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L’enoturismo: quando l’esperienza in cantina vale più della degustazione

di Camilla Micheletti 23 mag 2019 0

Torna “Cantine Aperte”, l’evento che accoglie i turisti del vino in oltre 800 cantine.

Che cosa c’è di meglio di un buon bicchiere di vino per iniziare a conoscere il territorio che stiamo visitando? Secondo il Master of Wine Jane Hunt, “i primi 10 minuti in cantina, quelli che passano prima di assaggiare un vino, fanno la differenza tra un’esperienza di successo e una visita sgradevole”.

Nel nostro Paese l’enoturismo, l’abitudine a visitare cantine e aziende agricole per scopi culturali e ricreativi, affonda le proprie radici nella prima metà del secolo scorso con illustri rappresentanti del mondo del giornalismo. Indimenticabile è il reportage di Mario Soldati Viaggio nella Valle del Po, ma anche la raccolta Il Ghiottone Errante di Paolo Monelli. L’enoturismo mai come oggi rappresenta una risorsa irrinunciabile del nostro Paese, meta prediletta per quei viaggiatori che si rivelano consapevoli, curiosi e attivi, decisi a rendersi partecipi e non semplici spettatori di ciò che avviene intorno a loro.

Oggi, secondo i dati raccolti da Enit − Agenzia Nazionale del Turismo, «il 22,3% dei turisti italiani e il 29,9% degli stranieri sceglie l’esperienza enogastronomica»: un settore in costante crescita che quest’anno, per la prima volta, è stato regolamentato attraverso il Decreto legge sull’enoturismo, firmato il 12 marzo dal Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Gian Marco Centinaio.

Il Decreto legge getta le prime basi per fare chiarezza in un settore tanto importante quanto ancora poco controllato, permettendo alle aziende di regolamentare le loro attività di accoglienza, di divulgazione e degustazione, proponendo particolari percorsi esperienziali e turistici incentivando il mercato dei viaggi, delle vacanze e del turismo.

Tra i promotori della legge ci sono diverse realtà come Unione Italiana Vini e Movimento Turismo del Vino.

Ed è stato proprio il Movimento Turismo del Vino, nato, per citare le parole del presidente Nicola D’Auria, da «un gruppo «di sognatori che trent’anni fa si sono inventati questa bellissima iniziativa», a essersi inventato alcuni dei format di successo per i turisti del vino.

Tra gli appuntamenti più seguiti c’è Cantine Aperte, giunto alla 27esima edizione, in programma il weekend del 25-26 maggio.

Per gli enoturisti questo fine settimana è il momento giusto per andare alla scoperta delle cantine del proprio territorio. Cantine Aperte è un evento che registra ogni anno oltre il milione di partecipanti e che rappresenta la più grande festa europea sul vino, tanto da suscitare l'attenzione di paesi come la Spagna, che ha accolto il Movimento Turismo del Vino a gennaio al Fitur di Madrid, l’evento che apre la stagione delle più importanti fiere internazionali dedicate al settore turistico.

Sono moltissime le iniziative che animeranno le aziende di tutta Italia, raccolte sotto grandi temi regionali: tra le più curiose ci sono lo “yoga in vigna”, in programma in alcune cantine della Campania, le esperienza di degustazione alternativa con Cantine Aperte in vespa nell’Oltrepò Pavese, gli itinerari in bicicletta (elettrica e non) in Piemonte e Friuli Venezia Giulia e le camminate slow alla scoperta dei vigneti in Abruzzo, Basilicata e Lombardia. Dall’arte della viticultura e della vinificazione, passando per la cultura degli abbinamenti enogastronomici, per arrivare fino all’arte del buon bere: la Toscana e il Veneto apriranno le porte di spazi dove l’arte si mescola al patrimonio enogastronomico.

«La nostra associazione – afferma il Presidente di Movimento Turismo del Vino, Nicola D’Auria – raccoglie circa 900 cantine dalla Valle d'Aosta alla Sicilia che rispettano alti standard di accoglienza e porta avanti la filosofia del “vedi cosa bevi”: dare la possibilità agli enoturisti di vedere che cosa c'è dietro a una bottiglia di vino. Per questo ci candidiamo a girare il mondo per raccontare le bellezze dei nostri territori e dei nostri produttori, e chiediamo che le nostre cantine vengano riconosciute come mete turistiche a tutti gli effetti

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