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Patate d’Irlanda: non solo birra per San Patrizio

di Camilla Micheletti 14 mar 2019 0

Aspettando il giorno del patrono d’Irlanda, raccontiamo la storia e il futuro di uno dei cibi più importanti per l'alimentazione globale.

Foto di Keogh’s

Anche se l’ospite d’onore di San Patrizio, il patrono d’Irlanda che cade il 17 marzo, è tradizionalmente la birra – in particolare la Guinness –, c’è un altro cibo che ha da sempre una forte connotazione irlandese.

Le patate rappresentano per gli irlandesi un passato doloroso mai dimenticato e allo stesso tempo una possibilità di riscatto.

Per raccontare la storia della patata in Irlanda dobbiamo proiettarci nell’isola d’inizio Ottocento: nella prima metà del secolo la popolazione era raddoppiata e la miseria, la scarsità di cibo e le condizioni climatiche adatte fecero sì che le patate diventassero l’alimento più comune per buona parte della popolazione. La dieta si basava su un unico tubero, e addirittura sulla sola varietà Lumper.

A partire dall’autunno del 1845 sulle foglie di alcune piante cominciarono a comparire delle macchie gialle e brune: erano i primi segnali della Phytophthora infestans, un microrganismo contenuto secondo alcuni nel guano che gli agricoltori americani importano dal Perù (altri individuano nel Messico il centro di irradiazione del patogeno).

Quando le patate furono estratte dal suolo, infatti, erano in gran parte marce e la metà del raccolto di quell’anno venne perduto. Politici e intellettuali locali proposero misure per contrastare la crisi, tra cui il divieto di esportazione dei cereali e l’aumento delle aree coltivate a patata. Ma non bastò: l’anno successivo la distruzione fu totale. Le patate iniziavano a marcire prima ancora di essere raccolte, e formavano una poltiglia putrescente quando venivano accumulate nei magazzini.

La Grande Carestia – The Great Famine o An Gorta Mór in irlandese – andò avanti per sette anni, fino al 1852, e si stima che in questo periodo più di un milione di persone persero la vita per la fame o per le malattie legate alla denutrizione, mentre circa due milioni cercarono la salvezza emigrando negli Stati Uniti.

The Great Famine, la Grande Carestia

Sono trascorsi quasi due secoli dalla Grande Carestia, ma la memoria dolorosa di quegli anni è rimasta nelle coscienze degli irlandesi, e le patate sono diventate l’alimento simbolo di un popolo che riesce ad approcciarsi con orgoglio alle storie di successo che fanno conoscere nel mondo i loro prodotti.

Un alimento umile, che ricorda un passato difficile ma allo stesso tempo può diventare la base su cui costruire progetti di integrazione a basso impatto ambientale.

Oggi le patate in Irlanda vengono coltivate in diverse varietà e per gli usi più disparati. Uno degli ambiti più interessanti è l’ampio spazio destinato alla produzione di patate che prima di essere immesse nel mercato saranno trasformate in chips.

In questo settore si possono rintracciare storie virtuose di aziende familiari che con il loro lavoro stanno cercando di contrastare alcune delle emergenze in atto nel pianeta come la fame e il cambiamento climatico.

Tom Keogh
Foto di Keogh’s

Tom Keogh, fondatore e direttore di Keogh’s, azienda produttrice di patatine fritte che coltiva i propri prodotti (From crop to crisp è il loro motto) con sede a nord di Dublino, è uno di questi.

«Spesso ci si raccomanda di parlare solo di quello che conosciamo bene», si legge sul loro sito. «Ma perché non fare un passo ulteriore e provare a insegnare qualcosa della nostra esperienza? Noi di Keogh’s sappiamo due o tre cose sulla coltivazione delle patate che vale la pena condividere. Dietro le patate c’è una scienza e noi l’abbiamo perfezionata. Lo facciamo da secoli e continueremo a produrre le migliori patate d’Irlanda per i secoli a venire. Da 200 anni, infatti, ci siamo impegnati per produrre secondo gli standard più elevati con un occhio di riguardo per l'ambiente». 

Negli ultimi anni Keogh’s ha attivato una collaborazione con l’irlandese Vita, un’agenzia no profit di sviluppo internazionale attiva nella lotta alla fame e ai cambiamenti climatici nel Corno d’Africa.

La collaborazione li ha portati fino in Etiopia del sud, dove hanno dato inizio a un progetto incentrato sulla coltivazione delle patate: «Grazie a Vita – racconta Tom – abbiamo cominciato portato in Africa la nostra esperienza su come coltivare patate sane e deliziose. Stiamo assistendo i nostri partner etiopi per rifornirli di macchinari a risparmio energetico che riducono la quantità di carburante consumato. Stiamo anche lavorando per creare accessi a sorgenti di acqua fresca e pulita. Tutti questi elementi forniscono una buona base di partenza per coltivare le patate, mentre allo stesso tempo aiutano l’ambiente».

Se è vero che la conoscenza è potere, grazie a una collaborazione internazionale i contadini dell’Etiopia del sud hanno acquisito il know how e gli strumenti per coltivare, raccogliere e immagazzinare il raccolto per i mesi più scarsi dell’anno.

«Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno, ma insegnagli a pescare e potrà nutrirsi per tutta la vita». Perché non farlo quindi con l’umile patata?

Coltivazione di patate
Foto di Keogh’s
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