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La festa del papà, una scusa per ingozzarsi (ancora) di frittelle

di Redazione 17 mar 2017 0

Il carnevale è passato, ma se si ha ancora voglia di dolcetti fritti i festeggiamenti per la giornata del papà sono un’ottima occasione. Per mangiarli e per imparare a farli…

Foto di FOTO PAOLO DELLA CORTE - FOODREPUBLIC

È tradizione italiana, pressoché di tutte le regioni, preparare frittelle dolci il 19 di marzo, giorno della festa di San Giuseppe nonché del papà. Ma… qual è la loro storia? Si narra che, quando Giuseppe e Maria dovettero fuggire in Egitto per salvare Gesù dalla furia di Erode, avendo Giuseppe lasciato la sua bottega, non poteva più fare il suo lavoro e per sopravvivere si mise a fare il friggitore ambulante. E così, per solennizzare la festa, in Sicilia si friggono gli sfinci, a Napoli le zeppole, a Roma i bignè farciti di crema, a Firenze le frittelle di riso, a Milano i tortelli e a Genova i frisceu, fatti con pasta lievitata punteggiata di uvetta.

Se siete pigri e non vi alletta l’idea di un pellegrinaggio per sagre e mercatini domenicali in cerca di queste prelibatezze, ecco una ricetta da provare a casa, accompagnata da qualche suggerimento per gestire al meglio il fritto.


 FRITTELLE DI RISO FIORENTINE

Ingredienti per 6 persone

200 g di riso Originario
800 ml di latte
un uovo intero e un tuorlo
80 g di farina 00
un cucchiaino da caffè colmo di lievito in polvere
30 g di burro
30 g di zucchero
un cucchiaio di Rum
la scorza di un limone non trattato
sale

Per friggere
olio di arachide

Per le frittelle
zucchero semolato

Preparazione della ricetta

Raccolgo il latte in una casseruola con la scorza grattugiata di limone e ½ cucchiaino di sale e metto la casseruola sul fuoco con la reticella rompifiamma. Appena inizia l’ebollizione, unisco il riso e lo faccio cuocere dolcemente per poco meno di mezz’ora, fino a quando avrà assorbito completamente il liquido.

Ritiro la casseruola dal fuoco e unisco il burro a pezzetti e lo zucchero e mescolo bene. Lascio raffreddare completamente, poi verso il composto in una ciotola, la copro con la pellicola e la passo in frigorifero per qualche ora (o per tutta la notte). Trascorso questo tempo, lavoro un po’ il riso con il cucchiaio di legno per ammorbidirlo, poi unisco il Rum e, continuando a mescolare, la farina setacciata con il lievito, l’uovo e il tuorlo. Amalgamo bene e lascio riposare ancora per un’oretta.

Metto sul fuoco la padella con olio abbondante (almeno due dita) e, quando è caldo (170°), calo il composto a cucchiaiate (cucchiaino da tè). Le faccio cuocere per pochi minuti e le scolo quando sono belle gonfie color oro scuro e le passo su un doppio foglio di carta da cucina.

Quando sono tutte pronte, le rotolo nello zucchero semolato e le sistemo nel piatto da portata. Le servo tiepide o fredde ma comunque in giornata.


Tips & tricks

Per le frittelle è consigliabile usare il riso Originario, indicato per la preparazione dei dolci perché tende a perdere amido e quindi a tenere insieme i chicchi. Un consiglio: prima di calare tutte le frittelle in padella, conviene comunque provarne una. Se una volta in padella diventa piatta e non rotonda, basta aggiungere al composto un’altra cucchiaiata di farina setacciata.

Riso Originario
Foto di FOTO PAOLO DELLA CORTE - FOODREPUBLIC

I ferri del mestiere

Innanzitutto la padella. È lei la fedele compagna delle vostre ore di frittura. Rotonda, bassa, di metallo, con un manico di lunghezza uguale al suo diametro. Parliamo della padella. Il suo nome deriva dal latino patella vale a dire piccolo piatto. Le prime padelle vengono da lontano e l’esemplare più antico è stato ritrovato negli scavi di Pompei. La sua forma attuale invece risale probabilmente al XVII secolo. All’inizio per fabbricarle si utilizzava solo ferro battuto con il martello, poi si passò al ferro smaltato, quindi all’alluminio e all’acciaio inossidabile per arrivare alle odierne padelle antiaderenti. Ma la padella classica è quella di ferro nero, chiamata lionese, ideale per tutti i tipi di frittura, perché essendo il ferro nero un modesto conduttore di calore, agisce quale “regolatore” della fiamma, evitando che la temperatura all’interno della padella aumenti in maniera brusca

E poi, come non parlare della schiumarola? Questo strumento, indispensabile per la frittura, esiste, pensate un po’, già dal VI secolo! Può essere di legno o di metallo e serve per schiumare la superficie di brodi, salse o zuppe, per eliminare insomma le impurità e i residui. Ma è utile anche per scolare dall’olio di frittura gli alimenti già cotti. A questo scopo la schiumarola è provvista di una pala forata e di un lungo manico che impedisce di scottarsi le mani anche quando la si immerge in liquidi bollenti. La schiumarola specifica per il fritto si chiama "ragno". È fatto di filo metallico molto sottile intrecciato a formare una griglia molto rada e a differenza della comune schiumarola permette di scolare il fritto senza tirare su anche un po’ di olio.

La schiumarola da frittura, altrimenti detta "ragno"
Foto di FOTO PAOLO DELLA CORTE - FOODREPUBLIC

Per finire in bellezza... ecologia domestica

Pur avendo un’origine vegetale, l’olio non è facilmente degradabile nell’ambiente, perciò, onde evitare che la nostra golosità vada a scapito del pianeta, bisogna assolutamente evitare di svuotare la padella nello scarico del lavello o in quello del WC. Una volta raffreddato, l’olio va versato in un contenitore qualunque (quello del latte o dei succhi di frutta) e portato in una delle apposite “isole ecologiche” ormai presenti un po’ dappertutto. In alternativa è possibile consegnarlo presso i distributori di benzina o i supermercati abilitati al ritiro.

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