SOTTOPIATTO Opinioni

50 Best Restaurant 2018: il trionfo di Massimo Bottura

di Marco Bolasco 20 giu 2018 0

Il Massimo modenese torna sul tetto del mondo: motivazioni e speranze di un successo (non) annunciato.

Massimo Bottura e i fratelli Roca di Girona, secondi in classifica

È di nuovo Massimo Bottura il numero 1 al mondo per la 50 Best Restaurants 2018. Una vittoria forte, in una serata in cui il vento sembrava in origine soffiare tutto per gli spagnoli e l’America Latina. Eppure c’era qualcosa che lasciava intendere che Bottura avrebbe potuto riprendersi il suo posto in vetta, tanto che la parentesi newyorkese dello scorso anno, anche a causa della caduta al quarto posto di Eleven Madison Park di Guidara e Humm, è sembrata quasi solo un incidente di percorso.

La vittoria del Massimo modenese è stata accompagnata da un'ottima performance di tutto il gruppo italiano: Crippa, Alajmo e Romito che complessivamente conquistano diverse posizioni nei primi 50, mentre rimane totalmente vuoto (e questo sarà un problema per il futuro) lo spazio fra la posizione 51 e 100, in cui non appare un italiano neanche in cartolina.

Bottura vince perché ha saputo proporre uno sguardo diverso, orgoglioso e sicuro sull’Italia della cucina di territorio. E perché il suo progetto del Refettorio, oramai esportato in tutto il mondo, è un atto concreto e non un manifesto di intenti. Ma vince anche perché ha passato molto tempo fuori dalle sue cucine sapendo comunicare, stringere relazioni, fare buona politica come nessuno in Italia aveva fatto prima. Lo dovrebbero fare diplomatico: la corsa dei francesi ad aiutarlo sul Refettorio di Parigi la dice lunga. Ma siccome siamo italiani adesso qualcuno avrà da ridire sul fatto che “è stato poco al ristorante a cucinare”.

La vittoria di Bottura è però anche – non mi stancherò mai di ripeterlo – la capacità di portare avanti una squadra: la sua, anzitutto, perché ha al suo fianco un gruppo di lavoro giovane che ha pochi eguali. Lui lo sa e parla per loro. Ma anche la squadra dei cuochi italiani che gli ha telefonato, gli ha scritto, gli ha gridato che la sua vittoria sarebbe stata la vittoria di tutti. Una roba che nell’Italia dei campanili è proprio una rarità.

Il punto, però, è che Bottura, ma anche Alajmo, Crippa e Romito, come ben ha scritto Margo Schachter su Vanity Fair ieri, hanno vinto senza sostegno alcuno. Hanno vinto da soli, per quello che hanno saputo costruire come imprenditori, non perché l’Italia abbia saputo fare sistema. Il sistema lo ha fatto lui. Ieri in sala c’erano istituzioni, associazioni di categoria, centri di studio. Ma erano spagnoli, nordici, americani, non italiani. Quello che ha vinto Massimo se lo è vinto da solo.

Ora speriamo che l’entusiasmo della notizia, la carica e la responsabilità di questo nuovo ruolo che è arrivato all’Italia possa essere messo a frutto. E che la prossima volta Bottura, Alajmo, Crippa e Romito possano guardarsi alle spalle e trovare le truppe al seguito. I treni non passano due volte, anzi tre.

COMMENTI (0) AGGIUNGI UN COMMENTO



* Campi obbligatori

Non ci sono commenti