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Il biologico e la sua storia

di Camilla Micheletti 10 giu 2015 0

Sempre più popolare, il bio si sta guadagnando spazio anche nei supermercati e sulle nostre tavole: un viaggio a ritroso.

Agricoltura biologica

Negli ultimi anni sentiamo parlare di agricoltura biologica, o semplicemente di bio, sempre più spesso. Ma ci siamo mai chiesti in cosa consiste? Conosciamo le origini di questa pratica che oggi ha sfondato anche le porte dei supermercati più irriducibili?

LA DEFINIZIONE

Secondo l’Enciclopedia Treccani l’agricoltura biologica si può definire come

«un metodo antitetico all’agricoltura convenzionale attualmente in essere nei paesi sviluppati e basata sull’impiego di mezzi tecnici di produzione industriale, capace di soddisfare le esigenze di consumatori sensibilizzati ai problemi dell’ambiente e della salute e quindi molto recettivi ai messaggi portatori di idee di genuinità, naturalità, salubrità.»

I “PADRI FONDATORI”

Per trovare le prime elaborazioni scientifiche di agricoltura biologica si deve risalire agli anni Trenta-Quaranta del Novecento. Sono molti i nomi degli agronomi e biologi che possono essere considerati i padri del bio: Ehrenfried Pfeiffer, Albert Howard, Hans Müller, H.P. Rusch. Ma è solo dopo la Seconda guerra Mondiale che si diffonde in Svizzera il Movimento dei giovani agricoltori. Quest'associazione, mettendo in pratica teorie sviluppatesi nei decenni precedenti, propose un approccio diverso all’agricoltura: non si doveva intervenire in modo troppo consistente per non modificare le componenti macrobiotiche degli alimenti.

 


LA RIVOLUZIONE VERDE (CHE COSÌ VERDE NON ERA)


La storia dell’agricoltura biologica è indissolubilmente legata a quella della produzione di cibo industriale: mentre negli anni Sessanta cresceva l’utilizzo delle sostanze chimiche nei campi, crescevano anche gli oppositori che sostenevano un’agricoltura organica. Era appena cominciata la Rivoluzione Verde, che cercava di massimizzare la produzione attraverso meccanizzazione, monoculture e prodotti chimici di sintesi per la concimazione e la difesa dai parassiti.


WENDELL BERRY

Nel frattempo, negli Stati Uniti, un gruppo di persone iniziò ad opporsi al sistema che la Rivoluzione Verde stava contribuendo a creare. Erano studiosi, accademici e anche agricoltori. Tra questi, vale la pena citare Wendell Berry, contadino, saggista, poeta e romanziere, destinato a diventare, nei decenni successivi, l’ispiratore di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, e di Micheal Pollan, autore del bestseller Il dilemma dell’onnivoro.

Berry scriveva queste parole nel 1978, nel saggio Soluzioni agricole a problemi agricoli, oggi pubblicato nella raccolta Mangiare è un atto agricolo, edita da Edizioni Lindau:

«Il lavoro nei campi, secondo la maggior parte degli individui più influenti che oggi se ne occupano, non è più uno stile di vita, non è più agricoltura e neppure allevamento: è un’industria denominata “agribusiness”, che concepisce la fattoria come una fabbrica e considera agricoltori, piante, animali e la stessa terra come pezzi intercambiabili, o “unità produttive” […] La soluzione adeguata di un problema agricolo dovrebbe preoccuparsi di conservare e promuovere il benessere di questa unità [ndr terra, agricoltori, comunità, animali e piante] presa nel suo insieme. Soluzioni più semplici non ne esistono. Una ragione alla base del fallimento dell’agricoltura industriale sta nel suo spreco. Nei sistemi naturali o biologici lo spreco non esiste.»


QUEL BIOLOGICO UN PO' ESOTICO

Il biologico, tuttavia, continuava a possedere un’aurea esotica. Una bella riflessione si può trovare nel libro Mangia come Parli di Cinzia Scaffidi (Slow Food Editore), che racconta il complesso vocabolario del cibo. Alla voce biologico si legge:

«Nella prima fase, va ricordato, per il consumatore la parola biologico aveva solitamente un che di esotico, di rivoluzionario e di sospetto. I biologici, nel senso dei produttori, erano parecchio alternativi e i prodotti che vendevano non avevano alcuna delle riposanti caratteristiche alle quali i supermercati stavano educando il consumatore: non erano puliti, non erano sempre uguali, non avevano un marchio di cui ci si potesse fidare.»


LA REGOLAMENTAZIONE DEL BIO

Solo negli anni Novanta in Europa arrivano le prime regolamentazioni giuridiche dei prodotti realizzati tramite agricoltura biologica. Nel 1991 il Reg. n° 2092/91 pone le basi giuridiche per differenziare il metodo di produzione biologico, relativo solamente all’agricoltura. Otto anni dopo, nel 1999, grazie al crescente interesse dei consumatori per questo tipo di agricoltura, il regolamento si estende anche alla produzione animale con il Reg . N° 1804/99. Un nuovo regolamento (n° 834/2007) arriva nel giugno 2007 e abroga i precedenti: ora si parla dell’intera produzione biologica, con le relative regole per l’etichettatura sia per i prodotti vegetali che per quelli di origine animale.

IL BIOLOGICO OGGI: COME LO PERCEPIAMO?

«Possiamo dire che si è verificato un processo quasi paradossale. Quarant’anni fa chi produceva e consumava biologico apparteneva a una élite che stava ripudiando i valori prevalenti e con grande lungimiranza si poneva consapevolmente ai margini del mercato. Oggi chi produce e consuma biologico lo fa in una situazione di grande esposizione economica e mediatica, al punto che non solo i supermercati hanno aree dedicate ai prodotti biologici, ma addirittura le stesse multinazionali delle sementi e della chimica hanno linee di produzione “biologica”».


Così scrive ancora Cinzia Scaffidi.


Foto in apertura: repubblica.it

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