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Finirà mai la febbre del gin?

di Camilla Micheletti 26 nov 2018 0

Quattro segnali che dimostrano che la Ginnaissance non è ancora terminata e una ricetta da sperimentare nella mixology casalinga.

Nei prossimi anni i turisti che visiteranno il centro di Edimburgo si troveranno di fronte a una grandiosa distilleria. Di whisky? Tutt’altro. Nel centro cittadino ad affiancare la Scotch Whisky Experience – l’attrazione che racconta la storia del whisky, con tanto di degustazione e mostra di bottiglie rare – ci sarà una futuristica distilleria di gin. Il progetto è stato rivelato dalla Edinburgh Gin Distillery questa settimana: una nuova distilleria di 1357 metri quadrati che aumenterà la capacità produttiva dell’azienda del 200% e che potrà accogliere 100 mila visitatori l’anno. Nel cuore dell’Old Town della capitale scozzese, in East Market Street, sarà possibile imparare tutto sulla produzione e la degustazione del gin e gli ospiti avranno anche l’opportunità di creare un proprio blend.

Come nel paese del whisky, da alcuni anni in tutto il mondo la febbre del gin non accenna a diminuire, e come la febbre dell’oro del Far West attira continuamente nuove categorie di investitori.

Per esempio la chiesa anglicana, che nella regione del Lancashire, e precisamente nella diocesi della cattedrale di Blackburn, ha appena lanciato un proprio marchio di gin: Cathedra Gin, The Spirit of English Cathedrals. In questo caso il gin diventa pure strumento di redenzione, come afferma il reverendo Peter Howell Jones che con i proventi intende finanziare la ristrutturazione della cripta da trasformare in un community centre per i parrocchiani.

Spostandoci in Sudafrica possiamo invece trovare una versione starlette del distillato aromatizzato al ginepro. La mente che sta dietro a questa operazione è quella di Khanyi Mbau, star delle soap opera e della radio sudafricane. I Am Khanyi - Millenial Shimmer Gin, bottiglia rosa ed etichetta dorata, sarà lanciato il 1 dicembre. Un’operazione di personal branding che intende associare il nome dell’attrice allo spirito spensierato che contraddistingue i millennials, una delle fette più ampie di consumatori di gin. La star, fanno sapere i giornali sudafricani, è stata coinvolta sia nella scelta del design della bottiglia, che in quella del profilo gustativo.

Gin Khanyi Mbau
Foto di Times Live

E a proposito di flavour e botanicals, ha sollevato interesse l’ultima campagna del gin Tanqueray: Unmistakably Tanqueray, uscita a novembre, ritrae modelli bendati mentre assaggiano un gin tonic e porta avanti il messaggio che il gin Tanqueray è così ben assemblato e così riconoscibile che i consumatori non hanno bisogno di vedere la bottiglia verde per capire che cosa stanno bevendo.

L’invito a dimenticarsi dei trucchetti e concentrarsi sul sapore strizza l’occhio alla storia centenaria del brand – che dal 1830 usa lo stesso mix di botanicals: ginepro coriandolo, angelica e liquirizia – e contiene una velata critica al fatto che a causa della sovrabbondanza di gin è sempre più difficile scegliere che cosa bere.

Come interpretare questi segnali? Sembra proprio che la Ginnaisance, il Rinascimento del gin, non accenni a diminuire e le considerazioni che muovono la campagna di Tanqueray sono affascinanti.

Verrebbe da chiedersi, infatti, se c’è davvero bisogno di tutti questi brand, di locali che sfoggiano bottigliere contenenti centinaia di tipologie diverse di gin. Per un prodotto industriale e non ancorato al territorio, il rischio di omologazione, soprattutto in un periodo in cui ci sono svariati interessi commerciali, è molto alto.

Forse il prossimo step su cui concentrarsi, oltre ai distillati, sono gli ingredienti che abbiniamo ai nostri gin: infusioni, toniche, sciroppi e salamoie sono gli elementi che potranno fare la differenza. 

L’ultima campagna del gin Tanqueray: Unmistakably Tanqueray
Foto di Tanqueray

Vi lasciamo di seguito una ricetta tratta dal libro di Dan Jones Gin miscelato e shakerato, ottima da sperimentare nella mixology casalinga.

SCIROPPO DI AGHI DI PINO

Per circa 15 drink

INGREDIENTI

200 ml di acqua
100 g di zucchero di canna Demerara o zucchero di canna
una manciata di aghi di pino raccolti freschi (le piccole foglioline più chiare di abete o di pino)
1 cucchiaio di sciroppo di mais o di melassa (facoltativo)

ATTREZZI

Pentolino antiaderente
cucchiaio di legno
barattolo o bottiglia di vetro da 200 ml con tappo
imbuto

METODO

Fate bollire l’acqua nel pentolino e aggiungete un po’ alla volta lo zucchero e gli aghi di pino. Abbassate il fuoco e mescolate di continuo con il cucchiaio di legno per 3-5 minuti, finché lo zucchero si sarà sciolto e lo sciroppo sarà trasparente.

Spegnete il fuoco e lasciate raffreddare. Quando è ancora liquido, versatelo nel barattolo o nella bottiglia sterilizzati, usando l’imbuto. Se aggiungete una cucchiaiata di sciroppo di mais quando si è raffreddato, rimarrà più morbido.

Si conserva in frigorifero fino a 6 settimane. 

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