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Perché a Carnevale si mangiano i dolci fritti?

di Redazione 01 feb 2016 0

Ha a che fare con l'antico significato della festa, dedicata alla trasgressione alimentare: insomma, il confessore chiudeva un occhio.

Nodini all'arancia

Foto di Paolo Della Corte-Foodrepublic

Qualcuno pensa ancora che i peccati di gola siano veri peccati e non un modo di dire? Beh, c’è stato un tempo i cui le trasgressioni di gola portavano diritto al confessionale eccetto che in Carnevale, quando tutto era concesso e il confessore chiudeva un occhio. Prima della Quaresima era infatti permesso dare sfogo a tutte le voglie e in testa, le voglie e i peccati di gola. Oggi il Carnevale ha perso questo significato di trasgressione e, sia nel giovedì grasso che nel martedì successivo, rimane un pallido riflesso di quegli antichi peccati di gola nei dolci fritti, una golosità alla quale pochi sanno resistere. La tradizione appartiene più o meno a tutte le regioni italiane e si esprime in dolci molto semplici di pasta fritta spolverati di zucchero o cosparsi di miele che hanno nomi diversi per le varie località ma che sono in fondo molto simili.

CARNEVALE

Secondo alcuni il termine deriva dal latino carnem vale,ossia saluta la carne perché, secondo i precetti cattolici di un tempo, per 44 giorni, quanto dura la Quaresima, si dovrà fare astinenza e non si potrà indulgere ai peccati, in primis a quelli di gola. Al di là delle regole religiose, il Carnevale presenta storicamente una continuità con le feste in onore del dio Saturno, i saturnalia dei Romani che venivano celebrati più o meno nella stessa epoca dell’anno. Non solo, ma nel Carnevale confluirono anche i riti agrari di propiziazione connessi con le feste che segnano l’inizio del nuovo ciclo della natura che sta per risvegliarsi. 

VENERDÌ GNOCOLAR

A Verona il culmine del carnevale è il venerdì precedente il martedì grasso, quando nel quartiere di San Zeno si celebra il baccanale degli gnocchi, un’antica tradizione che risale al 1530 quando i cittadini, stremati dai saccheggi delle truppe tedesche e dalla carestia, si sollevarono saccheggiando i forni perché i fornai si erano rifiutati di panificare in segno di protesta contro l’aumento del prezzo della farina. Il medico Tommaso De Vico, insieme ad altri cittadini facoltosi, sedò i tumulti distribuendo al popolo farina, pane, burro, vino e formaggio. Un anno dopo, alla sua morte, lasciò alcuni legati mirati al vettovagliamento del baccanale, che doveva ripetersi ogni anno in quel giorno.

Ancora oggi il baccanale si ripete con la sfilata di carri mascherati che arrivano a piazza San Zeno e con la rituale mangiata di gnocchi in tutte le famiglie della città. Gnocchi di patate con salsa di pomodoro anche se, nel 1530, le patate in Italia non c’erano ancora e bisognava aspettare 3 secoli prima che diventassero comuni nelle nostre tavole. Una curiosità: burro, zucchero e cannella, un condimento tradizionale degli gnocchi di patate nella bassa veronese, ormai quasi dimenticato. 

SCOPRI LA GALLERY ⇒ DOLCI FRITTI DI CARNEVALE

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