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Tre vini per un compleanno

di Fabio Rizzari 07 mar 2018 4

Quando la deriva anagrafica si accentua, la memoria acquista un peso maggiore.

Oggi compio gli anni, in un numero che preferisco non trascrivere per non guardare in faccia la realtà. Arrivato a questa quota un compleanno ogni dodici mesi è un ritmo non più sostenibile: dovrò per forza di cose passare a un genetliaco ogni biennio o triennio, almeno. 

Sono nato lo stesso anno delle figurine Panini. Da piccoli tiravamo fuori da una tasca un blocchetto/mattonella di figurine, tenute con un elastico, e confrontavamo i doppioni con i compagni di scuola. Canonico il commento sonoro: “cell’ho-cell’ho-cell’ho-cell’ho-cell’ho-cell’ho-cell’ho-cell’ho...”, scandito in un tono tra l’annoiato e il professionale. Una cantilena squarciata improvvisamente da un lampo di stupefazione eccitata: “me manca!”

Oggi mi piace ricordare due figurine di vini per me importanti, più la figurina del vino che aprirò stasera. 
Una delle tre figurine è del primo vino che a 27 anni, da astemio, ha fatto scattare qualcosa nella mia mente, o meglio nel mio palato, il Chianti Classico 1986 del Castello di Ama. Non un cru (Bellavista, Casuccia), proprio il Chianti Classico e basta: me lo ricordo limpido, netto, delicato, floreale, morbido e insieme affilato. 

Un’altra figurina è del vino che ho stappato per il primo compleanno da bevitore, un Fixin 1983 Hospices de Beaune (non ricordo l’affinatore) comprato da Marco Trimani: floreale, tannico il giusto, elegante e slanciato. 

L’ultima figurina è del vino di stasera, un vino del cuore: un Vosne Romanée Les Brûlées 2002 del dipartito Philippe Engel. Un rosso finissimo, ricco di iridescenze aromatiche, e allo stesso tempo di semplicità disarmante, quasi severo nella sua monacale purezza. Un rosso per il quale potrebbero valere gli aggettivi che Francesco d’Assisi usa per descrivere l’acqua. Nonostante la statura e l’aristocratica importanza del cru, nell’interpretazione di Philippe ne viene infatti un vino “molto umile, e utile, e prezioso, e casto”.

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COMMENTI (4) AGGIUNGI UN COMMENTO



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amadio ruggeri
7 marzo 2018 11:04 Ciao Fabio, innanzitutto auguri. Anch'io sono giusto al punto che mi è difficile guardare in faccia la realtà (sono solo qualche anno più giovane...). Ho iniziato la mia carriera di bevitore con il vino che faceva mio nonno, ma anche per me il vino della svolta è stato un Chianti, un Ruffino Riserva Ducale se la memoria non mi inganna. A questo punto aspetto di sapere a che ora stappi il Vosne Romanée ;-)
Fabio Rizzari
7 marzo 2018 12:14 Grazie Amadio, vedrò di scrivere qualcosa sulla bevuta serale, ammesso che sia di un qualche minimo interesse
VOCATIVO
8 marzo 2018 14:03 Auguri (valgono anche per l'anno prossimo, così può cominciare a prendere in considerazione il suo desiderio di genetliaco ogni biennio). La metà della popolazione dell'emisfero boreale è nata a marzo. Non poteva scegliere un mese meno ingolfato, così da rifugiarsi anche Lei in una, se non eremitica, almeno "monacale purezza"?
Fabio Rizzari
8 marzo 2018 18:12 Giusto: lo terrò presente per la prossima volta