il BOTTIGLIERE Degustazioni

Incontro breve e tardivo con un grande produttore: Emidio Pepe

di Fabio Rizzari 20 apr 2018 5

I festeggiamenti per i 50 anni della Doc Montepulciano d’Abruzzo sono stati l’occasione per alcune riflessioni e per un piacevole incontro.

In occasione dei festeggiamenti per il mezzo secolo della denominazione Montepulciano d’Abruzzo sono stato invitato - con altri colleghi - dal relativo consorzio a proporre qualche breve considerazione e a far assaggiare un Montepulciano specifico. Ho scelto il magnifico 2007 di Emidio Pepe

Uno (o forse più d’uno, visto che sono arrivato dopo e ho parlato per ultimo) degli interventi precedenti al mio è stato molto istituzionale: grazie per etc etc, il Montepulciano è un grande vino della nostra tradizione etc etc, sentite qui la visciola e le sfumature di etc etc. Corretto e rispettoso, ma mi pareva di aver fatto un salto indietro agli anni Novanta

Per parte mia, e pazienza se suona presuntuoso, ho preferito un taglio meno diplomatico. Proprio per rispetto del lavoro dei produttori della zona. Ho fatto anch’io un salto negli anni Novanta e ho condiviso un ricordo credo emblematico. Con il beneficio del dubbio sui dettagli, dato che sono passati più di vent’anni. 

Nel 1996 lavoravo per una casa editrice che non nomino per discrezione (il Gambero Rosso). Venni inviato con un collega che non cito (Marco Sabellico) a condurre una degustazione per un ente regionale abruzzese. 
I vini non li avevamo scelti noi, li stavamo solo commentando, quand’ecco che dalla sala si è alzata una voce molto stentorea: “questo non è Montepulciano d’Abruzzo!!!” 

È seguito un veloce scambio di battute tra noi e la ragazza che ci aveva così incisivamente apostrofato. La ragazza era la vulcanica Stefania Pepe, una delle figlie di Emidio. Pur eccedendo nei toni, Stefania non aveva torto: il vino che stavamo assaggiando era - secondo costume diffuso in tutta Italia all’epoca - imbottito di note dolci di legno nuovo, impastato in bocca per la massa aggrovigliata della sovraestrazione tannica, pesante come un Tir per l’eccesso di calore alcolico. 

Era figlio di una cosiddetta enologia di passaggio, un sacrificio al pacchiano e al caricaturale necessario per accedere alla modernità. Oggi, grazie anche a quegli eccessi stilistici, sento di poter dire che una buona fetta di rossi abruzzesi e italici sono più spontanei nell’espressione, più diretti, più autentici. 

Con l’occasione ho potuto finalmente conoscere il signor Emidio, che - ammetto con imbarazzo - non avevo mai conosciuto di persona. L’ho trovato in splendida forma e gli ho fatto complimenti sinceri per la coerenza e la lungimiranza di aver tenuto duro con il suo modello di vino – che non è in effetti un “modello”, quanto una maniera forse plurimillenaria di fare vino - per tanti decenni. 

COMMENTI (5) AGGIUNGI UN COMMENTO



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Cristiano
20 aprile 2018 14:07 Caro Fabio, tutto vero ma Pepe continua ad essere, ahimè, un terno al lotto. Una bottiglia su 3 ridotta o con brett o difetti analoghi. Ma chi ha voglia di rischiare con i prezzi che si fa pagare oggi? E comunque non mi spaventano i prezzi ma la qualità altalenante perchè se voglio Montepulciano preferisco Valentini che costa certamente di più. Per non parlare del Trebbiano... Frequento l'Abruzzo enoico da anni e ci sono tanti altri produttori affidabili e meno noto alle cronache
Fabio Rizzari
20 aprile 2018 20:05 Vero, c’è una certa variabilità di esiti: ma si tratta di vini autentici, i cui difetti sono in genere marginali e largamente compensati dai pregi. Fossero solo alterati, o spunti, o precocemente ossidati, o troppo ridotti (per la riduzione “standard” basta aereare il vino) neppure il più talebano degli aficionados li comprerebbe.
Stefania Pepe
22 aprile 2018 10:36 Mio caro Cristiano assaggia le giovani annate! Sai..noi che abbiamo una certa eta e personalita da vendere amiamo mostrare sempre la nostra unicita. E siamo preziosi per questo secondo me. Hai figli Claudio? I tuoi figli sono tutti uguali? I miei no. Io amo e rispetto la loro liberta di essere se stessi. Aggiungo...immagina tre figlinche crescononintre luoghi diversi...America ..Asia..Africa...quando li reincontri dopo 20 anni.. come saranno? Perche pretendi che un vino naturale rimanga lo stesso dopo 20 anni nonostante sia cresciuto in due bottiglie diverse? Io lo adoro proprio per questo...ogni bottiglia ha la sua meravigluosa unicita! Ti assicuro comunque che ogni bottiglia riserva prima di esser messa in vendita viene decantata a mano e controllata una per una. Grazie Fabio per aver condiviso anche quei ricordi di spiccata verita...sono vera anticonvenzionale e ribelle alle falsita come una volta.. per questo non mi hanno invitata. Io ho scelto da anni di partecipare al Vinitaly con gli altri produttori vignaioli nell'area ViViT... Ti aspettiamo...in cantina o alla festa che facciamo la domenica sera ...per incontrarci e conoscerci come persone uniche ...ballare e gioire insieme godendo del nostro meraviglioso "mondo divino unico e prezioso"
Fabio Rizzari
24 aprile 2018 10:53 Grazie a te Stefania, sei una delle persone più folli che conosco: e siccome amo molto la follia (essendo io stesso clinicamente pazzo, come dicevano nell’800), non posso che apprezzare molto te e i tuoi vini.
Cristiano
24 aprile 2018 12:42 Stefania, mi riferivo ai vini paterni (di Emidio), non ai tuoi, che non ho avuto ancora il piacere di assaggiare. Apprezzo la viticoltura naturale, l'unicità e la diversità delle bottiglie e della annate ma non l'incostanza qualitativa che le può pregiudicare a discapito della buona fede e del grande lavoro fatto in vigna ed in cantina. Tutto qui