SOTTOPIATTO Storie di cibo

Il cibo nell'era Donald Trump

di Redazione 09 feb 2017 0

Da Obama a Trump è cambiato tutto, ma proprio tutto: toccherà anche alle fortune del cibo di qualità e al valore culturale di una dieta bilanciata?

Che l'elezione di Donald Trump alla Casa Bianca rappresenti una svola epocale, un momento storico di cesura rispetto al passato, un evento imprevisto e (forse) imprevedibile non dobbiamo certo dirlo noi. A sottolinearne l'eccezionalità si stanno già applicando studiosi, intellettuali, opinionisti, politici e giornalisti di tutto il mondo.

Ma siccome noi di Piattoforte siamo sempre stati particolarmente sensibili al rapporto tra politica e cibo, perlomeno sul piano culturale e simbolico, non possiamo fare a meno di segnalare il seguente articolo comparso su Il Post: Cosa mangia Donald Trump.

D'altronde nei mesi scorsi avevamo discusso di cosa hanno rappresentato Obama e l'ormai ex First Lady Michelle per la cultura del cibo negli Stati Uniti nel post Il cibo secondo Barack Obama, chiudendo con la domanda "e il prossimo Presidente?". E poi ci eravamo spinti a fare un'analisi più approfondita del valore simbolico di cui la politica è in grado investire il cibo nel post Dimmi cosa mangi e ti dirò per chi voti.

Ora tocca a Trump. E c'era da aspettarsi un vero e proprio cambio di paradigma, sia dal punto di vista dell'immagine che da quello dei contenuti e delle (future) politiche agricole e alimentari. Tutto sembra suggerire che il nuovo Presidente americano spingerà gli Stati Uniti verso un ritorno al fast food, al cibo spazzatura, al disinteresse per le iniziative anti-obesità, per la riduzione del consumo di zuccheri e grassi. E d'altronde pare che saranno quattro duri anni per i sostenitori dell'ecologismo e di un'agricoltura attenta agli equilibri naturali. 

Eppure una parte abbastanza consistente della galassia gastronomica americana ha già intrapreso la strada dell'artigianalità, della naturalità, della salubrità del cibo. Anche il mondo dei fast food, dove McDonald's risulta in crisi mentre si affermano catene che puntano su prodotti di maggior qualità e menu green e bilanciati, sta cambiando rapidamente. 

Riusciranno quattro anni di amministrazione Trump a imprimere una svolta in senso contrario a questo fenomeno? Probabilmente no. Anche se, come sottolinea Il Postil nuovo Presidente ha un vera e proprio passione per il cibo spazzatura:

La svolta radicale della presidenza di Donald Trump rispetto a quella di Barack Obama viene fuori anche in un ambito laterale e meno rilevante, su cui gli Obama hanno puntato molto: l’alimentazione sana per combattere il sovrappeso e l’obesità troppo diffusi tra gli americani. Non si sa ancora se Trump proseguirà ufficialmente politiche di questo tipo, ma almeno per ora non ha intenzione di promuoverle con l’esempio personale, vista la sua passione per il junk food – il cosiddetto “cibo spazzatura”, fatto di cibi fritti, grassi, insani e ipercalorici – che ha ribadito più volte in campagna elettorale e portato, dopo l’insediamento, anche dentro la Casa Bianca. Come presidente degli Stati Uniti, Trump ha a disposizione cinque chef a tempo pieno, ma a meno che non cambi le sue abitudini alimentari è probabile che non saranno molto impegnati. 

Trump spesso salta la colazione: quando la fa, mangia uova con bacon o corn flakes. Preferisce pranzare velocemente alla scrivania, e il suo pasto più consistente è spesso la cena (quello che secondo i nutrizionisti dovrebbe essere invece il più leggero). Tra i suoi pasti preferiti ci sono quelli serviti da McDonald’s: ha detto di amare il panino con il pesce, il Big Mac o il Quarter Pounder (cioè due classici hamburger), serviti su vassoi d’argento sul suo jet privato. «È roba buona», ha detto in un’intervista ad Anderson Cooper della CNN. In una delle foto più famose della sua campagna elettorale era ritratto a bordo del suo aereo mentre mangiava un secchiello di pollo fritto di Kentucky Fried Chicken (ma con forchetta e coltello, suscitando molte ironie).

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