il BOTTIGLIERE Degustazioni

Una bottiglia di vino d’epoca per festeggiare i compleanni con il 7

di Fabio Rizzari 29 nov 2017 0

Il motore di ricerca Wine-searcher aiuta a trovare, in tutto il mondo, la bottiglia giusta per una ricorrenza importante.

Alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso mi capitò fra le mani il primo catalogo di vini d’epoca. Sul piano formale non si trattava certo di un editio maior, ricca di note e commenti, in una veste elegante. Al contrario si presentava come un lungo ammasso di nomi e cifre: a prima vista era indistiguibile da un elenco telefonico o dalla stampa di un foglio excel.

Ma se si ci soffermava a leggere nel dettaglio si veniva presi da una leggera vertigine: Yquem, Lafite, Margaux, Haut-Brion, Hermitage, Montrachet, Johannisberg, eccetera, con annate a partire dalla fine del ’700, attraversanti molte vendemmie dell’800 e fittamente disponibili quanto alla prima metà del ’900. Una specie di delirio onirico, l’immagine mentale che un appassionato di vino forma, tra la veglia e il sonno, quando immagina come vorrebbe la propria cantina ideale.

Era la sorta di ciclostile che spediva ai suoi clienti Paolo Badaracco, un ex ristoratore piemontese che si era riconvertito in tempi rapidissimi al commercio di vini rari in Svizzera (dove la comunità di enomaniaci è molto estesa): prima un paio di casse di Sassicaia, poi tre, poi anche un paio di Ornellaia, poi ---- e così via. Fino a un piccolo impero di centinaia di referenze.

Dal catalogo Badaracco, divenuto ricchissimo a metà anni Novanta, ho attinto tutte le volte in cui cercavo una bottiglia particolare da regalare in un’occasione speciale. Per un compleanno importante, soprattutto. E del resto Paolo per primo mi ha confidato più volte che il giro d’affari si ampliava man mano che la gente prendeva a regalare – ad amici, parenti, medici, avvocati, cardinali, pontefici – vini del loro stesso anno di nascita. Una voga che nei decenni successivi ha cominciato a prendere piede* anche in Italia. Attualmente da noi non rappresenta di sicuro una fetta significativa del mercato del vino, ma ha un peso maggiore rispetto al passato.

Dato che il buon Paolo Badaracco ha venduto – da tempo – ai giapponesi, e che nel frattempo il commercio online è cresciuto esponenzialmente, passo oggi a suggerire alcune possibilità rintracciabili nel motore di ricerca più efficace in materia, Winesearcher. Concentrando l’attenzione sulle bottiglie da vendemmie con il sette finale, così da poter festeggiare, magari durante le riunioni familiari di fine d’anno, genetliaci a cifra tonda: 80, 70, 60, 50, 40 anni. I 30 e i 20 anni li escludo per l’abbondanza di etichette disponibili (suggerimenti in privato, volendo); i 10 anni per evidenti questioni legali.

Nota bene
Alcune mani avanti:
a) come tutti gli amatori sanno, più passa il tempo meno certezze si possono avere sullo stato di salute di una bottiglia di vino. Passaggi di mano, conservazioni approssimative, tappi non perfettamente sigillanti, eccetera, innalzano la percentuale di rischio dell’acquisto più si risale indietro nel tempo. Non a caso tra connaisseurs vale il motto: “per i vini vecchi non esistono grandi annate, ma solo grandi bottiglie”;

b) mi rendo ben conto che a molti – quasi a tutti – suonerà inopportuno e finanche offensivo suggerire di comprare bottiglie dal costo di centinaia di euro. “Ma che crede? mica sono Warren Buffett o Mark Zuckerberg”. Non posso che concordare in linea di massima; mentre in linea di media, o anche in linea di minima, devo rimarcare che chi vuole regalare un vino di 40 anni o di mezzo secolo ancora bevibile, e magari pure ancora buono o eccellente, non può che porre mano al portafoglio.
Con poche, rarissime eccezioni;

c) indico il nome del vino e del produttore, non il sito di e-commerce cui rimanda Wine-searcher: per avere il dettaglio basta usare il campo di ricerca del sito.

1937
A “soli” 471 euro si porta a casa una bottiglia di Margaux, mica cotiche. Una vendemmia un po’ bizzarra nel bordolese, con rossi in media molto tannici: ciò che dovrebbe farne un vino ancora bevibile, se la boccia è stata ben conservata. Orribili a vedersi, ma non disumani i prezzi di Pontet-Canet (261 euro), Pichon-Baron (380) e Gruaud-Larose (344). In alternativa potrebbe riservare una bella sorpresa la Riserva di Barolo Borgogno, vino longevissimo: a circa 200 euro.

1947
Tra i Bordeaux si casca benissimo come qualità dell’annata e perciò malissimo quanto a esborso finale. Uno Château Lynch-Bages all’orrifico prezzo di 388 euro appare quindi quasi regalato, nel quadro inavvicinabile del millesimo. Altrettanto dicasi per Montrose a 680 euro, sebbene si tratti di un cru di eccezionale qualità, a tutt’oggi molto meno considerato rispetto ai soliti Premier Cru. Intermedio come costo, ma valore abbastanza sicuro, Pontet-Canet a 260 euro. L’acchiappo forse più succulento appare tuttavia un Rauzan-Segla, cru magnificente e poco noto fuori della cerchia di esperti: a 150 euro, quasi regalato. A 90 euro pare disponibile ancora il già nominato Barolo Borgogno, che mi sento di consigliare caldamente dopo l’apertura – molti anni fa, invero – di un flacone superbo per pienezza e dettaglio aromatico.  

1957
Annata poco affascinante a Bordeaux, stando alla letteratura specialistica: vini in media molto acidi e scontrosi. Sarebbe meglio pescare nel Rodano, o anche in Borgogna, o ancora meglio tra i Vintage Port: ma Wine-searcher, almeno alla data del 27 novembre, non ne offre. Per cui: un Cos d’Estournel a circa 200 euro dovrebbe essere ancora potabile, ancora meglio un Léoville-Las Cases a 160. Sparo nel buio per un Canon, valido Château di Canon-Fronsac, offerto però a soli 38 euro. Più promettente un Vouvray Moelleux (bianco dolce della Loira) Clos du Petit Mont Domaine Allias a 76 euro.
Gli amanti dei Borgogna possono tentare con uno Chambolle Musigny Les Fremieres Vieilles Vignes del Domaine Remy: 101 euro. Restando nei confini patri 150 euro li scommetterei sul Chianti Villa Antinori, che nelle vecchie annate riserva molto spesso delle belle sorprese. Davvero stuzzicante poi una Riserva di Carema Etichetta Nera a cento eurozzi.
Ultim’ora: appaiono nel sito un attraente Porto Vintage Taylor a 159 euro e un altrettanto stimolante Dow’s a 270.

1967
Annata modesta nel bordolese, almeno per i rossi, mentre i liquorosi – i.e. Sauternes e Barsac – possono essere notevoli: a cominciare da Yquem, in una delle sue edizioni più celebri e ahinoi costose (sui 1.200 euro). Più abbordabili, si fa per dire, Rieussec (magnifico), che si porta a casa per circa 290 euro, e soprattutto Filhot a 65 euro. Se proprio si vuole tentare la sorte con un Bordeaux rosso si può optare per un Pichon Lalande, cru che difficilmente tradisce (180 euro). Alcuni Borgogna interessanti, ma occorre tener conto che si tratta di una vendemmia di livello medio-scarso: un Clos de Tart a 380 euro (troppi per il rischio che si corre), un più intrigante La Grande Rue al tutto sommato non inavvicinabile prezzo di 250 euro. Tra i vini nostrani si segnalano alcuni langaroli d’autore (è stata un’annata di buon livello in zona): un Barolo Monfortino a poco meno di 600 euro, un Barolo Mascarello a 350 euro, un Barolo Marchesi di Barolo a 58 euro, un Bussia Riserva Conterno a 194 euro. Da non sottovalutare la bottiglia di Barbaresco dei Produttori a 75 euro.

1977
Millesimo tendenzialmente catastrofico nel bordolese: tutto quello che poteva andare storto in fase vegetativa andò storto; la vendemmia fu salvata almeno in parte da un buon sole ottobrino. Ciò nonostante, prezzi non bassissimi per i Premier Cru e pure per Yquem: meglio rivolgersi altrove. Non in Borgogna né nella Champagne, e nemmeno in Alsazia o nella Loira o nel Rodano. E nemmanco in Germania, parlando in generale (le eccezioni non mancano mai). Tocca guardare ai Porto Vintage, per i quali grazie al cielo il ’77 è un’annata eccellente. I prezzi, peraltro, sembrano molto accessibili: 100 euro circa per un Taylor, 90 per un Dow’s o un Fonseca o un Quinta do Noval, pure qualcosa in meno per un Warre o un Niepoort. In Italia c’è qualcosa da pescare, la vendemmia essendo modesta nelle Langhe ma in media valida anche nel Chianti Classico. Tra i Barolo segnalerei un Giuseppe Mascarello Monprivato a 136 euro, un Cappellano Otin Fiorin a 90 euro, un Vigna Rionda Massolino a 86 euro e un Giacosa Le Rocche del Falletto a 150 euro. Da non trascurare i Barbaresco dei Produttori omonimi, con il “base” (definizione inascoltabile) a 30 euro e la Riserva Rabajà a circa 50. Nella stessa denominazione un Falletto di Giacosa a 127 euro appare un discreto affare. Veniamo in fine ai Chianti Classico, tra i quali tirerei su un Castello di Ama a 21 euro e un Castello di Monsanto a 135 euro (la celebre Riserva Il Poggio si rimedia a cifre molto più alte, ma c’è). Assenti, al momento, alternative importanti quali Castell’in Villa o Riecine, fuori denominazione si può optare per l’immarcescibile Tignanello Antinori, che si porta a casa per 140 euro circa.

* Come la scarpa per Renato: “la scarpa è un articolo che prende piede”.   

Leggi gli ultimi post di Fabio Rizzari:
Uno sparo nel buio
Di Borgogna troppo presto ossidati, resistenze italiche e tappi innovativi
È il vino dell’enologo, stavolta: ma di quello giusto

COMMENTI (0) AGGIUNGI UN COMMENTO



* Campi obbligatori

Non ci sono commenti