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Vini e terre di Borgogna, un graditissimo bis

di Fabio Rizzari 30 mar 2018 0

Esce la nuova edizione, irrobustita e ampliata, di un classico della critica italiana.

In un punto della storia un gruppo di uomini si riunisce e decide di dire agli altri cosa fare e cosa no: lì, in quel punto, nasce un contribuente. Allo stesso modo in un punto della storia un bevitore critico mette ordine rigoroso, ordine misurato, ordine creativo tra le fila delle sue sensazioni e delle sue riflessioni; e lì, in quel punto, nasce un libro sul vino.

Nel caso felice del libro di cui scrivo oggi, Vini e terre di Borgogna, gli autori sono due: Camillo Favaro e Giampaolo Gravina. Non sto a nascondere la mia evidente parzialità nel valutare il volume, dato che con entrambi sono in ottimi rapporti personali e di uno dei due sono amico di lunga data. Non sto nemmeno a sbrodolarmi con un eccesso di complimenti sui pregi del libro, che sono davvero numerosi. Mi limito a tratteggiarne solo due o tre, di punti di forza, lasciando all’appassionato attento scoprire nella lettura tutte le altre virtù dell’opra.

Sulla carta si tratterebbe di una seconda edizione del fortunato libro dal titolo omonimo uscito nel 2012. Nei fatti è qualcosa di sensibilmente diverso, e direi di più migliore. Non è solo un dato di arida contabilità interna: nella prima edizione il numero dei domaine (200 oggi) e dei vini (800 oggi) recensiti era circa la metà; il formato era più piccolo; le foto prendevano una parte della pagina ed erano  “soltanto” in bianco e nero. 

Il colpo d’occhio e la “mano” del libro attuale sono decisamente più importanti: peso maggiore, foto bellissime et evocative, superiore ricchezza di apparati tematici. Tra i quali annoto, en passant, la succosissima sezione dedicata alla descrizione delle diverse annate, dalle più remote alle più recenti.

Si conferma, ovviamente, la qualità della ricognizione critica. Che allontana il libro di alcuni parsec* da un trattato di impianto tradizionale sulla celebre regione vinicola, e a maggior ragione da un opuscolo turistico qualsiasi.

Anche i meno sciovinisti devono gioire. Con questa uscita libraria la nostra amata Patria Italia svetta al primo posto nel consesso delle Nazioni quanto a completezza di analisi e ampiezza dei contributi editoriali sulla celebrata terra borgognona. Come già sottolineato in un paio di post precedenti, infatti, Vini e terre di Borgogna costituisce un péndant ideale del poderoso volume castagniano uscito alla fine dell’anno scorso, Borgogna, Le vigne della Côte d’Or. Il libro di Camillo e Giampaolo ha il suo centro di gravità nell’attenta disamina della produzione; quello di Armando nella micrometrica disamina della vigna.  

Tanto che, obbediente alla parola della Borgogna, e formato al suo divino insegnamento, oso dire: nessun appassionato può dirsi veramente tale se non possiede – e soprattutto se non ha studiato attentamente – entrambi i volumi. Amen.

Vini e terre di Borgogna

di Camillo Favaro e Giampaolo Gravina
Fil Rouge Editore
pp. 560
euro 35

* unità di misura astronomica che corrisponde a 3,261563777 anni luce (circa)

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