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Il prezzo da pagare per la carne a poco prezzo

di Redazione 02 giu 2016 2

Nei giorni scorsi la polemica Report-Amadori ha riportato sotto i riflettori una questione che a volte sembriamo far finta di non vedere, e che riguarda gli allevamenti intensivi.

Ciclicamente torniamo a interessarci di come vengono allevati gli animali da cui si ottiene la carne che finisce sulle nostre tavole. In particolare, ci colpiscono le immagini che arrivano dai grandi allevamenti intensivi sparsi qua e là in giro per il mondo. Tuttavia l'impressione è che "occhio non vede cuore non duole", e finché non arriva l'inchiesta o il servizio televisivo di turno tutto tace. Eppure l'allevamento intensivo è quella cosa lì...

Questa volta è toccato alla puntata di domenica di Report scoperchiare il vaso di Pandora delle cattive condizioni in cui spesso versano questi "stabilimenti". Nel mirino è finita l'azienda Amadori, che ha prontamente risposto alle accuse rivolte dalla trasmissione condotta da Milena Gabanelli.

Una delle questioni al centro della trasmissione era quella degli antibiotici, e di come ne venga fatto larghissimo uso per gli animali che vivono in questi allevamenti, proprio perché le condizioni in cui sono costretti a vivere sarebbero causa di numerose malattie.

In molti negli ultimi anni sono intervenuti su questi temi. Da Slow Food, che ci è tornata sopra proprio in seguito alla puntata di Report di domenica, a Michael Pollan, che così scriveva nel bestseller Il dilemma dell'onnivoro:

Allevare il bestiame come si faceva una volta, così come una volta si coltivava il mais, era tipico delle piccole fattorie a conduzione familiare. Gli animali erano allevati nei pascoli, nutriti a erba e fieno, ovvero il loro cibo naturale. Ma da quando il mais ha soppiantato questo tipo di fattoria, le mucche e gli altri animali sono stati cacciati via.

Il bestiame adesso è allevato in città per animali densamente popolate, come Poky. Si tratta di luuoghi chiamati «CAFO: Concentrated Animal Feeding Operations» (Operazione di alimentazione concentrata di animali). Gli agricoltori hanno smesso di allevare animali perché, per quanto paradossale, a un contadino costa più coltivare il mais da mangime di quanto non costi a un CAFO acquistarlo – grazie ai sussidi statali. Un tempo, nelle case americane, la carne si mangiava solo nelle grandi occasioni; oggi, grazie ai CAFO, è diventata così abbordabile che ce la possiamo permettere tre volte al giorno. Ovviamente, i contribuenti americani hanno già pagato una parte dei costi sovvenzionando il mais.

Allevare gli animali in questo modo, però, implica anche altri prezzi da pagare, che restano invisibili ai consumatori nel momento in cui comprano una bistecca al supermercato. Nelle fattorie di una volta i rifiuti non esistevano. Il letame degli animali finiva dritto nei campi come concime. I rifiuti dei CAFO, invece, sono una fonte inesauribile di scorie tossiche. Le tonnellate di letame non vengono smaltite in maniera utile. I feedlot diventano terreno fertile per batteri sempre nuovi e letali. E alcuni di questi batteri si stanno facendo strada nei nostri alimenti.

Un allevamento intensivo di polli
Un allevamento intensivo di polli
Foto di d.repubblica.it

Come si evince dalle parole di Pollan, il prezzo da pagare per la carne a basso prezzo è ben più alto di quello che vediamo sullo scaffale di un supermercato. E questo, con le dovute differenze, vale per tutto il cibo ottenuto e poi venduto a basso costo.

Ecco cosa scriveva sempre l'autore americano a proposito dell'uso di antibiotici negli allevamenti:

I bovini di rado fanno uso di questa dieta [a base di mais ndr] per più di 150 giorni, più o meno il tempo massimo che il loro organismo riesce a tollerarla. A lungo andare, gli acidi corrodono la parete del rumine, facendo così entrare i batteri nel flusso sanguigno dell'animale. I microbi si raccolgono nel fegato. I manzi dei feedlot, dal quindici al trenta per cento, hanno il fegato danneggiato. Secondo il dottor Mel, in alcuni recinti la percentuale sfiora il settanta.

Quel che mantiene in salute gli animali di un feedlot – o quanto meno a un livello di salute accettabile – sono gli antibiotici. La maggior parte degli antibiotici venduti oggi in America è per i mangimi animali e non per le persone. Senza questi il bestiame non sopravviverebbe. La sola ragione per cui sono necessari è che gli animali sono stati cresciuti negli allevamenti industriali e alimentati a mais. Il problema è che in risposta ai farmaci, i batteri mutano o si trasformano in altri batteri che gli antibiotici non sono in grado di contrastare. Somministrando gli antibiotici a milioni di bovini negli Stati Uniti, non facciamo altro che creare nuovi e imbattibili superbatteri.


Il discorso cambia laddove si parla di polli o maiali? No, non di molto. È cosa nota, ad esempio, come gli allevamenti intensivi di pollame prevedano un largo uso di antibiotici a causa della difficoltà di ripulire la superficie in cui sono stipati gli animali dai loro stessi escrementi, motivo per cui sono frequenti le infezioni batteriche alle zampe.

Alla luce di ciò, non resta che porci una domanda, e farlo ogni volta che dobbiamo acquistare della carne: qual è il prezzo reale che dovremo pagare?

Michael Pollan
Michael Pollan
Foto di wunc.org
COMMENTI (2) AGGIUNGI UN COMMENTO



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Nives
2 giugno 2016 21:57 È veramente vergognoso .Chi non rispetta gli animali e la natura non rispetta neppure l'uomo. Si può ivere anche senza torturare questi poveri esseri viventi.
alebaba
18 giugno 2016 12:21 L'articolista chiude il pezzo con questa domanda: "Alla luce di ciò, non resta che porci una domanda, e farlo ogni volta che dobbiamo acquistare della carne: qual è il prezzo reale che dovremo pagare?" Io ne faccio un'altra: "Quand'è invece che cominciamo a chiederci qual'è il PREZZO REALE che facciamo pagare agli ANIMALI... sfruttati, torturati e uccisi per soddisfare il nostro gusto?"