il BOTTIGLIERE Degustazioni

Un vino leggero nella terra di Rossini

di Fabio Rizzari 19 apr 2017 0

Il Bianchello del Metauro è un onesto e piacevole compagno della tavola.

Tornare in un luogo dopo decenni svela spesso la consistente quota di idealizzazione dei percorsi mnemonici, soprattutto se con il passare del tempo le bevute di vino cancellano i ricordi più grigi e lucidano quelli emozionanti. A Urbino ho passato molte estati della gioventù, seguendo improbabili corsi di musica antica e soggiornando nel villino – ex casino di caccia dei Castracani – affascinante ma all’epoca semi-diroccato di un amico storico, nella campagna iper-ondulata appena fuori della cittadina.

Il vino del posto era così così, in più ero astemio: la combinazione di questi due fattori non favoriva la ricerca di bottiglie degne di nota.

Riaffacciandomi in zona per poche ore, qualche giorno fa, ho trovato meno imponente il pur bellissimo palazzo ducale, e più strette e affollate del previsto le stradine del centro. Viceversa Pesaro, che nella cassettiera della memoria avevo rubricato come posto semi-insignificante (stupidità del ventenne), mi è apparsa in una luce più viva.  

Ci sono passato per visitare il mini museo dedicato a un nume tutelare degli appassionati del vino e del cibo, incidentalmente anche famoso compositore (ma è un dettaglio), Gioacchino Rossini. Casa Rossini, al numero 34 della via omonima, è però una piccola delusione. Pochi ambienti, una pletora di stampe ottocentesche (beh, certo, non avrebbero potuto essere stampe cinquecentesche), qualche caricatura, un fortepiano. L’opposto dell’opulenza sensoriale che si associa al grande pesarese, il quale avrebbe potuto diventare un celebre gourmet, se solo il suo genio musicale non avesse eclissato il suo talento gastronomico.
E un grande enologo, aggiungo:

“Si dice che da bambino amasse bere il vino della Messa. La sua cantina era fornitissima, delle bottiglie più varie: dai Madera ai Marsala, dal vino di Johannisberg (regalo del Metternich) al Porto (dono del Re del Portogallo, suo grande ammiratore), ai Bordeaux. Le annotazioni sul vino, meno abbondanti nel numero rispetto a quelle dedicate al cibo, mostrano di essere nutrite della stessa passione: ‘lascerete riposare otto giorni il vino, poscia lo metterete in bottiglie, e che vi sia quasi due dita di distanza tra il turaccio e il vino, essendo questa aria necessaria... Arrivate che saran da Venezia le 4 botti le metterete nella miglior cantina, e la meno umida, e lascerete otto, o dieci giorni in riposo il vino prima di fare loperazione dietro indicata per metterlo in bottiglie; farete pure attenzione nel metterlo in bottiglie, che al finir della botte vi sono sempre due o tre bottiglie di vino più torbido, queste bisogna prima di metterle definitivamente in bottiglie farle passare per un lambicco di carta senza colla, e così compire l'opera... Vedete, caro Vivazza, che per bere qualche bottiglia di buon vino bisogna spender molti danari, e darsi infinite pene, ed aspettar almeno sei mesi affinché il vino si formi nelle bottiglie...’.

Al barone de Rothschild, che aveva compiuto il grave errore di donargli una cassetta d’uva dei suoi vigneti, indirizza una puntuta replica: “Vi ringrazio Barone, ma poco mi piace il vino in pillole”. *

Nessun vino del pesarese rimanda, temo, alla silhouette corposa e piena del celebre musicista. Ho bevuto in suo onore un vino proprio all’opposto magretto, nervoso, non molto persistente, ma vibrante e gastronomico: il Bianchello del Metauro La Ripe 2014 prodotto da Roberto Lucarelli. Delicatamente profumato di pera (William, Spinella, o Kaiser: il lettore che ama i dettagli scelga l’analogia che più gli sembra opportuna), sciolto e flessuoso al palato, percorso da una sottile vena salina che ne riscatta l’assetto un po’ ovvio e ne accende il finale. Davvero buono e onesto, anche nel prezzo: meno di una decina di euro.

* Rossini, o la musica da gustare, F.Rizzari, Vitae n.2, luglio 2014

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