il BOTTIGLIERE Riflessioni

Vini lineari e vini radiali

di Fabio Rizzari 27 lug 2018 0

o di un Terrano/Teran molto riuscito.

Un cliché non sorprendente è: il vino non smette di sorprendere. Ogni bevitore navigato si forma non solo un’opinione, ma una vera e propria immagine sensoriale di una determinata categoria di vini: se penso ai Barolo mi affiora alla mente l’icona – o, come posso dire senza scomodare termini ampollosi come pregnanza gestaltica…, un nodo di pensiero e di ricordi sensoriali, un grumo percettivo, un reticolo neuronale - di un rosso alcolico e ricco di sfumature aromatiche; se penso invece a un Rossese visualizzo una figura più esile e diafana.

Allo stesso modo ho abbozzato negli anni, pur con poche bevute alle spalle della tipologia, una forma mentale (ecco, meglio, una forma mentale: è ovvio) del Terrano. Quella di un vino elettrico, tanto ricco di vibrazioni da far sussultare il palato, e nei casi peggiori (o migliori, in base al tasso di masochismo dell’enofilo) capace di staccare la lingua dal cavo orale.

Sempre seguendo questo filo soggettivo, visualizzo il Terrano e i prodotti simili come vini lineari, in opposizione ai vini che definisco radiali. E mo’ cos’è quest’altra stranezza? Provo a spiegarmi. Un vino lineare è come lo scorrere di una lama: un unico taglio. Il che non coincide necessariamente con la forza della sua acidità. Semplicemente, la sensazione è che manchi un centro di gravità del vino, dal quale si irradiano tutti i vari sapori (vino radiale).

Diretta conseguenza analogica è che un vino radiale ha una sorta di pulsazione interna; una sorta di cuore, appunto, che genera una più o meno grande ricchezza di sapori. Un bel Chianti Classico è un vino radiale, un medio Lambrusco è un vino lineare.

Finito con i deliri? arriviamo al Terrano per favore?
Eccoci. Il Terrano che ha generato questa serie di riflessioni è in realtà un Teran, vale a dire la controparte slovena della nostra denominazione. Il Tauzher Kras Teran di Emil Tavcar 2013 (priznano tradicinalno poimenovanjesuho rdece vino: come dico sempre) mi è parso proprio un vino radiale, centrato su un frutto maturo ma non morbido, dal quale si dipartono raggi di sapore alternativamente salati, floreali, affumicati, acidi, alcolici. Davvero buonissimo.

Uhm… non una forma di Terrano quindi. Potrebbe entraci qualcosa il fatto che il produttore si sente giustamente libero di fare icché gli pare in base alle caratteristiche della singola annata: lasciare una parte di uve in surmaturazione se è il caso; usare altre varietà se gli gira; eccetera. Questo 2013 - fermentazione spontanea in legno grande, un anno di affinamento nel medesimo, niente chiarifiche né filtrazioni – dovrebbe però essere 100% terrano ("refosk" come pare si chiami in zona: coerentemente al fatto che il terrano è strettamente imparentato con il vitigno refosco, mi dicono).

COMMENTI (0) AGGIUNGI UN COMMENTO



* Campi obbligatori

Non ci sono commenti