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Lo zucchero e il sale

di Fabio Rizzari 05 ott 2018 0

Alcuni vini del Domaine de La Pinte rafforzano la convinzione che il vigneto del Jura sia la nuova frontiera per i salatofili italici.

Lo zucchero non serve a niente quando è il sale che manca.
(antico detto yiddish)

Ho il forte sospetto, pur non confortato da un’evidenza documentale, che Gino Paoli si sia ispirato a un bianco dello Giura (Jura in francese) per la sua iconica canzone Sapore di sale. Secondo la mia ricostruzione la Sandrelli, infatti, non si trovava al mare, ma si era semplicemente bagnata una guancia con del Savagnin.  

Il che rafforza una mia vecchia convinzione. La vera linea di confine che divide i bevitori di vino non passa tra i vinnaturalisti e i vinconvenzionalisti; o tra i bio/biodinamici e i non bio/biodinamici; o tra gli antienologi e i proenologi. Ma passa tra chi cerca morbidezza e dolcezza, da un lato, e chi cerca salinità e freschezza dall’altro.

Certo, è un’evidenza che esistano anche molti amanti del vino per così dire ecumenici, cui piace sia – poniamo – un bell’Amarone, grasso e zuccherino, che un limonoso rosso dei Campi Flegrei.
Ma temo siano una minoranza.

E dunque, salatofili d’Italia, unitevi nella ricerca dei sapidissimi bianchi e rossi del Giura. Per parte mia ho recentemente provato alcune etichette dello storico Domaine de La Pinte*, una delle tenute più estese della regione. L’assaggio mi ha dato:

Chardonnay 2016
Colore giallo di buona intensità, profumi poco varietali, nitidi, solcati da una tenue vena di noce. Gusto di buona salinità, il frutto tuttavia non latita, e l’insieme offre una piacevole - sebbene non complessa - bevibilità.

Savagnin 2013
Ben più incisivo, profondo, articolato, vibrante rispetto alla Chardonnay, ha spettro aromatico centrato sui classici richiami di noce, curry, nocciola tostata, anice, avvolti da un timbro boisé non invadente. Al palato ha spinta e grande progressione, i toni roverosi non sono né pacchiani né eccessivi, il finale è nettamente salato.

Arbois La Capitaine 2016
Colore rosso brillante, poco concentrato. Potentemente ridotto all’apertura e per i successivi trenta minuti, richiede un deciso scuotimento del bicchiere, con movimenti sussultorii/ondulatorii, per cercare di fiaccarne le note di uova sode. Dopo un certo lasso di tempo emerge un bel frutto di lampone, i tannini sono un po’ piccanti per il residuo di riduzione, il finale è sapido e fresco.

* importate da Vite, Genova

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