il BOTTIGLIERE Le parole del vino

Una serata da ricordare

di Fabio Rizzari 29 mar 2019 0

Esordio di tre nuovi produttori della storica denominazione di Carema, con relativa presentazione milanese.

Martedì scorso con Armando Castagno e Giampaolo Gravina abbiamo presentato nella città di Milano (Lombardia) una nostra recente opera editoriale. Nel corso della stessa serata tre giovani produttori di Carema hanno presentato le loro nuove annate. Il locale che ci ha ospitato, l’Osteria Brunello, non avrebbe potuto essere più adatto e accogliente. Ne è sortita una serata magnifica.

Per quella rara alchimia che si genera nelle occasioni più propizie, le parole sono state ridotte al minimo, e i presenti hanno dovuto sorbirsi solo pochi minuti di chiacchiera iniziale. Per il resto hanno parlato i vini, e i deliziosi piatti del posto.   

Per parte mia, una leggera febbre ha accentuato la vena di follia che scorre come un fiume carsico nelle mie esternazioni, e che con l’età sta – neppure tanto lentamente – risalendo all’aperto.

Introducendo l’area di Carema ho precisato che come latitudine si trova tra Grenoble e Imperia. Non era soltanto una fesseria estemporanea, voleva essere in realtà un omaggio a Mario Marenco, genio scomparso da pochi giorni. Incipit di una delle telefonate leggendarie di Marenco ad Alto Gradimento:

- Marenco: “pronto… sono il professor Sbarbantini”
- Arbore: “buongiorno professore, da dove chiama?”
- “sto telefonando da Reggio Emilia… vicino a Massa Carrara”
- “ma che dice, Reggio Emilia non c’entra niente con Massa Carrara”
- “sì, ma è più vicina Reggio Emilia a Massa Carrara di Torino rispetto a (pausa) Washington”

I tre Carema erano: 2016 Chiussuma, Sole e Roccia 2016 Monte Maletto, 2016 Sorpasso. I tre vignaioli – Vittorio Garda, Gian Marco Viano, Matteo Ravera Chion - alle prime armi ma già attraversati da una sorprendente consapevolezza tecnica ed espressiva, hanno parlato a loro volta poco e in modo chiaro: vigne su terrazzamenti che più impervi e intrattabili non si può; uve a loro volta non trattate; vinificazioni spartane, vini che solo in alcuni casi “vedono” un po’ di legno (non nuovo).

Non trascrivo note di assaggio dei Carema, ero troppo raffreddato; i tre vini hanno comunque impressionato i convenuti per purezza, qualità nell’estrazione e trasparenza (tranne un singolo rosso, ancora un po’ debitore delle note del legno e bisognoso di qualche mese di affinamento).

Annoto a margine la mia ammirazione per l'Erbaluce Passito 2002 (!) delle cantine Briamara, servito alla fine della cena. Il produttore Massimiliano Bianco, il cui unico peccato grave sta nel definirsi “artigiano viti-cool-tore”, lo vinifica con cura maniacale e lo tiene in affinamento per molti anni, lasciando che le botti si scolmino naturalmente. Si tratta infatti, a quanto mi pare di aver capito, di un’annata tuttora in vendita. Il risultato è una mirabile sintesi di tratti caratteristici di un passito (dolcezza, note candite, sfumature speziate) e di inflessioni sapido/metalliche proprie di un vino ossidativo. Un po’ Climens, un po’ Marsala, è stato il degno commiato alcolico di una serata memorabile.


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