il BOTTIGLIERE Degustazioni

Un Montepulciano robusto e arioso

di Fabio Rizzari 02 feb 2018 0

Noti per la loro pienezza strutturale, i migliori Montepulciano d’Abruzzo sanno essere anche slanciati e facili da bere.

“Sono stato felice. Ho girato dei film che ho desiderato girare. Li ho girati con persone che erano più che dei colleghi, erano dei complici. Ecco, io credo, una ricetta della felicità: lavorare con persone che si amano e che vi amano molto.”
Jean Renoir

Il recente post di un attento collega, Giampiero Nadali, ha messo in rilievo un dato lusinghiero per Vini da Scoprire: sebbene sia una pubblicazione pressoché neonata, solo alla sua seconda uscita, sta ricevendo una sorprendente attenzione da parte del mondo del vino; o quantomeno del mondo del vino che frequenta il web. Ben 4,9 milioni di ricerche su google hanno avuto come oggetto il nostro libro, edizione 2018.  

Uno dei segreti, banali quanto si vuole, è che noi tre autori siamo amici, prima ancora che colleghi di lavoro. E che ci divertiamo molto ad assaggiare – meglio ancora a bere – vini insieme.  

Ci vediamo con una discreta regolarità, di solito a pranzo, di solito da Mamma Angelina, tranquilla e affidabilissima trattoria romanesca nel quadrante nord della Capitale (tra le varie, ottime preparazioni classiche segnalo una trippa alla romana irreprensibile), e adiamo le vie stappatorie. Ognuno portando una boccia: più o meno nota, più o meno interessante, più o meno illustre. Spesso alla cieca.

La settimana scorsa Giampaolo ci ha particolarmente convinto togliendo la stagnola a un rosso davvero delizioso, pieno e compatto ma mai in difetto di slancio e articolazione, centrato su un frutto molto puro. Si tratta del “fratello” di un rosato recensito in Vini da Scoprire 2, un Montepulciano d’Abruzzo dell’azienda Ludovico. Cito dalla scheda del volume:

“Tra i numerosi sconvolgimenti del terremoto aquilano del 2009, che ha devastato le vite di un’intera comunità, c’è un effetto che ha del paradossale. Molti dei giovani che lo hanno vissuto dall’interno, segnati da un trauma così violento e irreversibile, hanno scelto di andarsene e rifarsi una vita altrove; altri che invece erano fuori per ragioni di studio o di lavoro, hanno per contro deciso di tornare. Così Lorenza Ludovico, che dopo gli studi di antropologia teatrale all’Università dell’Aquila si era trasferita a Torino per il perfezionamento. Il terremoto ha aperto una breccia nel suo progetto di vita e l’ha spinta a tornare in Valle Peligna, a Vittorito, per affiancare suo padre e occuparsi dell’olio e del vino prodotti in azienda. (…) Lorenza e suo padre Enzo si dedicano (…) a duecento piante di ulivo e a poco più di un ettaro di vigna, tutta piantata a montepulciano nei due appezzamenti di contrada Suffonte e contrada Fontuccia. Se ne ricavano due vini, un rosso e un rosato, anche se qui un tempo per vino rosso si intendeva il Cerasuolo, mentre l’altro era il “nero”, che sostava a lungo in cantina ed era legato alle occasioni particolari, fuori dalle abitudini quotidiane: «molti viticoltori non ne bevono quasi mai, e così anche mio padre», sottolinea Lorenza.”

Dopo la piacevolissima bevuta Giampaolo mi ha inviato un paragrafo di commento integrativo alla sua monografia sull’azienda, che recita così:

“La versione 2016 del Montepulciano Suffonte dei Ludovico coincide con un rosso goloso e immediato che sembra proprio destinato al consumo di tutti i giorni: esprime tutta la fresca e sanguigna succosità a briglia sciolta dell’entroterra aquilano, segnato dalle escursioni termiche del clima di montagna e dalle consuetudini di una tradizione rurale ben radicata. Pressato con il torchio e vinificato nei tini d’acciaio, dove resta fino al termine dell’estate successiva alla vendemmia, fa sua tanto una certa asprezza del paesaggio, quanto la ricerca di schiettezza, di autenticità del gesto e del sorso. La leggera granulosità carbonica che si avverte sotto la lingua è solo un perlant passeggero, che scompare dopo pochi minuti di aerazione nel bicchiere. Sempre che in quei pochi minuti ci sia ancora del vino rimasto nella bottiglia!”

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