il BOTTIGLIERE Le parole del vino

Un raro vino/vitigno torna all’attenzione degli enofili grazie a una nuova monografia

di Fabio Rizzari 17 mag 2017 0

Francesco Falcone firma un libro dedicato al Centesimino di Oriolo, vino aromatico semi abbandonato.

L’antica torre di Oriolo, in Romagna, ispira slanci poetici potenzialmente pericolosi per il lettore di un semplice blog. Per sfuggire il ridicolo basta andare sull’usato sicuro, sul repertorio dei poeti regionali. La scelta è ampia: Pascoli, Monti, Guerra, Guerrini e oltre. Scelgo il sublime Campana, perché se la sua cittadina natale Marradi è formalmente tosca, nei fatti si trova nell'appennino romagnolo:

A l’antica piazza dei tornei salgono strade e strade e nell’aria pura si prevede sotto il cielo il mare. L’aria pura è appena segnata di nubi leggere. L’aria è rosa. Un antico crepuscolo ha tinto la piazza e le sue mura. E dura sotto il cielo che dura, estate rosea di più rosea estate.
Intorno nell’aria del crepuscolo si intendono delle risa, serenamente, e dalle mura sporge una torricella rosa tra l’edera che cela una campana: mentre, accanto, una fonte sotto una cupoletta getta acqua acqua ed acqua senza fretta, nella vetta con il busto di un savio imperatore: acqua acqua, acqua getta senza fretta, con in vetta il busto cieco di un savio imperatore romano. 
[…]

Dal ponte sopra la città odo le ritmiche cadenze mediterranee. I colli mi appaiono spogli colle loro torri a traverso le sbarre verdi ma laggiù le farfalle innumerevoli della luce riempiono il paesaggio di un’immobilità di gioia inesauribile. Le grandi case rosee tra i meandri verdi continuano a illudere il crepuscolo. Sulla piazza acciottolata rimbalza un ritmico strido: un fanciullo a sbalzi che fugge melodiosamente. 
[…]

Dall’altra parte della piazza la torre quadrangolare s’alza accesa sul corroso mattone sù a capo dei vicoli gonfi cupi tortuosi palpitanti di fiamme. La quadricuspide vetta a quadretta ride svariata di smalto mentre nel fondo bianca e torbida a lato dei lampioni verdi la lussuria siede imperiale. Accanto il busto dagli occhi bianchi rosi e vuoti, e l’orologio verde come un bottone in alto aggancia il tempo all’eternità della piazza. 
[…]

Dino Campana, Piazza Sarzano, da Canti Orfici (1914)

Il pazzo e acuto Campana mi ricorda il Falco, alias Francesco Falcone, collega ampiamente affermato eppure ancora giovane; senz'altro giovane, secondo i parametri dell'Italia in decadenza anagrafica. Francesco sa assaggiare e capire il vino – il che non è un pregio così ovvio – e sa capire i vignaioli e dialogare con essiloro.

La sua vena di cordiale, affettuosa follia gli è utile per avere una prospettiva non scontata sulle faccende del vino. Infatti se non sei almeno blandamente pazzo non puoi leggere un vino e non puoi scriverne.

Il Falco ha scritto un bel libro, contenuto nel numero di pagine ma di ampio respiro come intensità narrativa: Centesimino di Oriolo, un raro vitigno romagnolo, il suo territorio e i suoi vignaioli (Edizioni Quinto Quarto, euro 10).

Il libro è stato presentato lo scorso 8 maggio nella torre antica di Oriolo, che domina le colline circostanti e richiede al visitatore un adeguato allenamento per salire le numerose rampe di scale fino alla sua sommità.

In maglietta a maniche corte, nello stile atletico/degustativo che gli è peculiare, Il Falco ha presentato i vignaioli che producono il Centesimino (ben sette in tutto): Ancarani, Cantina di San Biagio Vecchio, La Sabbiona, Leone Conti, Poderi Morini, Spinetta, Paolo Zoli.

L’uva centesimino, fabbrica di zuccheri da tenere a bada, molto aromatica, simil moscato rosa (non me ne vogliano per il rozzo accostamento), profumata di rosa, pepe, lavanda, ciliegia, si presta a molte varianti in vinificazione: dal rosso dolce e morbido, molto buono ma abbastanza prevedibile, al rosso sauvage, un po’ imbizzarrito, non omologato (fuori dalle normative CEE).

Fino a poco fa – diciamo fino a tre quarti d’ora fa – sottovalutata e semi abbandonata, si spera conoscerà una nuova stagione di coltivazione e fama tra gli enofili grazie a questo volume. Ne consiglio caldamente la lettura: ai pazzi del vino, che sono i migliori nella mia opinione, e ai semplici curiosi di faccende vinose.


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