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No pastiera no Pasqua

di Redazione 21 mar 2016 0

Curiosità sul dolce partenopeo con più di diecimila versioni, che pare abbia strappato il sorriso a una regina alquanto austera.

Pastiera

Foto di Paolo Della Corte - Foodrepublic

Ecco un dolce dalle origini davvero antichissime, la pastiera. Infatti, non mancava mai nelle feste pagane che celebravano il ritorno della primavera, quando le sacerdotesse di Cerere portavano in processione le uova, come simbolo di vita che rinasceva. L’uso del grano poi, a volte sostituito dal farro e poi mescolato con la ricotta, è strettamente legato alla tradizione di consumare pane al farro nel corso dei matrimoni romani, detto appunto confarratio. E si sa anche che all’epoca di Costantino il Grande, i catecumeni, nella notte di Pasqua, al termine della cerimonia del battesimo, ricevevano delle focacce rituali a base di latte e miele

LEGGI LA RICETTA ⇒ Pastiera

LA LEGGENDA 

Le leggende invece raccontano che la pastiera sia legata al mito della sirena Partenope che rallegrava, con i suoi canti, la vita degli abitanti di Partenope, poi diventata Neapolis e infine Napoli. Costoro, riconoscenti, vollero portarle in omaggio dei doni che ricordassero la loro terra. E quindi, le uova, da sempre simbolo della terra in perpetuo rinnovamento, la farina, simbolo della ricchezza e della forza della campagna, la ricotta come dono dei pastori e delle loro greggi, il grano tenero, simbolo dell’unione dei due regni della natura, quello animale e quello vegetale, le spezie, che rappresentano i tanti popoli che abitano il mondo, l’acqua di fiori d’arancio, a racchiudere i tanti profumi della natura e infine lo zucchero come simbolo della dolcezza del canto della sirena. Partenope, grata per i doni ricevuti, li offrì a sua volta agli dèi, i quali rapiti dai suoi dolcissimi canti, mescolarono tutti gli iongredienti e come per magia ne tirarono fuori la pastiera, buona e dolce come la musica di Partenope

CURIOSITÀ

La pastiera è stata il dolce preferito anche da re e regine. Famosa è restata quella di Maria Carolina d’Austria, moglie di Ferdinando II di Borbone, conosciuto per il suo animo da buontempone. Al contrario del marito però, la regina era invece di indole nordica e austera, al punto che i suoi sudditi la chiamavano “chilla che nun redeva maje”, quella che non rideva mai. Così un giorno il re la invitò ad assaggiare una fetta del delizioso dolce e la regina non riuscì a trattenere un sorriso. “Per far sorridere mia moglie ci voleva la pastiera, ora dovrò aspettare la prossima Pasqua per vederla sorridere di nuovo!”, commentò sua maestà! 

TANTE PASTIERE

A Napoli esistono più di diecimila ricette di pastiere, in pratica ogni famiglia ha il suo segreto. Tante sono le varianti, c’è quella sorrentina con la crema pasticciera, la pastiera con i tagliolini che si fa nel nolano e quella di riso del beneventano, quello che è indiscusso è che l’elemento fondamentale di questo dolce è il grano. Sono però tante le preparazioni e le tecniche che lo riguardano. Oggi per esempio sono in molti ad usare il grano in barattolo, per accorciare i tempi della preparazione, tanti poi preferiscono il grano tritato, alcuni addirittura frullano insieme grano e canditi, ma la ricetta tradizionale esige invece che il grano sia sì morbido ma pur sempre intero e consistente, di modo che tutti gli ingredienti si distinguano tra di loro. In ogni caso la pastiera non va mai preparata oltre il Giovedì o il Venerdì Santo perché tutti i complessi gusti di questo dolce devono avere il tempo di amalgamarsi alla perfezione. 

Testo tratto da ⇒ I menu della festa - collana Cuciniamo Insieme

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