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La cimbalaria tra Storia e arte

di Franco Lodini 28 mag 2019 0

Caratteristiche e ricorsi storico-artistici di questo spettacolare mosaico di foglie che impreziosisce i muri antichi.

I francesi la chiamano ruine de Rome forse perché la cimbalaria (Cymbalaria muralis) non disdegna di crescere tra rovine e ruderi degli antichi monumenti dell’urbe. È una piantina perenne dai fusti filiformi con foglie a forma di cuore e lungo picciolo, di colore verde chiaro, qualche volta rossicce nella pagina inferiore; la corolla violetta-biancastra è bilabiata e fiorisce da marzo a ottobre.

Basta un po’ di sabbia nelle crepe di un vecchio muro inumidito dall’acqua per consentire a questa piantina di vivere e di ravvivare con le sue foglie e i suoi fiori un angolo, una crepa, una fessura di muro, meglio se antico, per questo si trova bene nel nostro paese, infatti si trova in tutta Italia, fino a 1500 metri.

I suoi fiorellini celesti puntati di giallo, così graziosi da assomigliare a orchidee in miniatura, diventano un grazioso ornamento anche nei quadri degli acquarellisti e sono presenti persino nelle “parlanti ruine” delle famose incisioni del Piranesi.

Di questa graziosa piantina si usano le foglie e i fiori: ci sono quasi tutto l’anno, tranne nei periodi siccitosi; un tempo era ricercata per le sue proprietà antiscorbutiche e diuretiche, oggi non più, anche perché, se usata in grandi quantità è lievemente tossica, ma qualche fogliolina e qualche fiorellino li potete tranquillamente mettere come ornamento di una misticanza cruda per aggiungere un tocco di bellezza e un po’ di freschezza.

Istruzioni per l’uso: le strategie di sopravvivenza e di riproduzione delle piante sono veramente incredibili! Una caratteristica molto interessante e particolare della cimbalaria è che i suoi fiorellini sono un capolavoro di sopravvivenza naturale perché, dopo essere stati impollinati e diventati frutti, i peduncoli che li portano diventano più lunghi e invece di cercare la luce, per il fenomeno che si chiama “eliotropismo negativo”, si girano verso l’ombra per non disperdere a terra il loro prezioso carico di semi ma rilasciarlo nelle fessure e nelle crepe permettendo così alla piantina di riprodursi.


Le erbe nell’arte:

Francesco Melzi è l'autore di alcuni dipinti che qualcuno, a prima vista, potrebbe attribuire a Leonardo: talmente simile era lo stile e il suo talento, che alcuni lavori di Francesco furono dapprima attribuiti a Leonardo da Vinci, soprattutto negli ultimi anni di vita del maestro toscano quando la salute lo stava abbandonando e non era più in grado di prendere in mano il pennello.

Proveniente da una famiglia nobile lombarda, che ospitò spesso il maestro toscano, durante il soggiorno milanese, nella villa di famiglia a Vaprio d’Adda, Francesco Melzi ne era l’allievo prediletto già a quindici anni e lo accompagnò nei suoi numerosi spostamenti, fino in Francia, rimanendogli accanto fino alla morte. Così grande era il suo attaccamento e la sua dedizione al maestro, che Leonardo gli lasciò in eredità “tutti et ciascheduno li libri che edicto testatore ha de presente et altri istrumenti et portracti circa l’arte sua et industria de pictori”, quadri, volumi, manoscritti che trasferì nella sua villa di Vaprio e conservò per tutta la vita. Tornato in Italia si sposò con Angiola della nobile famiglia dei Landriani e da lei ebbe ben otto figli.

Tra i pochi dipinti firmati da Francesco Melzi, quello che vi presento ora, la Colombina (o Flora), si trova all’Ermitage di San Pietroburgo. Oltre al seducente ritratto di donna con un seno nudo e il sorriso enigmatico (non vi ricorda un po’ quello della Gioconda?) ecco la nostra poco appariscente ma bellissima piantina in alto a destra nel quadro: sicuramente la cimbalaria era sui muri della villa di Vaprio se Francesco Melzi la dipinge con notevole accuratezza botanica e precisione in questo dipinto. Nel linguaggio dei fiori la cimbalaria significa “l'amor nascosto”: chissà a quale amore nascosto si riferiva il misterioso Francesco…

Francesco Melzi, “Colombina o Flora”, 1520; olio su tavola di legno trasportato su tela (76 x 23 cm) - museo dell’Ermitage, San Pietroburgo
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