SOTTOPIATTO Cibi & Ricette

Elogio della pratolina, il fiore dell’innocenza

di Franco Lodini 18 mar 2019 0

Prosegue la carrellata dei fiori primaverili con questa pianta perenne che punteggia amabilmente di bianco prati e quadri.

Foto di Taverham Nursery

Dopo la viola mammola e la primula gialla, cambiamo di nuovo colore, e aggiungiamo alla nostra tavolozza il bianco della pratolina (o margheritina, Bellis perennis) tra i fiori che annunciano la primavera. Ormai tutti i prati sono punteggiati dalle corolle delle pratoline che, uscite un po’ provate dalle rigidità invernali (è presente tutto l’anno, salvo pausa nei mesi più caldi), si sono rimesse a nuovo e splendono nel verde fresco dell’erba che si è appena rinnovata.

Il bianco dei petali esterni sono la pista di atterraggio dei primi insetti che suggono il nettare dai fiori minuti dei capolini gialli. La conoscono tutti l’umile pratolina, che cresce in tutto il territorio italiano, anzi in tutta Europa, nei prati, nei luoghi incolti o di calpestio, fino ai 2000 m.

È una pianta perenne a crescita lenta, con le foglie spatolate della rosetta basale, prima pelose e poi glabre, con una sola nervatura e margine dentellato. Le foglie basali hanno anche la caratteristica di essere molto schiacciate al suolo, così da non essere brucate dalle bestie né falciate, in modo da formare colonie molto estese. Il fiore è un unico capolino solitario con ricettacolo conico; i fiori esterni sono ligulati, bianchi o arrossati in basso e si inclinano quando è buio o con tempo nuvoloso, quelli interni sono di colore giallo.

Particolare del fiore della pratolina
Foto di Piante magiche

La pratolina è una piccola pianta, carina (vedi il nome del genere), resistente (anche a 15°C sotto zero!) e longeva (vedi il nome della specie); un tempo la raccoglievano per mangiare solo in tempi di carestia. La sua umile bellezza nel linguaggio dei fiori evoca grazia e bontà ma anche indecisione. I suoi petali esterni, sfogliati uno a uno, profetizzano agli innamorati che la interrogano un amore felice o infelice: m’ama, non m’ama…

Anche in cucina del resto si è indecisi su come usarla: certamente non da sola, il suo leggero sapore di carota è adatto nelle misticanze, forse quelle crude (quando le foglioline sono più tenere, come in questo periodo), forse quelle cotte, chissà… I suoi fiori sono tra i meno delicati di tante altre piante, lasciateli attaccati alle foglie basali e impreziosiranno le vostre misticanze crude (quando in primavera le foglie sono più tenere) oppure potete mettere sott’aceto i boccioli come si fa con il tarassaco o i capperi (che però sono decisamente migliori).

I boccioli erano una preziosa risorsa alimentare soprattutto nei paesi del Nord Europa, dove reperire verdure fresche era più difficile; interessante l’uso di mescolarli nella farcia dei sandwich oppure farli fermentare come i cavoli della famosa choucroute, o ancora tritati e mescolati alla panna per fare una salsa che accompagna i piatti a base di riso. I boccioli inoltre hanno una blanda proprietà lassativa e insieme alle foglie sono considerati un buon disintossicante.


Istruzioni per l’uso: continuiamo a parlare della forma dei fiori. La pratolina, diversamente dalla viola mammola e dalla primula, ha un fiore composto da petali esterni bianchi e da un “disco” di fiorellini minuti gialli; sono questi i veri fiori che contengono il nettare gradito agli insetti mentre i petali esterni bianchi servono solo come appoggio per attirare gli insetti impollinatori. Questo tipo di fiore composto si chiama capolino, «una infiorescenza globosa od ovoide, formata da tanti piccoli fiori tutti uguali, sessili (cioè senza picciolo) inseriti fittamente su un ingrossamento del peduncolo detto ricettacolo». Per un approfondimento della terminologia si veda il sito di Actaplantarum


Le erbe nell’arte: i due graziosi ritratti di fanciulle che si vedono sotto sono di un pittore francese del XIX sec., William-Adolphe Bouguereau (1825-1905). Anche se era un famoso artista accademico, in contrasto con la grande rivoluzione artistica dell’impressionismo, che non solo non accettò ma che avversò, la sua pittura si rivela nella perfezione stilistica e tecnica, in cui i soggetti spaziano dalla mitologia alla storia, dai ritratti di nudo a quelli di giovani volti di contadine e pastorelle.

Persino il grande scrittore Marcel Proust scrisse di un suo ritratto che «quella donna così stranamente bella... non sarebbe mai capace di riconoscere ed ammirare sé stessa, se non in un quadro di Bouguereau». Ma questa pennellata minuziosa, quasi fiamminga, questa cura di dettagli e la perfezione scultorea dei corpi e dei vestiti resa nel gioco di luci e di ombre, veniva usata anche nel descrivere con precisione botanica la semplice natura di campagna che fa da sfondo alla maggior parte dei suoi ritratti. Così come in questi due ritratti di fanciulle, tra i suoi soggetti preferiti, si nota la perfezione naturalistica nella descrizione delle pratoline, un fiore che simbolicamente rappresenta l’innocenza, la grazia e la bontà prima che il tempo porti la corruzione e la contaminazione.

“Enfant tressant une couronne” (Ragazza che intreccia una corona) di William-Adolphe Bouguereau, 1874
“Pâquerettes” (Margherite) di William-Adolphe Bouguereau
COMMENTI (0) AGGIUNGI UN COMMENTO



* Campi obbligatori

Non ci sono commenti