il BOTTIGLIERE Degustazioni

Un bel Vermentino di Gallura e due concetti compresi nel prezzo

di Fabio Rizzari 19 ott 2018 1

Il bianco di una poco nota azienda sarda, imbottito con la solita farcia di riflessioni.

Svelto dialoghetto di prologo

Scena: un ristorante della Capitale. Interno sera, tavoli pieni, rumore di fondo tipo Stadio Olimpico durante un derby Roma-Lazio.

- Ristoratore (piuttosto di fretta, dato l’affollamento della sala): “Ciao, benvenuti. Oh, Faro, gliele hai cantate nel post sui nuovi Bordeaux a quelli convenzionali”
- Avventore: “Beh, grazie ma è un po’ una semplificazione, mica intendevo tutti i…” (non finisce la frase, il ristoratore è trasvolato altrove)
- Ristoratore (dopo un paio d’ore, più rilassato data la fine del servizio): “Mi devi dire dove posso trovare quel Bordeaux di quel nuovo produttore, sono curioso di provarlo”
- Avventore: “quale, il Liber Pater? Lascia perdere, costa quanto un attico a Todi. E comunque, riguardo a quello che mi dicevi prima, tieni presente che…” (non finisce la frase, il ristoratore sta parlando con un altro tavolo*)

A questo punto il concetto della frase - anzi delle due frasi – lo completo qui. Ed è il solito, più volte ribadito in passato e peraltro all’insegna dell’ovvietà: è manicheo e insensato dividere il mondo del vino in “convenzionali/industriali/paraculi/prevedibili/da condannare”, da un lato, e “artigianali/naturali/contadini/veri/da applaudire” dall’altro.
Il mantra valutare caso per caso vola sopra queste contrapposizioni ideologiche. All’epoca delle prime edizioni della guida espressica, molti anni fa, già scrivevamo in premessa che il nostro approccio laico ci permetteva di – meglio: ci obbligava a – valutare soprattutto la qualità del prodotto finito, e che un Cabernet “convenzionale” ben fatto da uve di alta qualità poteva benissimo essere valutato meglio di un Per’e palummo spunto e ossidato.

A questi principi, come detto banali e pur tuttavia messi in discussione da schiere di bevitori faziosi, mi sono sempre tenuto. Sebbene parteggi in modo aperto, come bevitore, con le produzioni artigiane, con i vini autentici, nati come unicum e non come polli di batteria. 

Oggi infatti segnalo con convinzione un vino tutto meno che scapigliato, eterodosso, imprevedibile. Un vino sardo ottenuto da tecniche moderne, impiegate con sobrietà. Con sobrietà: il che è tutto nell’uso della tecnica. Ne esce un bianco certo “pettinato”, ma sapido, succoso, molto riuscito. È il Vermentino di Gallura Crizia dell’azienda Altlantis Terre di Sardegna. Meno grintoso e reattivo della relativa selezione (Oro), ha profumi classici di elicriso, un andamento ritmato al gusto, un finale punteggiato da delicate scintille saline. Forse non farebbe un figurone nelle riunioni carbonare di taluni estremisti vinoveristi, ma si fa carico di offrire una semplice, ariosa piacevolezza: ed è una responsabilità che assolve con grazia e senso della misura.

* non con i clienti di un altro tavolo, proprio con un altro tavolo

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gp
22 ottobre 2018 11:24 Grazie per la segnalazione dell'ennesimo "vino da scoprire". A proposito: a quando la terza antologia collettiva di "vini da scoprire", dopo le due pubblicate negli scorsi autunni da Giunti?