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Il Primitivo di Manduria, un tesoro dalle rosse terre pugliesi

di Jacopo Cossater 12 giu 2017 0

Tutta la vivacità produttiva della provincia tarantina negli assaggi di Primitivo “Sessantanni” delle Cantine San Marzano.

L’occasione per tornare a parlare di alcuni dei vini più significativi dell’Italia Meridionale passa da un’interessante ricognizione targata Primitivo di Manduria, pezzo che idealmente si affianca a quello pubblicato solo il mese scorso sul Cerasuolo di Vittoria. Perché sì, è possibile – anzi, forse doveroso – sottolineare ancora una volta quanto sia straordinaria la diversità che è in grado di esprimere non solo la già citata Sicilia ma anche le vicine Calabria e, appunto, Puglia.

Il passaggio appare poi quanto mai deciso. Da un vino che fa della freschezza e, nelle sue migliori versioni, di una certa leggiadria i suoi tratti più distintivi a uno che affonda le radici in quel calore e in quella terra rossa che delineano le forme delle sue campagne. Sarebbe tuttavia errato associare l’immagine del Primitivo, in particolare quello di Manduria, a quel vino tutto solo frutto che ne ha forse caratterizzato l’immagine per un certo numero di anni. Il suo panorama è molto più complesso e sfaccettato di così, e a dimostrazione di questa diversità abbiamo la grande vivacità produttiva che ne ha caratterizzato il territorio negli ultimi anni.

Le stesse cantine cooperative, che molto tempo addietro si erano forse adagiate su una certa pigrizia produttiva, hanno avuto la prontezza di rivedere molti dei loro standard non solo in termini di immagine ma anche, e soprattutto, in termini di qualità, grazie anche a un lungo lavoro di ricerca e di selezione volto a far esprimere ai vigneti dei propri associati le migliori peculiarità possibili.

Almeno questo è il caso di San Marzano, storica e grandissima realtà sociale dell’omonima località. La provincia è quella di Taranto, nel cuore delle Murge tarantine, in un complesso collinare che sfuma verso sud-est e verso la provincia di Lecce. È qui che nascono alcuni dei Primitivo più significativi della regione, vini che possono vantare una profondità non comune, in cui quei toni di frutta rossa molto matura accennati in precedenza si affiancano a sentori anche di terra, balsamici e piacevolmente speziati. Aromi che all’assaggio sono sostenuti non solo da una certa struttura alcolica ma anche da un tratto salino che ne impreziosisce il percorso gustativo.

L’assaggio che ha dato il via a questo post si riferisce al più ambizioso dei prodotti delle Cantine San Marzano, il Primitivo di Manduria “Sessantanni”. Un progetto che nasce con il nuovo millennio e che passa attraverso la convinzione che le migliori uve della zona debbano necessariamente nascere negli storici vigneti ad alberello che caratterizzano il panorama di larga parte della denominazione. Una forma di allevamento poco produttiva, specie per le piante più vecchie, faticosa nell’approccio giornaliero e tuttavia in grado di regalare grandi, grandissime soddisfazioni in termini di ampiezza gustativa.

Le note di degustazione – riferite all’assaggio di 4 vini, il “Sessantanni” 2006, il 2009, il 2011, il 2014 – riportano un dato netto: è nelle annate più calde che questo Primitivo sembra riuscire ad avere una marcia in più in un equilibrio fatto di elementi solo apparentemente in contrasto tra loro. Nelle versioni del 2006 e del 2011 c’è una traccia di residuo zuccherino che non lo frena e che anzi lo porta a una dimensione quasi casalinga. C’è potenza alcolica e una grande varietà di profumi di frutta rossa. C’è liquirizia e un piacevole ricordo di cioccolato fondente. C’è esuberanza e struttura, allungo e una larghezza che rimane compatta grazie a una tessitura di particolare energia, che sfuma verso una certa mineralità.

Vini di grande spessore, che durante l’assaggio mi hanno riportato gli occhi alla Sardegna e ad alcuni dei Cannonau più solari e terragni in cui mi sia imbattuto. Vini che trovano la loro dimensione più a tavola che in degustazione e su cui è bello tornare con il passare dei minuti. Vini che inesorabilmente ci riportano a una dimensione tutt’altro che aerea, in cui è possibile toccare con mano tutta la fatica e il sudore che ne caratterizzano la coltivazione.

A guardare la mappa e a scorrere i nomi delle località che si trovano non lontano dalla SS 7 tornano alla mente quelli che sono alcuni dei produttori più ispirati di Primitivo di Manduria, i cui vini hanno profili non così diversi da quelli appena citati e che ci riportano nel bicchiere una Puglia fatta di profondità non ammiccanti ma non per questo poco ammalianti. Dal più noto di tutti, quel Gianfranco Fino che con il suo “Es” ha reso famosa Manduria ben oltre i confini nazionali, fino a MacchiarolaAttanasioMorella e Natalino del Prete.

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