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Cocktail e mixology: il futuro è nell’highball

di Camilla Micheletti 15 gen 2018 0

Conoscere e apprezzare i distillati attraverso l’highball, il long drink d’altri tempi amatissimo in Giappone.

Highball in pinta da birra

Letteralmente è il bicchiere alto e abbastanza stretto in cui tutti abbiamo bevuto almeno una volta, ma nel mondo della mixology l’highball – un long drink composto da una parte di distillato, due parti di soda e ghiaccio – rappresenta allo stesso tempo un ritorno al passato e la più fine espressione del cocktail del futuro. Quello che lascia più spazio alla materia prima, non è troppo alcolico e quindi è facilmente apprezzabile da una vasta gamma di consumatori.

Per capire le origini dell’highball dobbiamo calarci nell’Inghilterra dell’Ottocento, tra mobili Regency e gentlemen inglesi che trascorrono la giornata nelle case di campagna.

«È forse uno dei cocktail più antichi al mondo – spiega Daniele Cancellara del secret bar Rasputin di Firenze – e non è un caso perché rappresenta la modalità perfetta per bere lo stesso distillato in momenti diversi della giornata, dall’aperitivo al drink del pomeriggio. Diluire un brandy o uno scotch whisky con l’acqua permetteva di bere di più e più a lungo, e di apprezzare meglio il gusto del distillato. Magari per noi italiani non è semplice da capire, ma non dobbiamo dimenticare che anche lo spritz è nato in questa maniera.»

Highball e mizuwari
Dalla seconda metà dell’Ottocento – la prima ricetta codificata si può leggere nel Bartenders' Manual di Harry Johnson del 1900 – l’highball ne ha fatta di strada ed è ancora uno dei long drink più consumati, soprattutto all’estero.

Oggi i più grandi bevitori di highball sono infatti i giapponesi. Curioso? Non troppo: i giapponesi sono un popolo che consuma enormi quantitativi di whisky e l’highball – o mizuwari, letteralmente “mischiato con acqua” – è la maniera più semplice, immediata e rinfrescante di bere questo distillato.

«Il migliore highball della mia vita – racconta Angelo Canessa, bartender di Velier – l’ho bevuto a Kyoto al Samboa, un cocktail bar aperto dal 1918 che conserva ancora l’arredamento originale, con la pittoresca crosta di nicotina alle finestre. Come per il sushi, quello che conta nel servizio di un highball – oltre alla materia prima – è il rituale: bicchiere di cristallo, ghiaccio tagliato a mano, un buon single malt versato con gesti precisi e netti.
Può capitare però di bere highball anche nei caratteristici ristoranti aperti 24 ore su 24 dove si servono gli yakitori. In questo caso l’highball vi sarà servito con una base di blended whisky in una pinta da birra, ma anche questa è un’esperienza.
L’highball è il drink nazionale del Giappone, tanto che l’azienda Nikka ha persino prodotto una spina da cui spillare highball ghiacciato.»

Gin tonic e anti gin tonic
Facendo un salto geografico dal Giappone ai nostri lidi, ordinare un highball in Europa significa ben poco. In realtà tutti beviamo highball senza (quasi) saperlo. Il gin tonic, che negli ultimi anni ha vissuto un boom che pochi altri cocktail possono vantare, appartiene proprio alla categoria degli highball. La sua diffusione ha però snaturato la versione originale, caricandola di spezie, succhi e macerazioni che ne alterano il gusto e anche la funzione.

«Per fortuna oggi stiamo tornando piano piano al gin tonic vero e proprio – aggiunge Daniele Cancellara –, un drink piacevole e poco alcolico che ha avuto il merito di sdoganare un distillato che prima godeva di una pessima fama. Credo che la diffusione dell’highball potrebbe aiutare a far conoscere molti altri ottimi prodotti».

Il mondo degli spirits è ricchissimo di distillati che vale la pena conoscere e che diluiti in un highball possono risultare piacevoli a chi li ha sempre visti come impegnativi e troppo alcolici. Il whisky, tra tutti, e, perché no, anche una buona grappa barricata.
«Durante le masterclass e le presentazioni mi diverto a presentare il whisky highball come l’anti gin tonic: lo faccio assaggiare e i clienti rimangono sorpresi da quanto può diventare piacevole e fresco un whisky» conclude Angelo Canessa. 

E quindi che fare la prossima volta che siete indecisi davanti a un bancone e non avete voglia del “solito” gin tonic? Provate a ordinare un whisky highball, resterete stupiti.

 

 

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