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La viola mammola… e la primavera è dietro l’angolo!

di Franco Lodini 18 feb 2019 0

Usi in cucina e aneddoti artistici di questo delicato fiore dalle mille sfaccettature.

Chi dice primavera dice fiori, così, poiché ci siamo quasi, comincio una serie di presentazioni di alcuni fiori primaverili commestibili. Scoprirete che, oltre per decorare le vostre misticanze crude, si possono utilizzare anche in tante altre preparazioni.

Non posso che iniziare dalla viola mammola (Viola odorata) che spunta, ancor prima della primula, al margine di boschi, lungo le siepi, in luoghi erbosi e ombrosi. Molto pudica e ritrosa, il suo fiore non è molto appariscente, si nasconde spesso sotto le foglie, ma se vi avvicinate e scostate le foglie con la mano sentirete subito sprigionarsi un profumo intenso che la rivelerà, ma sbrigatevi a raccoglierle perché il periodo di fioritura dura molto poco.

Questa piantina perenne, comune in tutto il territorio italiano fino a 1200 m, ha un fusto a stoloni striscianti e produce fiori al secondo anno; il peduncolo fiorale porta una corolla violetta molto profumata che termina in un lungo sperone e fiorisce tra febbraio e aprile.

Ma non limitiamoci a raccoglierne i fiori, che aggiungono bellezza e profumo alle vostre prime misticanze primaverili. Usiamo soprattutto le foglie più tenere, che sono solo basali e di color verde scuro, a volte marezzate anche di giallo. Queste foglioline dal gusto leggermente dolciastro le potete mescolare con altre erbe per mangiarle in insalata (da sole sono leggermente lassative), oppure utilizzando anche quelle un po’ più grandi e coriacee, per fare minestre (tra l’altro le foglie della viola mammola hanno anche proprietà addensanti) o per frittate e torte salate.

Le foglie basali verde scuro della viola mammola

Ecco invece alcuni modi di utilizzare i fiori per mantenerne nel tempo l’aroma e l’incantevole profumo.

Una semplicissima operazione, che potete sfruttare per tutti i fiori piccoli, è quella di ghiacciarli nei cubetti di acqua, come abbiamo già descritto per i fiori della borragine.

Se li fate essiccate (in maniera accurata e veloce), li potete usare nelle altre stagioni per fare infusi che sono considerati dalla medicina popolare un buon rimedio per bronchiti, tosse e catarro: mettete semplicemente qualche fiore secco in infusione per circa 5 minuti e per poi accompagnarli a una scorzetta d’arancia.

Se invece tenete in infusione le violette essiccate per più tempo e aggiungete una buona quantità di zucchero, otterrete uno sciroppo molto profumato di un intenso colore viola che potete usare come colorante naturale per i vostri dolci.

Sempre per mantenere intatto il loro fascino nel tempo, potete farne una confettura originale e profumatissima, raccogliendo circa 100 grammi di fiori (armatevi di pazienza e trovate il prato giusto perché ne dovete raccogliere tantissime!), avendo cura però di aggiungere alle vostre violette anche una mela a pezzetti e il succo di un limone; dopo aver bollito il tutto, frullatelo per renderlo omogeneo e aggiungete del miele, continuando la cottura fino a quando il composto si addensa.

Infine le violette si possono anche candire con questo procedimento: in uno sciroppo di acqua e zucchero (si prepara facendo bollire una soluzione satura di acqua e zucchero fino a che non si ottiene un liquido denso) si immergono i fiori, si tolgono, e dopo che si sono asciugati, si ripete l’operazione, infine si mettono nel forno a calore moderato: il risultato sarà dei bellissimi fiori canditi.


Istruzioni per l’uso: abbiamo definito la violetta un “fusto a stoloni striscianti”; che cosa vuol dire? Facciamo allora un po’ di chiarezza sui vari tipi di fusto delle piante. Il fusto (detto anche “caule”) è il corpo centrale delle piante, normalmente fuori dal terreno, che sostiene le foglie e gli altri organi aerei e li collega alle radici. Alcuni fusti però sono sotterranei, e assumono forme diverse. Tra questi ci sono i rizomi, che sono fusti sotterranei a decorso orizzontale (per esempio quelli del giaggiolo), i bulbi che hanno un disco centrale da cui partono le radici e sopra ai quali si forma una gemma, intorno a essa si accumulano a strati delle foglie carnose (per esempio la cipolla: l'avreste mai pensato che della cipolla noi mangiamo le foglie sotterranee?), infine i tuberi, che sono porzioni di fusto sotterraneo, ingrossate per contenere sostanze di riserva (per es. la patata). Gli stoloni sono un particolare tipo di rizoma che oltre a essere a decorso orizzontale cresce sul terreno ed è anche strisciante come nelle nostre violette.

Le erbe nell’arte: La primavera ha sempre simboleggiato la vita che riprende dopo la morte invernale, eppure c’è un bellissimo e famoso quadro di un pittore inglese dell’800, John Everett Millais (1829-1896), che sembra contraddire questo assioma: si tratta dell’Ophelia, il noto personaggio dell’Amleto di Shakespeare, che finirà la sua vita affogando in un corso d’acqua, delusa dall'amore per Amleto e divenuta folle per l’assassinio del padre a opera dello stesso Amleto.

Ed è così che la vediamo nel quadro di Millais, un quadro mistico e romantico, dove la giovane morta sembra galleggiare in una profusione di fiori, con un corpo diafano regalmente vestito, dal volto triste con la bocca semiaperta e gli occhi grigi che guardano verso un cielo che forse non l’ha accolta, immersa nell’acqua di un torrente ma con intorno tantissime piante e fiori che aveva raccolto lei stessa e che sono citati nell’opera di Shakespeare.

Naturalmente il valore simbolico è in ogni fiore e così riconosciamo le margheritine (Bellis perennis), che rappresentano l’innocenza, e i papaveri (Papaver Rhoeas), che rappresentano il sonno e la morte. Sulla riva vicina, l’arbusto di rosa canina (Rosa canina) rappresenta invece la gioventù, l'amore e la bellezza. Ma se guardate il collo di Ophelia, c’è ad adornarlo una collana di violette, che simbolicamente sono la fedeltà, la castità, l’amore non corrisposto e la morte da giovani.

Come scrisse il grande bardo: “Ecco le viole, i fiori dei pensieri […] Vorrei darvi qualche violetta, ma son tutte appassite alla morte di mio padre. Dicono che ha fatto una buona fine” (Amleto, Atto IV, Scena V, 176-185).

“Ophelia”, dipinto di John Everett Millais
La collana violette nel particolare di “Ophelia”, dipinto di John Everett Millais
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