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In cucina con Leonardo, tra invenzioni, fastosi banchetti e fantasiosi aneddoti

di Davide Pellegrino 20 mag 2019 0

Nel 500° anniversario della morte, ricordiamo il Grande Genio a cui si devono anche mirabili invenzioni a supporto dell’arte culinaria.

Quest’anno si celebrano i 500 anni dalla morte di un genio assoluto della nostra penisola, il grande Leonardo da Vinci. Leonardo nasce il 15 aprile del 1452 in un piccolo paese vicino a Vinci in Toscana, dalla relazione tra un notaio e una contadina. All’età di quattordici anni Leonardo si trasferisce a Firenze entrando, come apprendista, nella bottega del Verrocchio dove comincerà a sviluppare tutta la sua creatività e genialità.

Un lato di Leonardo che forse è poco conosciuto, ma che incuriosisce da sempre studiosi e appassionati di tutto il mondo, è il suo rapporto con la cucina. Possibile che un genio come Leonardo non si sia dilettato anche nell’arte culinaria? Ebbene sì, il genio di Leonardo ha lasciato il segno anche in questo campo. Se proprio dobbiamo essere sinceri, tra i diversi codici a lui attribuiti (circa 13.000 pagine) non vi sono in realtà particolari riferimenti a temi o ricette di cucina. Nel cosiddetto Codice Atlantico, però, vi sono riportate diverse invenzioni memorabili che certamente hanno contribuito allo sviluppo e all’evoluzione dell’arte culinaria alleviando il lavoro nelle cucine e migliorando la trasformazione delle materie prime e, non da ultimo, esaltando l’arte del ricevimento e dell’intrattenimento degli ospiti durante i fastosi banchetti rinascimentali.

Tra le invenzioni più rilevanti, ad esempio, ricordiamo l’acciarino automatico a pietra focaia per l’accensione dei fuochi (concepito prima in ambito militare, come accade ancora oggi per molte nuove tecnologie), diversi sistemi per il pompaggio dell’acqua, elemento fondamentale nelle cucine, ieri come oggi. E ancora, diversi modelli di apparecchi meccanici per girarrosti costruiti sfruttando ingranaggi con contrappesi o pale mosse direttamente dall’aria calda del fuoco; mulini e macine per il grano e presse per l’estrazione dell’olio d’oliva, nonché diversi tipi di forni e fornelli, all’epoca ancora poco evoluti.

Disegni di Leonardo da Vinci di due modelli di girarrosto

Dicevamo poi del ruolo di Leonardo nel creare piacevoli ambientazioni per banchetti e feste signorili. Sembra strano, ma Leonardo fu anche scenografo e coreografo di corte durante il suo soggiorno a Milano. Nel 1482 Leonardo, infatti, lascia Firenze per trasferirsi nella più avveniristica Milano dove sotto Ludovico Sforza (detto Il Moro) si presenta in qualità di ingegnere civile e militare (sono famose le sue macchine da guerra), oltre che di pittore e scultore. Tra i tanti incarichi che Ludovico il Moro gli affida c’è anche quello, forse sconosciuto ai più, di scenografo, coreografo e disegnatore di costumi per i banchetti e gli spettacoli d’intrattenimento a corte. A quell’epoca i banchetti erano eventi in cui le famiglie nobili mettevano in mostra il loro potere cercando di ottenere il favore dei loro prestigiosi ospiti. Erano quindi occasioni perfette per esaltare tutte le loro virtù con incredibili allestimenti. Uno dei più celebri è quello noto come la “Festa del Paradiso”, alla cui realizzazione Leonardo contribuì direttamente realizzando una fantasmagorica scenografia. L’occasione era la festa per il matrimonio di Gian Galeazzo Sforza e Isabella d’Aragona, figlia del re di Napoli Alfonso II d’Aragona, per la quale Ludovico il Moro chiese a Leonardo di occuparsi personalmente dell’allestimento scenografico. L’evento ebbe luogo il 13 gennaio 1490 nella sala verde del Castello Sforzesco e vide la partecipazione di centinaia di invitati tra nobildonne e loro accompagnatori. Nella prima parte dell’evento si svolsero le danze, mentre la seconda parte fu occupata da una rappresentazione teatrale a cura proprio di Leonardo.

Lo spettacolo fu incredibile: la rappresentazione del Paradiso venne realizzata utilizzando una struttura semisferica sostenuta da una struttura in ferro al cui interno erano posizionate luci puntiformi a riprodurre le costellazioni. I pianeti erano rappresentati da attori posti all’interno di nicchie. Al centro della scenografia troneggiava Giove a cui spettava il compito di decantare le doti della duchessa Isabella. La Festa del Paradiso rimase celebre e insuperata tanto che si disse che “fu tanto bella et hordinata quanto al mondo sia possibile dire”.

Particolare della Festa del Paradiso di Leonardo da Vinci

Su Leonardo “gastronomo” si raccontano tante altre storie e aneddoti tutti (più o meno) tratti dal fantomatico Codice Romanoff, un ipotetico manoscritto leonardesco conservato all’Hermitage di San Pietroburgo che un certo Pasquale Pisapia avrebbe trascritto di suo pugno nel 1931. Di questo manoscritto, però, gli stessi curatori del museo non sanno assolutamente nulla. Secondo le ricostruzioni dedotte da questo codice, Leonardo, oltre che inventore di cavatappi per mancini, macinapepe o macchine per gli spaghetti, avrebbe addirittura lavorato in una taverna (la Locanda delle Tre Lumache) mentre era apprendista da Verrocchio a Firenze; non contento, avrebbe poi aperto la Locanda delle Tre Rane insieme a Botticelli (sic!).

Se vogliamo avere un’idea meno fantasiosa e incerta di Leonardo, meglio ritornare al Codice Atlantico, dove troviamo la ricetta per la preparazione di una bevanda particolarmente dissetante a base di “zucchero, acquarosa, limone e acqua fresca colati in tela bianca”, che Leonardo definisce come la bevanda preferita dai Turchi durante l’estate. Sempre in questo Codice troviamo dei riferimenti che ci aiutano a capire il rapporto di Leonardo con il cibo e che potrebbero suggerire la sua inclinazione verso una dieta vegetariana: “L’omo e li animali sono propio transito e condotto di cibo, sepoltura d’animali, albergo de’ morti, facendo a sé vita dell’altrui morte, guaina di corruzione”.

Sappiamo anche che Leonardo aveva una certa avversione per i medici da cui consigliava di guardarsi bene dando poi consigli su come “conservar la sanità” con una corretta alimentazione. In questo sonetto è riassunta benissimo la sua filosofia: “Se voi star sano, osserva questa norma: non mangiar sanza voglia e cena leve, mastica bene e quel che in te riceve sia ben cotto e di semplice forma. Chi medicina piglia, mal s’informa. Guarti dall’ira e fuggi l’aria grieve; su diritto sta, quando da mensa leve; di mezzogiorno fa che tu non dorma. El vin sia temperato, poco e spesso, non for di pasto né a stommaco voto. Non aspettar, né indugiare il cesso. Se fai esercizio, sia di picciol moto. Col ventre resuppino e col capo depresso non star, e sta coperto ben di notte. El capo ti posa e tien la mente lieta. Fuggi lussuria e attienti alla dieta”.

 

 

Particolare della Festa del Paradiso di Leonardo da Vinci
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