il BOTTIGLIERE Degustazioni

Uno sparo nel buio

di Fabio Rizzari 22 nov 2017 0

Una degustazione comparata atipica e rivelatrice.

“Valutare caso per caso, valutare caso per caso”: è un mantra che ripeto all’infinito anche quando sono da solo: ieri stavo in fila al supermercato e lo cantilenavo sottovoce, con lo sguardo da pazzo, facendo su e giù con la testa. Il cassiere mi ha dato ragione su tutto e mi ha fatto pagare con la massima celerità. Anche a voi conviene darmi ragione su tutto, così potrete leggere questo post in pochi minuti e poi tornare alle vostre occupazioni.

L’arte della degustazione si rivela impervia “a valle”, quando si tratta di capirci qualcosa in un gruppo di bicchieri semipieni di vino. Ma lo è anche “a monte”, quando si tratta di organizzare delle batterie di vini che abbiano uno straccio di logica compositiva. Se questo è vero, e lo è, ogni degustazione tematica ha una sua coerenza: che si facciano batterie per denominazione – il caso più ovvio – o per vitigno, o per annata, o per gamma della singola casa vinicola.

Meno ovvio che una degustazione abbia un senso anche quando sembra che non ne abbia, cioè quando si accostano vini diversi in tutto: per regione, uve di base, tecnica di base, annata, stile. Quest’ultimo è il caso di un assaggio sauvage, dadaista, o se si preferisce alla membro canino, che ho guidato venerdì scorso. Unico minimo comune denominatore, il colore rosso dei vini. Per il resto, un’insalata mista.

Ebbene sostengo che assaggiare un singolo vino così, una sorta di sparo nel buio, possa essere utile, possa insegnare qualcosa, possa addirittura essere rivelatore. Sì, perché un vino che appare pesante, o elegante, o alcolico, o eccetera all’interno della sua categoria, nell’anarchico gioco degli accostamenti liberi può rivelarsi sotto una luce completamente nuova.
Ecco le note di degustazione, per cercare di spiegarmi meglio:

Morey Saint Denis Clos de Rosiers Monopole 2015 Chantal Remy
L’assaggio “assoluto”: tenue ma non anemico alla vista, un cerasuolo che abbozza un tentativo di riempirsi verso un colore rubino medio; profumi delicatissimi, ricamati, di lampone fresco e violetta, sapore armonioso, dolce per il frutto, succoso, lungo.
L’assaggio comparato: la purezza del frutto rimane rimarchevole, l’estrazione tannica precisa, ma il vino appare nettamente troppo tenero, gli manca un sostegno tannico e acido maggiore.

Chianti Classico Riserva Borro del Diavolo 2013 Ormanni
L’assaggio “assoluto”: colore tra il ciliegia e il rubino chiaro, profumi di frutto maturo e sottile, più eterei che cuoioso/tannici; gusto elegante, fine nei tannini, persistente.
L’assaggio comparato: rispetto al primo vino ha più spina dorsale, più energia tannica, più spinta, rimanendo molto simile per nitidezza di frutto. Si difende benissimo anche nel raffronto con i rossi successivi.

Valtellina Superiore Rocce Rosse 2007 Ar.Pe.Pe
L’assaggio “assoluto”: colore rubino di buona intensità, profumi complessi di rabarbaro, brace di camino, camino e basta, erbe officinali; sapore sottile e infiltrante, davvero ben modulato, fine anche se austero nella componente tannica.
L’assaggio comparato: si conferma eccellente, ma la comparazione svela e sottolinea il lato vetroso, severo, “di montagna” dell’acidità, un lato molto affascinante e peculiare.

Priorat Terroir al Limit 2015 Arbossar
L’assaggio “assoluto”: colore nerastro, molto saturo, profumi di amarena, forti aromi di fumé, gusto ampio e morbido, strutturato ma abbastanza agile, buon sostegno acido/tannico, finale lungo sui toni empireumatici.
L’assaggio comparato: qui la confronto è particolarmente rivelatore. Un vino che appare – assaggiato da solo – di mano abbastanza sciolta, non eccessivo nell’estrazione per la tipologia, insomma un Priorat meno granitico e monoblocco di quanto il luogo comune non dica, in comparazione mette invece in mostra profumi nettamente più artificiosi (caramella di fragola) e sapori nettamente più forzati (tannini che si ammassano a centro bocca) rispetto sia ai vini precedenti, meno strutturati, che ai vini successivi, altrettanto ricchi e corposi.

Taurasi Riserva 2006 Michele Perillo
L’assaggio “assoluto”
: colore di buona saturazione, profondo, olfatto di grande spazialità, giocato tra aromi terragni di cuoio e humus, aromi di frutto limpido, aromi affumicati; sapore energico e sorvegliatissimo al tempo stesso, lungo e affilato.
L’assaggio comparato: se la struttura lo avvicina al rosso spagnolo, la flessuosità di movimenti, i toni fumé e la facilità di beva lo assimilano più direttamente al Valtellina. La comparazione ne svela l’eleganza, più che sottolinearne la pienezza estrattiva.

Pomerol Vieux Château Certan 2012
L’assaggio “assoluto”: colore di intensità abbastanza sorprendente per la proprietà, nota per rossi meno saturi rispetto al suo ingombrante vicino di terroir (Pétrus). Aromi tenuemente, misuratamente erbacei, un nonnulla di spezie da affinamento in rovere; bocca ampia e carnosa, tannini di finezza impalpabile.
L’assaggio comparato: non cede nulla quanto a ricchezza e densità al Priorat, il che risulta sorprendente; in compenso risulta il rosso dal frutto più puro, lirico direi, e dai tannini più stupefacenti per sottigliezza e sapore, tra tutti. Quello che “da solo” appare un ottimo Bordeaux, appena vegetale, per contrasto assurge a vino della serata e sbaraglia il pur autorevolissimo campo per completezza e succosità. Chapeau.

Dice: ma come si fa a scrivere “assoluto” se i vini erano uno accanto all’altro? Presto detto: tra un rosso e l’altro abbiamo fatto passare otto ore (per un totale di due giorni interi in degustazione). 

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