SOTTOPIATTO Storie di cibo

Rosse, succose, erotiche... sono arrivate le ciliegie. Pronti per l’indigestione?

di Redazione 02 giu 2017 0

Storia, curiosità e ricette che hanno come protagonista questo piccolo, irresistibile frutto.

L’aspetto più brutto del farsi un’overdose di ciliegie è che restano lì tutti i noccioli a ricordarti quante ne hai mangiate”. 

Andy Warhol


IN NOME DELLA CILIEGIA

Frutto molto amato dagli italiani, ognuno lo chiama a modo suo. Griota in Piemonte, cerecia nelle Marche, in Liguria è sce-exa, cerasa nel Lazio e in Campania; in Emilia-Romagna amano la srèsa, in Abruzzo la cirac’, in Sardegna mangiano la cariasgia, in Valle d’Aosta la farjesa, in Trentino-Alto Adige vanno pazzi per la zireza e in Friuli per la cjariese.

IL CILIEGIO

Nell’antichità il nome del ciliegio era Kèrasos, che sembra derivi, a detta di San Girolamo, dalla città di Kerasunte, nel Ponto, perché è da qui che l’albero fu portato in Italia nel I secolo a.C. a opera di Lucullo.  Questo albero ha diverse simbologie, in Albania per esempio si usa bruciare un ramo di ciliegio nelle notti del 24 e del 31 dicembre e del 5 gennaio, notti di rinnovamento dell’anno, e poi se ne conservano le ceneri per concimarci le vigne. In Francia, invece, nelle campagne gli innamorati avevano l’abitudine di metterne un ramo davanti alla porta delle case delle loro fidanzate nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio.

Nel Medioevo questo albero si credeva capace di guarire alcune malattie come l’ernia, si faceva passare il malato in mezzo ad un ciliegio tagliato a metà per il lungo, poi si riunivano le due parti dell’albero e si ricopriva di letame di mucca in modo che i due tronchi si saldassero, più velocemente avveniva la saldatura e prima sarebbe guarita l’ernia. In Germania e in Danimarca si credeva che il demonio si nascondesse nei vecchi ciliegi provocando disgrazie e malattie a chi ci si avvicinava, mentre in Inghilterra sognare ciliegi è presagio di sfortune.

Prova la ricetta ⇒ Torta di ciliegie alle mandorle

CILIEGIE E SAMURAI

C’è un antico detto giapponese che recita: “tra i frutti la ciliegia, tra gli uomini il samurai”. A noi forse il detto può sembrare misterioso, ma in terra nipponica la ciliegia è proprio il simbolo dell’anima guerriera del samurai e del suo destino che esige che si rompa la polpa rossa della ciliegia per raggiungere il duro nocciolo, vale a dire fare il sacrificio del sangue e della carne per arrivare al cuore dell’essere umano.

L’emblema dei samurai era proprio il fiore del ciliegio volto verso il sol levante, era quello il simbolo della devozione della loro vita e anche il fodero delle loro sciabole era adornato da ciliegie, simbolo della ricerca dell’Invisibile che si raggiunge solo seguendo la strada interiore. Il fiore del ciliegio poi, il sakura, oltre a essere simbolo dell’ideale cavalleresco indica anche la purezza, tanto che durante le cerimonie nuziali il tè viene sostituito da un infuso di sakura, in questo caso augurio anche di felicità. 

IL SANTO DELLE CILIEGIE

Ebbene sì, esiste un Santo delle ciliegie! Si tratta di Gerardo Tintore, patrono di Monza e fondatore del locale ospedale, a lui ancora oggi intitolato. Si racconta che una sera di dicembre Gerardo, il quale si recava spesso in Duomo a pregare, volesse restarci per tutta la notte, ma che gli ostiari non glielo permettessero. 

Per convincerli promise loro un cestello di ciliegie nonostante fosse inverno. Quelli acconsentirono, e la mattina seguente il santo donò a ciascuno di loro un cestello colmo di frutti maturi. In ricordo del miracolo, alla festa del santo l’amministrazione dell’ospedale di Monza aveva l’abitudine di offrire una colazione a base di ciliegie ai canonici del Duomo.

Prova la ricetta ⇒ Clafoutis di ciliegie

CILIEGIE AL CINEMA

Sono ciliegie quelle con cui, ne L’ultima donna di Marco Ferreri, Gérard Depardieu in un bar rimorchia una bella fanciulla, declamandone il prezzo, quattrocento lire all’etto. Jack Nicholson invece, il Diavolo de Le streghe di Eastwick di George Miller, invita le sue streghette, la Pfeiffer, Cher e la Sarandon, a mangiarne ancora da un grande vassoio, i noccioli sputati poi saranno vomitati a distanza dalla bigotta del paese. 

Al naturale e sciroppate sono parte del gioco erotico ad occhi chiusi tra Kim Basinger e Mickey Rourke in 9 settimane e ½ di Adrian Lyne. E ancora ciliegie nella torta speciale che Shelley Winters prepara in Lolita di Stanley Kubrick per attirare a sé il professor Humbert, perché, si sa, le ciliegie sono erotiche quanto le fragole. Ma le ciliegie più famose del cinema restano quelle di Marilyn Monroe in A qualcuno piace caldo di Billy Wilder, quelle che la fanno esclamare:

“È la storia della mia vita: sono stufa che mi tocchi sempre la ciliegia col verme”.

TIPS & TRICKS: UN CUSCINO DI... NÒCCIOLI

Forse vi sarà capitato di vedere in vendita dei piccoli cuscini imbottiti di nòccioli di ciliegia che in Svizzera, dove sono nati, vengono anche chiamati “borsa dell’acqua calda a secco”. Passati nel microonde per 2-3 minuti, o tenuti sul radiatore, accumulano calore e hanno un po’ la funzione di un termoforo o della boule. Pare inoltre che, a differenza delle boule, i cuscinetti di nòccioli scaldati siano in grado di alleviare i dolori cervicali e le tensioni da contrattura muscolare.

Tenuti invece nel freezer, alleviano i dolori da distorsioni e contusioni. Di certo scaldano bene anche mani e piedi. Avendo molti nòccioli a disposizione, si può fare un cuscinetto anche in casa. Vanno tenuti a bagno per qualche giorno, cambiando l’acqua spesso e strofinandoli fra le mani fino a quando non c’è più traccia di polpa. Poi si fanno bollire per qualche minuto, si sciacquano ancora e si lasciano asciugare completamente. Infine si racchiudono in un sacchetto di stoffa. Della serie “non si butta niente”.

 

Prova la ricetta ⇒ Ciliegie sotto spirito

Testo tratto da ⇒ Torte e crostate - collana Cucinare insieme

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