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Due o tre cose da sapere sulla falsa ortica (più una ricetta sfiziosa!)

di Franco Lodini 22 ott 2018 0

Storia, proprietà e caratteristiche di una pianta infestante che si fa in tre per rendersi utile e soprattutto non punge.

Falsa ortica macchiata (Lamium maculatum)

Nell’articolo pubblicato lo scorso giugno avevamo parlato dell’ortica, stavolta vi propongo una pianta non altrettanto famosa ma che le assomiglia molto ed è ugualmente buona: la falsa ortica. Questa erba si fa in tre pur di rendersi utile, infatti ce ne sono tre specie molto simili per caratteristiche e proprietà: la falsa ortica bianca (Lamium album), la falsa ortica purpurea (Lamium purpureum) e la falsa ortica macchiata (Lamium maculatum).

Le tre specie hanno le foglie molto simili a quella dell’ortica, ma oltre al fatto che non ne contengono il liquido urticante, si distinguono soprattutto per il colore dei fiori: se è bianco si tratta di Lamium album, se è rosso Lamium purpureum o Lamium maculatum, con la differenza che spesso (ma non sempre) quest’ultima ha una striscia biancastra che attraversa la foglia in senso longitudinale. Si trovano in tutta Italia anche se sono più rare al sud e nelle isole. Come l’ortica, quella vera, amano i campi incolti fino a 1500 metri e sono infestanti. La varietà purpurea tende anche a fare delle folte macchie.

Falsa ortica purpurea (Lamium purpureum)

Il periodo della raccolta dei germogli e delle foglie apicali, le più tenere, è la primavera ma ci sono comunemente anche in autunno e in inverno, perché semmai, essendo morbide e pelose, temono di più il caldo che il freddo. Una caratteristica comune è il loro odore: se strofinate (tranquilli, come si diceva, non pungono come l’ortica!) emanano un odore sgradevole come di muffa, di affumicato, che è il loro carattere distintivo; questo è tipico di tutte e tre le specie, ma non fatevi fuorviare da questo odore poco attraente che si perde con la cottura, il gusto è decisamente migliore!

E sono appetitosi anche i fiori, soprattutto quelli della varietà purpurea, che fioriscono tra marzo e ottobre e che i bambini di campagna, una volta che hanno imparato a distinguerla dalla vera ortica, amano prendere e masticarli perché sono molto dolci. Attenzione però a non entrare in competizione con le api del cui nettare sono altrettanto ghiotte…

La tradizione popolare vuole l’uso gastronomico delle false ortiche lessate e condite con olio e limone, oppure in frittata. Se ne trovate tante potete anche mangiarle senza mescolarle con altre erbe, sentirete che sono molto gustose anche da sole.

Nel Medioevo la falsa ortica era usata per risolvere problemi ginecologici e ostetrici ma oggi viene considerata soprattutto un buon depurativo e digestivo con blando effetto diuretico. Sembra che le sostanze presenti nella pianta agiscano normalizzando la secrezione sebacea delle pelli grasse e l’untuosità del cuoio capelluto.

Falsa ortica bianca (Lamium album)

Istruzioni per l’uso: per fare una buona tisana, come quella della falsa ortica bianca che abbiamo descritto sopra, bisogna imparare a usare bene i tempi del contatto che la nostra erba avrà con l’acqua. Se si usano foglie fresche, si devono tenere meno a contatto con l’acqua calda, se si usano foglie secche invece, se ne deve usare una quantità maggiore e il contatto con l’acqua deve essere più lungo. Se nelle tisane userete anche bacche, radici o frutti secchi e altre parti di consistenza coriacea, allora dovete fare un decotto: cioè queste sostanze più dure si mettono subito nell’acqua a freddo e si fanno bollire per un po’ in modo da estrarne i principi attivi della pianta; se si usano fiori e foglie, invece, si farà un infuso, cioè si scalda l’acqua e prima che bolla si mettono in infusione, esattamente come si fa con il tè.

Primo Sale
Foto di La Leggenda dei Frati

I ristoranti delle erbeLa leggenda dei frati è un ristorante che si trova a Firenze in un posto veramente leggendario, presso i giardini di Villa Bardini, da cui si gode uno stupendo panorama della città. La cucina de La leggenda dei frati è semplice e onesta, un ritorno alla “natura” nella sua autenticità di gusto. C’è un piatto in particolare, il “Primo sale”, che descrive bene la filosofia della “cucina moderna” del ristorante ed esalta quello che già esiste in natura: si compone infatti di un formaggio freschissimo a base di latte preso dai contadini locali e adornato di erbe che seguono perfettamente il ritmo delle stagioni. L’olio su tutto serve a esaltare il gusto nel palato.

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