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Rossi francesi: alternative ai grandi nomi

di Fabio Rizzari 15 feb 2017 3

A parte il gusto della ricerca, la crisi stessa spinge a trovare soluzioni bevitorie di buona qualità a prezzi non esorbitanti.

Dominique Belluard

Dominique Belluard

Non c’è più una lira in giro da tempo, e ormai nemmeno un euro. La perdita di potere d’acquisto di intere fasce di popolazione è un movimento tellurico che sta ridisegnando la mappa dell’intero pianeta: da una parte qualche centinaio di miliardari, dall’altro miliardi di esseri umani dal portafoglio vuoto o semivuoto.

Come una gigantesca idrovora, la finanza digitale ha drenato e sta drenando risorse dai più ai pochissimi. Uso un po’ di categorie obsolete per definire sinteticamente il fenomeno: l’idrovora ha iniziato (in forma analogica, 0.0) un paio di secoli fa, a un basso numero di giri, con il cosiddetto sottoproletariato. Prosciugato quello, ha aumentato il regime del motore andando a pescare dal proletariato. Poi ha rivolto le sue attenzioni verso la piccola borghesia. In tempi più recenti, andando a pieno ritmo, ha aggredito e sta spolpando la media borghesia. Fra non molto, forse entro un decennio o due, busserà alla – piccola – porta dell’alta borghesia e di quei quattro scampoli rimasti dell’aristocrazia.

Tale aspirapolvere planetario si spegnerà quando il 99,997% della massa di beni mobili e immobili totali sarà nelle mani di quattordici persone in tutto. Già oggi non passa giorno senza che qualche quotidiano (a sua volta con le pezze al culo, come si dice a Roma) non tiri fuori delle statistiche in materia: il 2 % dell’umanità detiene il 60% della ricchezza globale; poi 1,5% e 70%; poi 0,9% e 80%; poi eccetera eccetera.

A questa deriva poco incoraggiante non sfugge il mondo del vino. Quando ho cominciato a bere e a comprare bianchi e rossi di pregio, verso la fine degli anni 80, la forbice tra bottiglie di livello medio e bottiglie apicali era ancora contenuta: facendo un piccolo sforzo ci si poteva permettere di tanto in tanto un Lafite-Rothschild, un Haut-Brion, un Clos Vougeot, uno Champagne Krug millesimato, e simili. Oggi il bastimento dei grandi vini è salpato verso lidi sconosciuti e abitati da pochi fortunati indigeni, e a noi tocca guardarlo dalla riva mentre si allontana all’orizzonte per sempre.

Tocca quindi ingegnarsi. Escludendo – per il momento – il furto e la rapina, l’unica tecnica attuabile è scovare in zone meno battute vini meno ricercati di produttori meno conosciuti. Vini che alla fine non costino più di 15 o 25 euro a singolo esemplare. Oggi resto in Francia e suggerisco alcune alternative – en vin rouge – alle aree produttive ormai colonizzate dalla speculazione.
Niente di sistematico, eh. Solo qualche spunto di ricerca.

• una appellation sconosciuta del Rodano quale Côtes de Brézème (la più a sud del Rodano del nord): non se la fila nessuno, mentre tutti gli appassionati conoscono grandi papaveri quali Hermitage, Côtes du Rhone, Cornas, e nel meridione Châteauneuf du Pape. Come diverse altre aree ritenute minori, sta approfittando delle assodate – checché ne pensi il nuovo cotonato presidente degli Stati Uniti – mutazioni climatiche e propone rossi avvolgenti, non timidi come struttura, intensamente profumati.

Alcuni nomi da cercare: Château La Rolière, Domaine Lombard 

• nuovi rossi del Roussillon. Calda area meridionale che forma con la Languedoc un ampio bacino vitato, sta conoscendo, grazie ad alcune nuove giovani leve, un significativo snellimento e alleggerimento della silhouette dei rossi, capaci di una sorprendente vena di freschezza.

Alcuni nomi da cercare: Domaine Rouaud (notevole la Cuvée Rive Gauche), Domaine Boudau (sorprendente il Côtes du Roussillon Patrimoine).

• rossi della Loira a base di cabernet franc quali Chinon, Bourgueil, Saumur-Champigny. Meno corsé (stutturato, potente) di un premier cru bordolese, un bel rosso della Loira è in media più speziato aromaticamente, più fumé, meno tannico, più scorrevole e bevibile.

Alcuni nomi da cercare: Domaine des Roches Neuves, Château de Villeneuve (succoso Saumur-Champigny Clos de la Bienboire), Domaine Philippe Alliet, Domaine Sauvète (profumato Solaris, rosso a base gamay).

• vini della Savoia. Sebbene istintivamente antipatica per via del legame storico con la nostra impresentabile ex-casa reale, la regione di confine con l’Italia offre gioiellini liquidi di colore rosso degni del massimo interesse: i bianchi locali, infatti, pur in costante miglioramento nei decenni, sono in media abbastanza anodini. I rossi, a base di uva mondeuse (imparentata con il syrah), sono un inno alla bevibilità, pur non tirandosi indietro – con le etichette più ambiziose – sul piano della ricchezza estrattiva e dell’allungo.

Alcuni nomi da cercare: Louis Magnin, decano dei grandi produttori della zona (anche se le bottiglie costicchiano); Domaine Trosset, Dominique Belluard (noto soprattutto per i bianchi, propone una Mondeuse in anfora un po’ caratteriale, verace, saporita).

COMMENTI (3) AGGIUNGI UN COMMENTO



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fabio gee vitali
15 febbraio 2017 10:28 mi son segnato tutto. grazie. vediamo se riesco a trovar qualcosa sul mercato romano. any speed up hints?
Fabio Rizzari
15 febbraio 2017 11:29 Compro (quasi) tutto online ormai. Molto di quello che ho segnalato lo peschi tramite winesearcher.
Stefano
15 febbraio 2017 23:30 A questo punto chiedo anche una sitografia di enoteche on line affidabili che presentino prodotti d'oltralpe di questo tipo. Io ne ho utilizzato spesso una grande di Bordeaux (se non si può fare il nome), seguendo le loro offerte; ottimo servizio e buoni prezzi con le promozioni, ma pochissimi i piccoli produttori e le denominazioni "minori" (aggiungere virgolette ad libitum). Se no non resta che fare le vacanze in Francia, con capiente bagagliaio, in stagione non troppo calda per evitare surriscaldamenti degli acquisti.