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La cena di magro: perché prima di Natale si mangia il pesce?

di Redazione 13 dic 2016 0

Tradizioni e superstizioni legate all'usanza di consumare il pesce alla Vigilia, più alcune curiosità sull'orata e una ricetta.

Orata in crosta

Foto di Paolo Della Corte-Foodrepublic

Nella notte di Natale si credeva che avvenissero prodigi e incantesimi e che per farne parte bisognasse “purificarsi”, mangiare cioè di magro, così ancora oggi il pesce non manca mai sulle nostre tavole, e a Roma e a Napoli trionfa “il capitone”, la grossa anguilla simbolo di amicizia e fratellanza. Sempre presenti anche le zucche che portano fortuna. Ecco cosa dovete fare: l’antivigilia, appena alzati, bollite una zucca e mangiatene un piccolo pezzo, sarà di buon augurio per la salute. Quello che resta mettetelo in un piattino accanto a del sale grosso e a un po’ di pane. La sera della Vigilia, poi, fatevi il segno della croce e mangiatene un altro pezzetto. Infine a Natale usate il sale per insaporire il brodo e conservate invece il pane in frigorifero. Non ci crederete ma vi servirà, pensate un po’, a curare la pertosse!

Ricordate poi di lasciare la tavola apparecchiata fino alla mezzanotte, con tutti i piatti sporchi. Questo permetterebbe ai morti di avvicinarsi alla tavola e, almeno per una notte, godere anch’essi di una buona cena, così si dice.

Leggi la ricetta ⇒ Orata in crosta

L'ORATA

Sua maestà, la regina Orata. Questo è il meritato titolo di questo pesce, localmente chiamato anche aurada, dorada, orada, rurata, canina, carina. Il suo è davvero un aspetto regale: sul capo, infatti, proprio in mezzo agli occhi, ha una specie di mezzaluna color oro che ricorda una corona regale. L’orata è superba, severa, incute quasi soggezione. Il suo è un corpo alto, ovale, massiccio, che Sua Maestà porta in giro con grande signorilità. Le piace girovagare insieme a pochi sudditi fidati e il suo pasto preferito sono molluschi e crostacei che divora in grandi quantità, triturando i gusci con le sue possenti mascelle. Ha quello che viene chiamato “uno stomaco di ferro”, in grado di digerire e sopportare i gusci di conchiglie che inghiotte insieme alla polpa.

È un pesce che può anche essere allevato, una pratica che ha origine antichissime, risalente addirittura ai tempi dell’impero romano, durante il quale costruivano vasche ad hoc alimentate con acqua di mare. Io però preferisco quelle pescate, che nuotando liberamente e avendo meno cibo a disposizione, hanno carni più magre e saporite.

Testo tratto da ⇒ I menu della festa - collana Cucinare insieme

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