi mesi ci si sta spendendo abbastanza: ne parlano (finalmente) cuochi, maitre, critici, sindacalisti, giornalisti, e in questo caso Andrea Strafile. L'esplosione della questione lavorativa nelle cucine è un fatto assolutamente positivo, perché mi pare di poter dire che sia finita l'epoca in cui si nascondeva tutto sotto il tappeto o, peggio ancora, si accettavano le cose peggiori nel nome di una cultura condivisa machista e militaresca. A oggi manca tuttavia un passaggio fondamentale: quello delle associazioni di categoria e della politica, che di fronte a denunce sempre più frequenti e diffuse paiono mute e indifferenti. Rimane il dato positivo di quei ristoratori e cuochi che invece stanno proponendo modelli di lavoro positivi e sostenibili. Ma come al solito parliamo di lodevoli iniziative individuali, o poco di più - Vice

Vignaioli, smettete di condividere spazzatura sui social
Di questo articolo di Jacopo Cossater si è parlato, ma non quanto avremmo dovuto fare. Il fatto è che solleva, a distanza di sei anni dal caso Bressan (che chi segue le faccende vinose ben conosce), la questione del ruolo pubblico dei vignaioli e della loro esposizione mediatica sui social. E un surplus di riflessione è doveroso, di questi tempi sommersi dalle falsità via social network, altrimenti note come fake news. Provo a calare la questione nel mondo gastronomico, anche se in realtà riguarda chiunque esprima le proprie idee su Facebook e piattaforme sorelle. Viviamo all'interno di una bolla fortemente mediatizzata, in cui critici, giornalisti, PR, produttori di vino, panificatori, chef (etc.) si parlano quotidianamente. Dove? Proprio sui canali social. Prendere atto di questa condizione tutto sommato abbastanza "particolare" potrebbe aiutare il Bressan di turno a capire che le proprie esternazioni, quando oltrepassano in modo lapalissiano il limite della comune rispettabilità, diventano un potenziale boomerang per la propria attività. Quindi smettete di condividere spazzatura sui social, cari vignaioli, perché poi non potrete venire a raccontarci dove sta il confine tra sfera privata e sfera pubblica: lo avete infranto - Intravino

OLTRE CONFINE

Will Cows Be Obsolete?
Sì lo so, non è il caso che me lo ricordiate: ogni 3x2 condivido e commento qualche articolo sulla carne in provetta o la finta carne di origine vegetale. Il fatto è che, insieme alla questione delle condizioni di lavoro nei ristoranti, questo è uno dei temi di maggiore attualità gastronomica a livello globale, dal mio punto di vista. E quindi mi ripeto con questo articolo di Marissa Conrad, che a differenza di altri mette bene in evidenza ciò che si sta muovendo nell'industria della fake meat. Ora, a me pare che si stia ripetendo quanto successo con l'esplosione di Internet. Tutta questa retorica dell'innovazione che sconfigge gli allevamenti intensivi risuona nelle mie orecchie come il grido di un'industria che vuole diventare grande e distruggere un'industria già grande. Probabilmente avremo i nostri Google, Apple, Facebook, Amazon della carne, nel prossimo futuro. E una guerra tra colossi che, come sempre, stritolerà gli ingranaggi più piccoli, a partire dagli allevatori per bene e dai loro capi di bestiame. Sigh - GrubStreet

Iowa Crops Look Like Food — But No One’s Eating
Si parla spesso di Stati Uniti e agricoltura intensiva, di come l'industria del cibo (ma non solo) abbia trasformato il panorama agricolo di interi stati. Ebbene qui Mark Bittman ha sfoderato un superbo racconto di che cos'è l'Iowa oggi, uno staterello solcato da campi sconfinati di mais e soia e nulla più, votato alla monocoltura, con seri problemi di sostenibilità economica e ambientale. Una gabbia per i coltivatori, in poche parole, che non hanno alternative rispetto alla scelta di fare monocoltura intensiva, l'unica che grazie ai sussidi statali (e non grazie a una vera sostenibilità di mercato del sistema) gli permette di vivere. Il risultato è un mondo desolato e desolante, quasi da film, in cui tutto è meccanismo che stritola l'umano. L'articolo è davvero molto bello ed evocativo: leggetelo - Heated

IN PILLOLE

Food delivery: la CGIL lancia "no easy rider"
Una notizia positiva per i rider che consegnano cibo a domicilio e che spesso popolano le nostre cronache per essere sottopagati e sfruttati - Gli Stati Generali

Don’t ask your waiter what to order – and other ways to be a perfect diner
Se vuoi trattare nel modo giusto un cameriere, trattalo come tratteresti un famigliare che ti sta servendo del cibo - The Guardian

COMMENTI (0) AGGIUNGI UN COMMENTO



* Campi obbligatori

Non ci sono commenti