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Delle donne e del futuro: il Parabere forum e un nuovo modo di pensare al domani

di Eugenio Signoroni 08 mar 2019 0

Riflessioni a freddo sui temi trattati quest’anno dall’assemblea mondiale e itinerante delle donne della gastronomia.

Changing the game è il tema scelto per l’edizione di Oslo del Parabere Forum, la due giorni di interventi, dibattiti, interviste organizzata dalla giornalista francese Maria Canabal per riflettere sul ruolo della donna nella scena gastronomica mondiale. Sul palco del bellissimo Nationaltheatret, qualche giorno fa si sono alternate cuoche, allevatrici, attiviste che hanno raccontato le loro storie, le loro esperienze, il loro modo di approcciare questo mondo nel quale sono state relegate per troppo tempo a comparse o a splendide eccezioni. Accanto a loro anche alcuni interventi maschili che hanno invece perlopiù ragionato di come si sia arrivati a questa situazione e di cosa di possa fare per cambiarla.

A me però, sparuta quota azzurra, il Parabere è sembrato più un evento sul futuro e su una nuova modalità di approcciarlo. Tutti gli interventi hanno trattato della società nella quale viviamo e dei tempi bui che stiamo attraversando. Hanno acceso una luce che pur non illuminando ancora la stanza può essere una guida sicura da seguire per uscire dall’oscurità. È stato questo il caso di Ragnhild Slettner, fondatrice di un’associazione che ha aiutato rifugiati siriani e rifugiate eritree a trovare un lavoro. L’ha fatto ribaltando il punto di vista: non si è chiesta di cosa abbiamo bisogno noi, ha chiesto loro che cosa sapessero e volessero fare. Ne sono nati due ristoranti etnici di grandissimo successo.

Alice Waters intervistata da Joanna Savill
Foto di Eugenio Signoroni

Ascoltare e accogliere sono state anche le parole al centro dell’intervento di Cristina Reni, direttrice del progetto Food for Soul. «Le persone vengono nei nostri refettori per il cibo e tornano perché sono accolte e perché trovano qualcuno che parla con loro» ha spiegato Cristina. Olivier Roellinger, invece, ha invocato un futuro dove tutti, donne e uomini, tornino in cucina non più per gareggiare e per mettersi in mostra, ma per nutrire.

Olivier Roellinger
Foto di Eugenio Signoroni

E il fatto che il Parabere affronti questioni che riguardano tutti è stato anche il cuore degli interventi di Andoni Luis Aduriz e di Dominique Crenn che ha messo il fuoco sull’equilibrio nelle scelte di ogni giorno per se stessi e per il pianeta. Una nuova coscienza ambientale è stato il tema trattato da Alice Waters alla quale è stato assegnato il Parabere Care Award. La diversità è invece stata al centro del toccante talk di Kylie Kwong e del divertentissimo speech di Colin Harmon della roastery irlandese 3fe Coffee che ha sottolineato come il problema non sia il ruolo dell’uomo, ma un certo modo di intendere questo ruolo. Mascolinità tossica, l’ha definita Colin.

Equilibrio, diversità, apertura, dialogo, indipendenza, ascolto, rispetto e accoglienza. Sono queste le parole più pronunciate sul palco di Oslo. Un vocabolario anomalo di questi tempi eppure necessario per affrontare il futuro. Un vocabolario che è patrimonio non solo della gastronomia e delle donne ma di tutti, e che attraverso la cucina può diffondersi in modo rapido e universale.

Il prossimo anno il Parabere farà tappa nelle Langhe, ospitato a Pollenzo dall’Università di Scienze Gastronomiche. Il luogo perfetto per pensare a una gastronomia più femminile non solo perché rappresentata da un maggior numero di cuoche, produttrici, allevatrici ma perché pronta ad affrontare il mondo e i suoi problemi da una nuova prospettiva, fino a oggi troppo poco esplorata e considerata, e che nei due giorni norvegesi ha dimostrato di essere in grado di fare cose straordinarie.

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