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Alla scoperta del fonio, il nuovo cereale gluten free

di Camilla Micheletti 07 feb 2019 0

L’intervista a Gabriele Fortunato di Obà Food, la startup che ha portato in Italia il cereale africano.

Prepariamoci: ne sentiremo palare presto. Il fonio, Digitaria Exilis, è allo stesso tempo uno dei cereali più antichi al mondo e uno dei meno conosciuti. Nativo delle zone rurali del Senegal, Burkina Faso, Mali e Ghana, appartiene alla famiglia del miglio e non ha nulla da invidiare alla quinoa, all’amaranto e al teff. Proprio per questo all'inizio del 2019 è stato inserito dall'UE nella lista dei Novel Food ed è pronto a debuttare nel nostro Paese grazie a una startup che ha puntato sulle sue qualità e sul suo potenziale. Abbiamo intervistato Gabriele Fortunato, fondatore di Obà Food, per saperne di più su questo super alimento.

Come è nata l’idea di portare nel nostro Paese il fonio?

Ho scoperto l’esistenza di questo cereale “dimenticato” durante un viaggio a Dakar, in Senegal, e affascinato dalla storia di quel piccolo granello, ho pensato di avviare un progetto nel segno della biodiversità agroalimentare, introducendolo in Europa.

Con Obà Food, una startup nata intorno al progetto Fonio, stiamo svolgendo un ruolo da pionieri portandolo alla ribalta qui in Europa e gestendone l’approvazione come Novel Food da parte della Commissione Europea.

Come è possibile che il fonio sia uno dei cereali più antichi al mondo ma anche uno dei meno conosciuti?

Nonostante il fonio sia coltivato in Africa Occidentale da più di 5.000 anni, per lungo tempo è stato trascurato a causa del procedimento particolarmente laborioso di pulizia dei chicchi, che doveva essere svolto manualmente con pestello e mortaio. Il chicco, molto piccolo, non permetteva la meccanizzazione del processo di rimozione della crusca, fino a quando, pochi anni fa, un giovane ingegnere senegalese ha inventato il primo macchinario per decorticare i granelli di fonio.

Granelli di fonio
Foto di Obà Food

Quali sono le qualità che potrebbero portare il fonio alla ribalta?

Si tratta di un ingrediente non solo buono, ma anche ricco di proprietà nutritive, che rappresenta un’alternativa a cereali come grano, riso e mais. Oggi questi tre cereali rappresentano, da soli, oltre il 60% dell’alimentazione mondiale e riteniamo che un nuovo cereale, per di più frutto di un’agricoltura sostenibile, possa contribuire positivamente agli equilibri ambientali e sia una risorsa importante contro l’inarrestabile processo di cambiamento climatico e di desertificazione. Il fatto che il fonio sia in grado di crescere in contesti aridi, come le terre della savana, con pochissima acqua, lo rende una risorsa preziosa per combattere siccità e carestie non solo in Africa, ma nel mondo intero.

Fonio Obà sarà un marchio registrato, come per esempio il Kamut?

Con il marchio Kamut è stata registrata una particolare sottospecie di frumento che ora, quindi, risulta commercialmente tutelata in termini di coltivazione e distribuzione. Io non sono sicuro che “appropriarsi” di una specie botanica, per altro nativa dell’Africa, sia la scelta giusta per noi di Obà. Abbiamo registrato il nostro brand, ma il fonio è, e resterà, delle popolazioni africane. Naturalmente ci fa piacere che nell’immaginario del consumatore il fonio sia associato ad Obà e che magari al ristorante un giorno i clienti cercheranno Fonio Obà nel menù, ma solo perché le persone si saranno affezionate alla marca che per prima ha proposto questa novità. Il fatto di impadronirsi di specifiche sementi facendole tutelare da un marchio e affidarne la produzione solo dietro licenza è tutto un altro discorso.

Quali sono le difficoltà nell’introdurre un nuovo cereale nel mercato italiano?

La vera sfida è quella di riuscire a farlo conoscere al consumatore finale. Fino a che non ci sarà una domanda, sarà difficile essere inseriti negli assortimenti della distribuzione o essere presi in considerazione dal settore della ristorazione.

Stiamo quindi servendo i consumatori principalmente via e-commerce, sul nostro sito o quello del nostro partner TiBioNa, che da subito ha sposato il progetto. I riscontri sono stati eccezionali, e siamo  determinati a continuare nella nostra azione di divulgazione, fino a quando il fonio non sarà diventato popolare almeno quanto la quinoa o il teff.

Avete pensato a coinvolgere partner e ambasciatori nell’alta cucina e nella ristorazione?

Sì, e non solo. Alcuni chef italiani hanno adorato il fonio per la sua versatilità e il suo gusto delicato, e ne sono diventati sostenitori. Abbiamo poi il supporto di blogger specializzate nell’alimentazione, tra cui Tiziana Colombo di NonnaPaperina, e di professionisti della panificazione come Francesca Morandin, esperta lievitista del senza glutine. Senza dimenticare il sostegno dei nutrizionisti che, dopo averlo testato, hanno iniziato a suggerirlo ai loro pazienti, proprio per l’alto contenuto di fibre, proteine, sali minerali e il basso indice glicemico.

Inoltre, abbiamo avviato delle partnership di co-branding con Amaranto e Frettoli, produttori  artigianali di pasta e biscotti interessati a inserire il Fonio Obà nei loro prodotti.

Nel 2006 l'Unione Europea ha deciso di stanziare fondi per la produzione di fonio per permettere alle popolazioni dell’Africa che lo coltivano di poterlo esportare nei paesi europei e statunitensi. Quest’anno il Fonio Obà è stato inserito dall’UE nella lista dei Novel Food: qual è stato il percorso che ha portato a questo riconoscimento e che impatto può avere sul mercato?

Abbiamo lavorato diversi mesi per preparare il dossier scientifico per la richiesta di approvazione da parte della Commissione Europea e dell’Autorità per la Sicurezza Alimentare. La richiesta è stata poi condivisa con tutti gli Stati Membri della Ue e i relativi Ministeri della Salute e dopo un anno, a dicembre 2018, l'iter si è concluso e abbiamo ottenuto il riconoscimento.

Gli impatti sul mercato europeo e sull’economia africana potrebbero essere significativi. Abbiamo aperto un canale di sbocco per le esportazioni del cereale e le comunità agricole dell’Africa Occidentale stanno puntando sullo sviluppo di questa risorsa. In Africa sono molto orgogliosi del fonio e sono intenzionati a difendere la loro sovranità alimentare, ma al tempo stesso puntano sull’espansione internazionale. Si stanno organizzando per coltivarlo, ma soprattutto per raccoglierlo e lavorarlo in modo sempre più efficiente per alimentare le esportazioni e re-investirne i proventi, alimentando un percorso virtuoso di sviluppo economico.

Insomma, noi crediamo moltissimo nel fonio, questo nuovo super-food non solo buono ma anche salutare e sostenibile e siamo convinti che ne sentiremo parlare sempre di più nei prossimi tempi.

Dolmades rivisitati con fonio e verdure
Foto di Obà Food
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