il BOTTIGLIERE Degustazioni

Un nuovo bianco dalle altezze dell’Etna

di Fabio Rizzari 06 lug 2018 0

Federico Graziani, ex sommelier campione del mondo, firma il suo primo bianco.

Dopo anni di moda, il territorio dell’Etna è ormai riassorbito nella classicità per i bevitori e per la critica (addirittura per quella statunitense, in genere refrattaria alle lusinghe di vini simili a quelli prodotti qui).

Insieme a Ernesto Gentili, a Giampaolo Gravina e agli altri della vecchia squadra guidesca una dozzina di anni fa ho fatto la mia parte per farli uscire dall’ombra e farli conoscere agli appassionati, ma non starò qui a rivangare il perché e il percome.

Oggi recensisco un nuovo bianco del posto, il Mareneve di Federico Graziani. Ne ha già scritto il prode collega e sodale Armando Castagno nella seconda edizione del nostro “Vini da scoprire”, ma non avevo avuto modo di provarlo di persona (de visu, vale a dire de nasu).

Ex Sommelier (campione del mondo nel 1998), vignaiolo presso Castiglione di Sicilia, propone da diverse vendemmie un rosso già abbastanza noto tra gli enofili, il Profumo di Vulcano. Piante pressoché ottantenni, altezze sui 700 metri, alberello, vinificazioni spartane: in sintesi estrema, il repertorio etneo tradizionale.

Ieri ho provato il suo primo bianco, un 2016 battezzato Mareneve, “da un campo sperimentale a 1.200 metri” e da un caleidoscopio di uve (sia locali che “internazionali”).

Sulle prime è timido all’olfatto e la pulsazione al palato un po’ debole. Ma, concedendogli una normale aerazione nel bicchiere, si apre in note più apertamente fruttate, il quadro aromatico si schiarisce e il vino si concede. Non aspettatevi tuttavia molta grinta salina o una robusta accelerazione acida. Mi pare un bianco giocato sull’equilibrio delle parti, più che sui contrasti.

Reperibilità buona, a quanto mi dicono: non una tiratura limitata a 500 bottiglie, ma qualche migliaio.

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