il BOTTIGLIERE Degustazioni

Tre vini nuovi (almeno per me)

di Fabio Rizzari 09 mar 2018 2

Dopo le tre figurine d'epoca del post precedente, tre etichette di nuovi rossi (altoatesini)

Dopo le tre figurine d’epoca del post scorso, tre vini nuovi: nuovi almeno per me, che li ho provati per la prima volta. Sono tre etichette altoatesine, tutte di vini rossi. Meritano ambetre l’attenzione dell’appassionato perché manifestamente ottenuti da un’ottima materia e da una vinificazione misurata.

Il primo è una Schiava, la Vernatsch Römigberg 2016 di Alois Lageder. Non bevevo un vino di questo produttore da almeno un decennio: all’epoca della guida espressica, dopo aver considerato irricevibili alcune critiche alla sua produzione, Lageder aveva statuito di non farci avere più campionature, e ce l’aveva comunicato in una calda giornata di luglio. Una decisione che aveva velato di una grande amarezza quella giornata di lavoro, tanto da rendermi difficile finire la seconda porzione di canederli a cena.
Errore mio, certo: un buon critico segue comunque la produzione di un produtt etc etc; un buon critico compra le bott etc etc; un buon critico etc etc etc.

Ebbene, questa Schiava mi è parsa buonissima: sciolta, ritmata, fine nella tessitura tannica, pura nel frutto, delicata nel tatto, rinfrescante nella limpida chiusura. Un vino davvero riuscito, molti complimenti.

Il secondo vino è - absit iniuria verbis - un Merlot, e mi scuso se ho offeso qualcuno scrivendo questo nome. Lo produce presso il lago di Caldaro Armin Morandell, vignaiolo con il pallino delle farfalle. Da cui l’eccentrico ma evocativo accostamento:

Vino e farfalle sono il risultato completo di sviluppo e metamorfosi della nostra natura. Partendo dall’uovo nasce il bruco che ad un certo punto della sua vita si impupa per fare nascere un creatura divina - la farfalla - come risultato finale della metamorfosi. Uno sviluppo analogo si può osservare anche nel vino, il quale può essere ritenuto risultato completo di una metamorfosi che inizia con il germogliamento della vite in primavera, continua con la fioritura e la formazione del grappolo, il quale, una volta finito in cantina segue la trasformazione nel prodotto finale che emette la sensazione di completezza ed armonia. La botte rappresenta la pupa dalla quale sfarfalla dopo un periodo di riposo e di maturazione il vino che con il suo volo elegante induce gioia e voglia di vivere a tutti coloro che hanno la fortuna di incontrarlo regalando momenti di soddisfazione.”

Il suo Merlot, che si chiama Antiope in omaggio appunto a una farfalla, offre nell’annata 2014 un assetto robusto ma privo di freni da sovraestrazione, caldo nel frutto però abbastanza agile nello sviluppo al palato, solo un poco statico nel finale. In valutazione esadecimale gli darei un buon 7 (vedasi una tabella di conversione in sistema decimale). 

Il terzo vino dovrebbe essere una novità per tutti e non solo per me, dato che a quanto mi risulta si tratta di una prima uscita sul mercato: è il Pinot Nero Riserva 2015 Marion della nota cantina di Termeno. Senz’altro valido nella tipologia, molto buono sotto ogni aspetto (frutto/tannini/souplesse/freschezza), solo ingoffato nei movimenti da un involucro alcolico (14°) un po’ ingombrante. Vale un buon 6,5: sempre in scala esadecimale, beninteso.

COMMENTI (2) AGGIUNGI UN COMMENTO



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Marco
9 marzo 2018 12:31 Però 7/16=4,3 ohibò....
Fabio Rizzari
9 marzo 2018 13:29 Non mi prenda troppo sul serio: i punteggi vanno bene in scala decimale.